Parte prima (Introduzione – Come iniziare)

Porifera

Parliamo di spugne!

Da quel poco che so riguardo a questo taxa, quando si parla di Poriferi (organismi animali che troviamo dal Cambriano al recente – segnalate nel Precambriano), dobbiamo pensare subito a descrivere la forma esterna e se è presente una parete detta derma o cortex a seconda dello spessore (visibile ovviamente in sezione o se troviamo frammenti di parete), se e dove si apre l’osculo e la distribuzione delle porosità.

Le forme non sono sempre regolari, a volte sono anche incrostanti quindi non c’è una nomenclatura specifica

Successivamente sarebbe da riconoscerne la struttura (Ascon, Sycon o Leucon).

Quando si trovano solo frammenti di parete (o ectosoma), si può descriverne quindi lo spessore e la forma delle spicole che compongono tale parete/scheletro. Quando descriveremo l’interno, a sua volta parleremo dell’endosoma…

Ovviamente tra i fossili si conservano solo le spicole mineralizzate di calcite o silice o di calcite+silice e non quelle di spongina (una sostanza organica). A volte si conservano proprio solo le spicole disarticolate e gli ammassi vengono chiamate spicoliti (rocce formate da spicole).

E’ importante riconoscere e descrivere la forma delle spicole, il n° di punte, di assi di simmetria (1, 2, oppure 3 o 4)con la loro nomenclatura specifica (ad esempio “spicole monoassoni diactine”) e possibilmente precisare se sono spicole o desmi, ovvero spicole calcitiche ricoperte di silice e ulteriormente complicate nella forma.

Non dovrebbero vedersi strutture più piccole

Un’altra spugna ad esempio è Cliona viene annoverata tra le tracce di abitazione o “Cubichnia” in quanto vive all’interno di gusci calcarei che scava e abita lasciando delle gallerie dendritiche di cui si notano le aperture esterne sui gusci abitati.

Bivalve e Cliona dall'interno - Domichnia -

Bivalve e Cliona dall’interno – Domichnia –

Se Cliona ha abitato il guscio di un mollusco mentre questo era vivo, si può spesso notare l’accrescimento di un callo madreperlaceo secreto dal mollusco per proteggersi rinforzando il guscio indebolito.

Archeociata

Credo che raramente, descrivendo un bicchiere capiti di dover specificare quando è stato realizzato ma, dato che qui invece si parla di paleontologia e in questo campo il tempo è la cosa più importante, cominciamo col dire che gli Archeociati sono del periodo Cambriano (inf-medio).

La loro forma ricorda proprio quella di un bicchiere, o meglio di due bicchieri uno dentro l’altro. Sono forme gregarie e spesso formano biocostruzioni o comunque gruppi

La forma più tipica è quella a calice a doppia parete, una parete interna ed una esterna tra le quali viene delimitata una zona detta Intervallum ma ci sono anche forme diverse.

L’intervallum a sua volta può essere separato da setti radiali.

Le pareti e i setti sono in genere perforati, quindi una buona descrizione dovrebbe riportare:

Descrizione della forma e dimensioni di un singolo Archeociato, precisando se è una forma solitaria o gregaria ed in questo caso specificare le dimensioni dell’insieme.

Per dimensioni io specificherei: Altezza, larghezza, larghezza delle strutture di cementazione alla base, larghezza dell’Intervallum e quindi della cavità centrale, da considerare anche lo spessore delle pareti. Essendo di scuola meccanica, utilizzerei i millimetri come unità di misura!

Passerei poi al numero di setti se presenti.

Successivamente specificherei il tipo e dimensioni dei pori delle varie pareti e degli eventuali setti, o altro se si tratta di tabulae, dissepimenti, ecc

Il gioco è fatto. abbiamo descritto un Archeociato!

Attenzione però: dobbiamo descrivere quel che vediamo e non  come è fatto un Archeociato su un trattato di sistematica!

Difficilmente vedremo le tabulae se l’individuo si vede in sezione trasversale (cioè come una fetta di salame messa sul tavolo!) e altrettanto difficilmente potremo misurare l’altezza del calice. Uno dei metodi di descrizione può essere quello di specificare perchè non si vedono certe parti dell’organismo. Una scarsa qualità di conservazione o una frattura, o la presenza di matrice rocciosa che ricopre la parte che ci interessa…

Peggio di tutto sarebbe descriverne le parti molli che non si conservano. A parte che degli Archeociati se ne sa davvero poco, comunque non è una scelta saggia descrivere ciò che non si vede!

Bisogna invece imparare a vedere quel che c’è!

 

Stromatoporoidea

(Ancora incertezze nella loro collocazione sistematica) Data la scarsa complessità di questi organismi cambriano-cretacici e delle strutture da descrivere, non è ancora necessario conoscere molti nomi e caratteristiche anatomiche.

Qui ci limiteremo a specificare se le colonie (almeno sembrano colonie, ma essendo estinti, secondo me non è mica detto!) sono tabulari, incrostanti o ramificate.

A seconda dei casi, misurare le dimensioni della colonia, ad esempio larghezza, lunghezza e spessore (in caso di colonia tabulare) oppure lunghezza e diametro dei rami o diametro e lunghezza media degli stoloni.

Indicare se sulle colonie tabulari sono visibili superiormente mammelloni più o meno prominenti e astrorize.

 

parte 3 (I Celenterati/coralli)