Ecologia. Rapporti tra Alpinismo e ambiente…

Stefano Rossignoli 23 maggio 2012

miniatura poster
miniatura poster

L’ecologia è una scienza che si occupa di studiare i rapporti tra esseri viventi e ambiente circostante, in cui l’ambiente è rappresentato sia dalla componente abiotica (ovvero senza vita), sia dagli altri esseri viventi, l’insieme dei quali forma un ecosistema più o meno complesso.

 

Dopo questa breve e stringatissima definizione di “Ecologia” mi occupo ora di riassumere cinque mesi di riflessioni personali su quali siano le interazioni tra ALPINISTI e AMBIENTE.

Il motivo che mi ha spinto a raccogliere informazioni su questo argomento è la recente lezione (durata 12 minuti ma intensa!) che ho tenuto per gli allievi della Scuola di Alpinismo del CAI Corsico qualche sera fa, sommata ad un crescente entusiasmo nello studio personale delle interazioni tra esseri umani, delle induzioni/manipolazioni ad ampio spettro sull’uomo e delle interazioni uomo-ambiente.

Ho riassunto parte delle interazioni in un grande poster composto in 4 ore di disegno compulsivo e decisamente troppo incompleto e schematico… (la lezione si teneva in Palestra, all’incrocio tra Via Dante e Via Parini come nel disegno)

Il poster, scaricabile gratuitamente in HD (vedi in fondo all’articolo!), si può leggere in diverse direzioni ma ora partiamo da sinistra verso destra…

Grignetta
Grignetta

La montagna rappresentata schematicamente in figura è la Grignetta, la montagna dei Lecchesi e dei Milanesi ma che gode anche di fama internazionale per la sua storia alpinistica, per la sua importanza geologica e per la sua bellezza…

E’ facile notare nel disegno vari sentieri che portano ai rifugi e ai bivacchi, vie chiodate (a volte anche a spit o fittoni di acciaio inox incollati con resine ai buchi fatti in parete col trapano!), sentieri attrezzati con catene e scalette cementate alla roccia.

Qualche fiore è scontento per il passaggio degli alpinisti, degli elicotteri che riforniscono i rifugi e ogni tanto soccorrono qualcuno. Il pesce nella pozza d’acqua è in crisi perchè l’acqua che arriva dalla montagna è carica di sostanze “importate” dai frequentatori, c’è un po’ di spazzatura e le grotte presso i rifugi, utilizzate in passato come discarica, convogliano ancora acqua sporca nei torrenti…

Qualcuno gioisce di questo oltre agli alpinisti: ad esempio il classico stormo di Gracchi delle Grigne che decidono di volta in volta dove fare un buon pasto a base di avanzi e rifiuti, ecc, ecc

Bene! Vogliamo fermarci qui?

Ma questa non è mica ecologia!!!

I rapporti elencati qui sopra corrispondono grossomodo a quelli di un Alpinista che abita sulla Grigna, arrampica nudo, senza attrezzatura personale e mangia quello che trova!!!

Sarà, ma io che sono un montanaro e anche un corridore, un ciclista e uno scalatore di modesta fattura, di alpinisti così non ne ho mai visti!!!

Almeno vanno in giro vestiti e difficilmente si accontentano di capi di abbigliamento fatti di pelle di camoscio o di orso, sia perchè l’alpinista vuole un capo di abbigliamento alla moda, comodo, caldo o fresco a seconda del clima (il che presuppone una rete di trasporti di materie prime, industrie di lavorazione, colorazione, studio, ricerca, sperimentazione, una rete di vendita, ecc, ecc…che forse non ci si pensava, eh?) ma anche perché vestendosi di pelle di camoscio finirebbero tutti i camosci del mondo in un giorno solo e non basterebbero nemmeno…

Aprendo un po’ di più il poster, si nota il parcheggio dei Piani Resinelli che ospita ogni giorno con picchi estivi e nei week end decine di automobili.

parcheggio!
parcheggio!

Già! Molto spesso gli Alpinisti sono prima di tutto Automobilisti …che poi sfruttano il lavoro di altri automobilisti, anche solo per comprare il pane ai Piani Resinelli! Infatti deve almeno arrivar su la farina dai campi della Pianura Padana per essere trasformata in pane… Figuriamoci per comprare una bottiglietta di plastica piena di integratori di sali minerali….

Di solito si pensa allo smaltimento come un problema, ma il primo problema è la produzione, poi c’è la distribuzione, poi l’utilizzo e infine lo smaltimento. Il tutto dà lavoro ma interagisce enormemente con il nostro pianeta…

ESPERIENZA:

Ho chiesto agli allievi quale fosse l’impatto dell’utilizzo dell’auto sull’ambiente e ovviamente mi hanno risposto:”l’inquinamento!”.

E’ vero, anche l’inquinamento ma sono ormai del parere che questo sia un granello di sabbia rispetto al vero impatto dell’auto sull’ambiente! …mi spiego

Un’automobile va studiata e prodotta e poi venduta. Nella produzione vanno inseriti i vari iter di rifornimento di materie prime e lavorazione delle stesse come vari tipi di metalli (per cui servono cave e miniere), plastiche per cui serve petrolio (lo stesso che serve per le bottigliette, per i vestiti e per i materiali da arrampicata…) …per non parlare della produzione delle auto elettriche/ibride con le loro quintalate di batterie ricaricabili…

Una volta che una macchina esiste, bisogna darle la possibilità di andare in giro. Essendo molte, le auto devono anche poter andare in giro in modo ordinato, quindi su una rete autostradale di una certa importanza. Le strade vanno costruite, mantenute e amministrate(ovviamente non elenco le fasi e le risorse che rientrano nella lavorazione di strade, ponti, massicciate, gallerie, caselli…). Una volta realizzato un progetto, la sola bozza della strada fatta con motoseghe, ruspe, buldozer, fondamenta, separano irrimediabilmente e per quasi ogni forma di vita non umana l’ambiente che sta da un lato rispetto a quello che sta dall’altro… Spesso vengono separate le zone di riproduzione di una specie da quelle di vita, oppure viene spezzettato, frammentato e diviso l’home-range (il territorio) di una specie che ha bisogno di un areale molto ampio. Semplicemente possono mancare le interazioni tra individui della stessa specie oppure di specie diverse, oppure vengono sbarrate le zone con risorse alimentari e idriche… Il tutto con una strada, una ferrovia, figuriamoci con una rete di comunicazioni…

Subito in Valsassina e nelle vicinanze del Lago ci sono cave, vecchie miniere (vedi sopra). Da qui vengono o venivano estratte le risorse per le costruzioni in cemento (i rifugi ad esempio, le funivie che si usano spesso per gli avvicinamenti) ma anche per i materiali metallici che si utilizzano comunemente in arrampicata su roccia e ghiaccio come chiodi, dadi, friends, moschettoni, picozze, ramponi, viti da ghiaccio, ecc…

L’estrazione dei metalli ,le cui interazioni (nonché l’impatto) sono estremamente complesse, oggi viene svolta soprattutto all’estero in paesi che danno “meno problemi”…

rete autostradale e trasporti
rete autostradale e trasporti

Il materiale da arrampicata, normalmente viene studiato, prodotto e poi acquistato in molte città Italiane nelle quali vengono costruite anche palestre artificiali in cui gli alpinisti e i climbers, me compreso, si allenano. Il materiale viene distribuito e acquistato anche nel e dal resto del mondo e necessita di una rete adeguata di trasporti…

Per quanto riguarda le corde, gli imbraghi, i cordini, le fettucce, ecc, vale lo stesso per la distribuzione, ma la risorsa principale è il petrolio che già serve per fare e muovere i mezzi di trasporto.

Dal petrolio, attraverso trattamenti fisici e chimici consecutivi (dal trasporto delle petroliere al riscaldamento nelle raffinerie, fino al trattamento in industrie chimiche specializzate), si ricavano le poliammidi (il materiale di cui son fatti la maggior parte degli accessori non metallici da arrampicata).

Sotto la Pianura Padana il petrolio c’è (o c’era) ma non basta di certo. Ormai è dalle grandi piattaforme oceaniche che si succhia l’oro nero. Per questo bisogna istruire geologi, bisogna costruire piattaforme e scavare in modo Leggi tutto “Ecologia. Rapporti tra Alpinismo e ambiente…”

Come si scava una galleria? Curiosità per i non addetti ai lavori.

Luca Inzerillo 22 maggio 2012

Uno studio realizzato negli anni novanta da Whittaker e Frith fa risalire ai tempi più remoti della storia dell’uomo la pratica di costruire gallerie: una galleria mineraria dello Swaziland è stata datata addirittura al 40000 a.C.!

Oggi l’uomo realizza ogni sorta di gallerie ed opere sotterranee, attraversando ogni tipo di terreno, dai tunnel transalpini a quelli sottomarini. Tra tutte queste dobbiamo ricordare: la prima galleria ferroviaria (Liverpool – Manchester, 1826-1829), la prima galleria subacquea (Londra, 1842), il primo traforo alpino (Frejus, 1857-1870) e la prima galleria sottomarina (Seikan, 1964-1983).

salerno-reggio-calabria
cantiere di alcune gallerie autostradali della Salerno-Reggio Calabria
sezione-tunnel
Uno schema delle principali parti che costituiscono una galleria

Pur essendo opere rischiose e complicate, gli innumerevoli vantaggi derivanti dalla realizzazione di un tunnel hanno spinto e tuttora spingono l’uomo ad investire ingenti risorse, economiche e materiali, per la costruzione di queste grandi opere; per esempio nel caso dei collegamenti viari, specie se transalpini, la riduzione delle distanze, la maggiore velocità ed i minori tempi di percorrenza sono sicuramente tra i maggiori vantaggi derivanti da questo tipo di soluzione rispetto ad un tracciato di superficie; per migliorare il trasporto pubblico, eludendo il traffico privato, realizziamo moltissime metropolitane nelle nostre città. Soluzioni in galleria sono state scelte per la realizzazione di condotte idrauliche, sia a scopo energetico (centrali idroelettriche) che ambientale (l’Adda è stato trasferito in galleria per bypassare la gigantesca frana della Val Pola del 1987). Infine siti sotterranei sono da preferire per lo stoccaggio di alcune materie pericolose (ordigni e/o scorie nucleari).

Attualmente in Europa, attraverso la barriera delle Alpi, sono in progetto o in corso di realizzazione diversi tunnel ferroviari detti “di base” (per esempio: Brennero, San Gottardo, Val di Susa): queste gallerie, molto più lunghe di quelle esistenti attraverso le Alpi, sono mosse dal principio per cui diminuendo la quota del traforo, diminuiscono le pendenze, si rettifica il tracciato e quindi si realizza un collegamento più veloce e, a parità di mezzo di trasporto, meno dispendioso energicamente e quindi meno inquinante.

Una progettazione attenta servirà a prevenire gravi inconvenienti, sia per la sicurezza degli operai, sia per quella degli utenti, sia per quella ambientale: infatti l’ambiente sotterraneo non è conosciuto e caratterizzabile allo stesso modo di come si può fare per un lavoro in superficie. Almeno finché non è iniziato lo scavo ed è possibile osservare dall’interno il mondo sotterraneo. La possibilità di incontrare acque sotterranee bollenti (idrotermali) o ad alta pressione (falde acquifere) è sempre in agguato, così come quella di attraversare rocce deboli o così fratturate che possono crollare. Inoltre una galleria può essere responsabile di gravi disastri ambientali, semplicemente drenando enormi quantità d’acqua e prosciugando le fonti delle montagne o delle valli circostanti. Il drenaggio a sua volta può causare grandi cedimenti nel terreno (subsidenza) e danneggiare le case e gli edifici che vi sono costruiti al di sopra.

 

Ma come si scava una galleria??

Esistono due grandi metodi per lo scavo in sotterraneo: lo scavo tradizionale e lo scavo meccanizzato.

 

Il primo metodo è quello “classico” che utilizza l’esplosivo per avanzare nell’ammasso roccioso; è anche noto come Leggi tutto “Come si scava una galleria? Curiosità per i non addetti ai lavori.”

Guida alla descrizione e riconoscimento di invertebrati e tracce fossili (parte 5) – Le Strutture Geopetali

Stefano Rossignoli 14 febbraio 2012

Parte 1 – Introduzione. Come iniziare

Parte 2 –  Porifera, Archeociata, Stromatoporoidea

Parte 3 – Coelenterata (Coralli)

Parte 4 – Molluschi

Questo particolare tipo di strutture sedimentarie è molto utile nella ricostruzione della storia dello strato fossilifero, più precisamente per quanto riguarda il cambiamento della sua inclinazione.

E’ più comune notarle all’interno di gusci di Bivalvi o Brachiopodi (che vedremo prossimamente, comunque i Brachiopodi sono stati e sono animali con un guscio bivalve ma non sono molluschi!). Questo discorso è più complicato di quanto sembri come sempre: E’ raro trovare Bivalvi completi e quindi chiusi che contengano questo tipo di strutture, ma può capitare in un accumulo caotico di organismi… E’  più comune trovare Brachiopodi completi ma capiremo in seguito il perchè.

strutture-geopetali-1
Struttura geopetale

Legenda delle figure:

– In Rossiccio puntinato di grigio la Matrice – In azzurrino il Cemento

– A= Alto

– B= Basso

– x= asse x –  y= asse y – z=asse z

SF= scienzafacile!!!

In una situazione in cui non sia riconoscibile la stratificazione di una roccia sedimentaria, quando troviamo una sezione di un guscio bivalve (che sia Mollusco o Brachiopode!) come in figura 1 , ci possiamo rendere conto di cosa è successo in questo caso (le fotografie alle strutture geopetali vere le farò appena mi recherò in qualche posto interessante da questo punto di vista! – Le trovi ora, finalmente, in fondo all’articolo…):

Il guscio (articolato, ovvero completo di entrambe le valve) è stato (o era già) seppellito ed è stato riempito da matrice solo parzialmente.

Al momento del seppellimento, lo strato di sedimento che ha ricoperto l’organismo doveva essere orizzontale (è uno dei principi base della stratigrafia – leggi su ez Geology). In figura 2 gli assi x e y rappresentano il piano orizzontale degli strati originari.

strutture-geopetali-2
strutture-geopetali-2

Anche la matrice interna si depose in orizzontale. Successivamente, il cemento (precipitato chimicamente da soluzioni acquose circolanti) ha riempito la cavità rimanente e l’interfaccia, ovvero il limite tra matrice sedimentaria e cemento, evidenzia la superficie orizzontale iniziale.

strutture-geopetali-3
strutture-geopetali-3

Se queste strutture geopetali (e soprattutto il limite tra matrice e cemento come in figura 3 e 4 in cui x rappresenta l’inclinazione dell’orizzonte originale) le troviamo inclinate, possiamo pensare di conseguenza che le rocce abbiano cambiato inclinazione nel tempo e risalire quindi a quanto ammonta l’inclinazione attuale dello strato e addirittura capire se lo strato si è rovesciato (dopo ovviamente essere stato spostato/piegato!)

strutture-geopetali-4
strutture-geopetali-4

(In fig.4 un paio di conchiglie sono completamente piene di matrice.)

(In fig.5 gli strati sono rovesciati! Qui abbiamo anche 2 conchiglie completamente piene di matrice e una piena di cemento.)

strutture-geopetali-5
strutture-geopetali-5

Sembra così facile, invece, se avete un po’ di pazienza e intuito, le cose le possiamo complicare un po’ ma d’ora in poi si parlerà solo di geometria…

Fino ad ora abbiamo detto che l’interfaccia matrice cemento all’interno dei gusci rappresenta Leggi tutto “Guida alla descrizione e riconoscimento di invertebrati e tracce fossili (parte 5) – Le Strutture Geopetali”

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