Stefano Rossignoli 29 novembre 2010

La realizzazione del calco di un fossile è spesso utile in quanto gli esemplari originali sono in numero esiguo o addirittura unici al mondo quindi, ai fini dell’esposizione, si realizzano copie dell’originale…

Calchi in attesa di colorazione

Questo è il classico caso del famosissimo Tyrannosaurux rex che si trova in molti musei in tutto il mondo, ma la realtà è ben diversa. Di esemplari grossi e belli ce ne sono solo due, uno conservato nello stato del Michigan e l’altro in South Dakota!!!

Tutti i Tyrannosaurus rex che vediamo (anche esposti nei musei che ospitano le ossa originali) sono calchi! Questi sono calchi in tre dimensioni. Io non mi sono mai occupato di realizzarli. La maggior parte dei fossili che ho ‘avuto per le mani’ erano su lastre di rocce sedimentarie (solitamente calcari…) e la necessità mi ha indirizzato a realizzare solo calchi di fossili in lastra e ora metto ‘sul piatto’ la mia piccola esperienza.

La tecnica che vi illustrerò è stata in parte recentemente vietata in Italia. Il motivo è che le leggi che tutelano i fossili sono le stesse che tutelano i beni archeologici, ma ci si vedrà costretti credo a cambiare legge …oppure a smettere di fare i calchi dei fossili.

Attualmente è permessa solo la scansione dell’originale al laser. Il calco poi lo realizzerebbe una macchina utensile (una fresa ad esempio) sul modello digitale in 3D ma, mentre ciò che può fare uno scalpello o una mano lo può fare di solito anche una macchina utensile, ciò che fa la natura (immaginate la pinna di un pesce o la sottilissima ornamentazione di una scaglia) non può essere imitato da una macchina salvo spendendo cifre astronomiche… E’ ancora permesso ovviamente utilizzare il materiale (ovvero le matrici) che risale a prima dell’approvazione di quella legge…

Da dove cominciamo?

Dal ripiano di lavoro. Il laboratorio in cui realizzo comunemente i calchi ha una cappa aspirante. E’ qui che si lavora, perchè i materiali da utilizzare non vanno respirati!!!

Sotto cappa! Foto di Stefano Marchina.

Normalmente sostituisco il piano della vecchia cappa con un nuovo pianale di  multistrato nobilitato da 2.5cm di spessore (cioè compensato ricoperto da un sottile strato di formica, una soluzione molto economica) che metto preventivamente in bolla con piccoli spessori distribuiti su tutta la superficie in modo da lavorare in piano ed evitare la flessione del ripiano successivamente…

Arriviamo al posizionamento del fossile.

In realtà questa è la fase più importante perchè non basta metterlo giù e via!!!

Primo, non è detto che sia in un’unica lastra ed in questo caso sarà molto lungo il lavoro di posizionamento…

Secondo, non è detto che sia in piano, quindi dovremo fare molta attenzione a queste due eventualità. Una. bolla (o livella) fa sempre comodo.

Anche nel caso in cui il fossile sia in un’unica lastra però avremo delle piccole problematiche da risolvere…

Realizzare un calco, in poche parole consiste nell’ottenere un’impronta (detta matrice) in silicone del fossile e della lastra che lo contiene e poi versarci dentro qualcosa che solidifichi come una resina plastica che ne prenda la forma.

Bisognerà quindi costruire intorno al fossile un contenitore in cui versare il silicone liquido in attesa che ‘solidifichi’ diventando gommoso e prenda la forma del fossile.

L’operazione in cui procedere con maggiore attenzione è quella di sigillare il fossile al ripiano inferiore se non vorrò trovarmi il fossile racchiuso in una lastra di silicone.

posizionamento del fossile 1

Già, perchè il silicone è inesorabile e si infila dovunque, quindi non solo ingloberà il fossile, ma se il lato inferiore del fossile ha delle irregolarità come fratture o pieghe, queste verranno occupate dal silicone …che non costa proprio due lire (o due centesimi di euro, visto che anche la moneta si evolve!)… Altro particolare non trascurabile è che il silicone aderirebbe perfettamente a tutto il ripiano e poi il blocco risultante fossile+silicone sarebbe difficilissimo da staccare.

Io utilizzo del pongo morbidissimo per sigillare il fossile che è meglio del pongo classico e più facile da staccare della plastilina. Il pongo classico è troppo duro, aderisce male alle superfici e non è facilmente maneggiabile.

posizionamento del fossile 2 Posizionamento del fossile 3

In queste immagini potete osservare il lavoro di sigillatura che diventa sempre più complicato quando la lastra è composta da più parti. In questo frangente ricordatevi di chiudere ogni apertura ai lati e sopra il fossile in modo che il fondo resti assolutamente sigillato e separato dall’esterno.

Successivamente posiziono una sponda che parte dal ripiano a distanza di circa 1 – 2 cm dal fossile. Mi sono trovato molto bene utilizzando piccole assi di legno da spingere sul pongo morbido preventivamente posizionato. Sono solito rifinire il tutto facendo scivolare un dito e schiacciando il materiale tra le due parti da sigillare. Un’arte è quella di non lasciare impronte digitali! …ma questo viene con l’esperienza. I miei primi calchi ne sono pieni!!!

sponda sponda2 (Stefano Marchina - Stage di Laboratorio di Paleontologia dei Vertebrati)

sponda3 sponda4

Si versa così il silicone dopo averlo mescolato con cura stando ai tempi indicati sulle istruzioni del prodotto acquistato. E’ importante utilizzarlo tutto questo tempo e mescolare lentamente anche negli angoli del recipiente che utilizzo. Dovrò fare estrema attenzione alle quantità di materia prima e di catalizzatore. Utilizzo solitamente bekers graduati, bilance di precisione per fare le quantità e lavoro sempre sotto cappa …semmai ma raramente all’aperto. Non verso mai se possibile il silicone sul fossile, ma a lato in modo che sia il silicone a raggiungere il fossile colando lateralmente.

Il silicone, mentre lo si mescola, produce un’immensa quantità di bolle che poi tendono a venire in superficie ma che possono restare aderenti al fossile compromettendo la qualità del calco. Per questo motivo si mescola piano ed, ultimamente, io lascio riposare il silicone qualche minuto (sempre nei termini dei tempi indicati) nel recipiente in modo che qualche bolla salga già in superficie eliminandosi prima di colare…

silicone

Qualcuno magari si chiederà il perchè della sponda a poca distanza dal fossile (che le prime volte è anche un po’ difficile posizionare). Il motivo è semplice: per esempio, su una lastra di mezzo metro quadrato ci sono più di due metri di sponda e se la costruisco molto distante dal fossile, ci entreranno diversi chili di materiale che si potevano risparmiare!

Una volta colato il silicone in modo che la matrice abbia uno spessore minimo di almeno mezzo centimetro (se servisse, si può colare del silicone sopra altro silicone asciutto e questi si uniscono in un tutt’uno…), non resta che aspettare la polimerizzazione in modo che il liquido diventi gomma. A 20°C di solito ci vogliono circa 20 ore. Mi è capitato di dover aspettare due giorni per l’asciugatura di una matrice realizzata in un museo particolarmente freddo!

Ora si può staccare la matrice con un po’ di cura, in modo da non rovinare il fossile.

A questo proposito, prima di procedere nella colata, bisogna verificare che il fossile non abbia sottosquadri, ovvero zone che il silicone può circondare e che fanno un po’ di effetto ‘maniglia’ e durante il distacco della matrice potrebbero restare inglobate nel silicone quindi rompersi…

Per essere più chiaro, immaginate di fare il calco a dei funghi. Se gli colaste sopra il silicone, strappereste via le cappelle e resterebbero i gambi (sempre che i gambi siano fissati a qualcosa)!

Allora può essere utile ‘stuccare’ alcune parti del fossile in modo da eliminare il sottosquadro. Io ‘stucco’ con il pongo morbido, così sarà facile da rimuovere una volta finito il lavoro. Già, perchè poi il fossile andrà restituito come se nulla gli fosse successo!!!

Matrice

Bene. Se tutto è andato come doveva, ora ho una matrice con fondo piatto che basterà appoggiare ad un ripiano e riempire con un materiale liquido che poi solidifichi. Utilizzo spesso una resina bicomponente con un additivo minerale, ma nulla vieta di utilizzare il gesso mischiato con l’acqua come si faceva 30 anni fa. Il gesso va bene, ma un calco in resina può anche cadere dal quinto piano di un palazzo e non è detto che si rompa, quello in gesso è giusto un po’ più fragile!!!

Anche per mischiare le due parti della resina, è importante leggere bene le istruzioni e soprattutto le quantità relative di resina da unire e i tempi di solidificazione che a volte sono proprio irrisori.

Resina Resina2 Resina3

Colo la resina, la lascio raffreddare completamente, poi stacco il tutto e non mi resta altro che fare il pittore!

Oggi copia dal vero!!!

Stefano

Sauric... per due

Larios