Scienza Facile

Blog di curiosità e divulgazione scientifica. Le Scienze Naturali per tutti. – E' un'idea di Stefano Rossignoli – Benvenuti!

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Andrea Tessarollo – 9 maggio 2014

Disegni di Andrea Tessarollo.

No, non parliamo di tenerezze geologiche, ma dei luoghi della crosta terrestre dove si ha l’accumulo e la conservazione dei sedimenti. Ok, scusate la battuta cretina e torniamo a noi…

Ogni volta che guardiamo una successione sedimentaria (una qualsiasi serie di strati sovrapposti), guardiamo in realtà una piccola parte di quello che è (o meglio, che era) il riempimento di un bacino sedimentario. In linea di massima infatti quasi tutte le “rocce sedimentarie” si sono deposte in un bacino sedimentario come sedimenti (in senso generale), prima di essere sepolti sotto sedimenti successivi, essere portati progressivamente in profondità, essere litificati (cioè trasformati in roccia) e poi riportati in superficie, dove noi ora possiamo vederli senza troppo sforzo.

Ma quindi, cos’è di preciso un bacino sedimentario? Una buona definizione di bacino sedimentario è “un luogo della crosta terrestre dove l’accumulo (e la conservazione) di materiale è maggiore rispetto alle aree adiacenti”. Semplicisticamente, immaginatelo quindi come se fosse una depressione riempita da sedimenti.

bacino sedimentario

bacino sedimentario

Perché dei sedimenti dovrebbero accumularsi maggiormente in un posto rispetto ad un altro? Ovvero, che cosa determina lo sviluppo di un bacino sedimentario?

Per arrivarci, iniziamo dal caso più semplice, ovvero che esista già una depressione topografica: immaginiamo quindi un lago, circondato da rilievi montuosi. In questo semplice caso il “livello di base” locale determina il limite tra ciò che viene eroso e ciò che viene deposto e quindi potenzialmente conservato.

lago (bacini sedimentari)

lago (bacini sedimentari)

Bisogna però chiarire cos’è il “livello di base”: è la superficie che divide le zone in cui domina l’erosione da quelle in cui domina la deposizione. Il livello del mare è il livello di base globale: ciò che sta sopra viene eroso, trasportato e depositato in mare, dove viene variamente ridistribuito ma comunque conservato. In ambito continentale e precisamente nel nostro esempio, la superficie del lago rappresenta il livello di base locale, relativo a quell’area: quello che sta sopra viene eroso mentre quello che finisce nel lago si conserva. Questo finché il livello del lago rimane prosegui la lettura…

Andrea Tessarollo – 18 aprile 2011

Andrea Tessarollo

E’ con grande onore che scienzafacile.it accoglie tra i suoi guest-bloggers il Geologo Andrea Tessarollo che ci regala questo lavoro spettacolare, molto bello ed esauriente sugli strati e la stratificazione…

 

Cos’è uno strato? E cos’è la stratificazione?

Qualcuno di voi se lo è mai chiesto? Credo di no, eppure tutti noi sappiamo esattamente di che cosa stiamo parlando. Credo sia una di quelle cose che appaiono talmente banali, che se si cerca di spiegarla si rischia di fare una figuraccia, non riuscendo a trovarne il modo.

Ci state pensando in questo momento? Come potreste definire lo strato? Scommetto che la cosa non vi sia immediata, seppure sia immediato invece immaginare uno strato, una serie di strati e quindi la stratificazione.

Spiegare la cosa è infatti più complessa di quanto lo sia invece mostrare una foto ed indicare “ecco uno strato”, ma proviamoci lo stesso…

Nel corso degli anni sono state date diverse definizioni di “strato”, più o meno articolate, e per questo esiste anche un po’ di confusione sull’argomento.

 

Per spiegare la cosa, utilizzerò la definizione proposta da Campbell(b), che secondo alcuni(a) risulta la più avanzata.

Innanzi tutto, partendo da un suo schema, anticipiamo quali sono le unità sedimentarie (o livelli sedimentari), che potrebbero essere visibili in un corpo roccioso sedimentario, e la loro gerarchia:

Andando in ordine crescente (quindi dalla più piccola alla più grande), abbiamo per prima la “lamina”: essa è l’unità di sedimentazione di gerarchia inferiore, un sottile livello sedimentario caratterizzato da una granulometria relativamente uniforme1, deposto in un tempo relativamente breve, ma che soprattutto non può essere scomposto in unità minori (se osservato ad occhio nudo). Il suo spessore è in genere millimetrico.

Secondo tale schema poi, più lamine possono essere raggruppate, se esiste una certa loro organizzazione, in “gruppi di lamine”.

Al livello gerarchico superiore, si posiziona lo “strato”, che quindi racchiude in sé le precedenti unità, e che rappresenta l’unità operativa principale nella descrizione dei corpi rocciosi. Il suo spessore va in genere da centimetrico a decimetrico.

Infine, come avviene per le lamine, più strati possono essere raggruppati e quindi definiti come “gruppi di strati”.

Ora che abbiamo definito queste unità, torniamo alle nostre due domande e immaginiamo un corpo roccioso sedimentario: noi tutti intenderemmo come strati gli oggetti (tabulari nel caso più semplice) che sembrano comporlo; E difatti, secondo Campbell, lo strato è proprio l’elemento che rivela la principale suddivisione di un corpo roccioso. Tale suddivisione sarebbe poi la stratificazione.

 

Guardiamo ad esempio la foto qui sotto: niente di strano, anzi, in essa la stratificazione è fin troppo evidente, e così gli strati.

calcare di domaro
Calcare di Domaro

 

Guardiamo invece quest’altra foto sotto: beh, tutt’altra cosa; prosegui la lettura…