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Alessandra Morgillo – 17 gennaio 2012

Questi giorni in Nord-Italia fa freddissimo!!! La Brina, la Galaverna e la Neve Chimica la fanno da padrone…

In questo articolo Alessandra Morgillo ci aiuta a capire qualcosa di più! …e ci mostra i suoi meravigliosi scatti fotografici!

i ricami di ghiaccio della galaverna sui rami di un carpino bianco - Alessandra Morgillo

i ricami di ghiaccio della galaverna sui rami di un carpino bianco - Alessandra Morgillo

 

La neve chimica

In questi giorni in Pianura Padana si sta verificando un fenomeno dal nome curioso e al contempo un po’ inquietante: la neve chimica. Eppure il meteo assicura cielo sereno e assenza di precipitazioni… di che neve si tratta dunque?

Il bel tempo invernale in pianura è sovente caratterizzato dalla presenza di nebbia e inversione termica* che provocano anche un aumento della concentrazione di inquinanti in prossimità del suolo in un’area come questa già fortemente industrializzata.

Le polveri in sospensione costituenti le sostanze inquinanti agiscono come nuclei di aggregazione attorno cui l’umidità condensa e, se le temperature sono inferiori allo zero, solidifica. Si originano così veri e propri cristalli di neve, solitamente molto piccoli, che fluttuano nell’aria e sottoforma di nevicate molto deboli hanno creato in alcune zone accumuli di un paio di centimetri.

 

La galaverna

i ricami di ghiaccio della galaverna sui rami di un carpino bianco - Alessandra Morgillo

i ricami di ghiaccio della galaverna sui rami di un carpino bianco - Alessandra Morgillo

Sempre la nebbia è all’origine di un altro fenomeno che si manifesta con candide decorazioni di merletti di ghiaccio sugli alberi. Si verifica quando le minuscole goccioline d’acqua sopraffuse** in sospensione nell’atmosfera si tramutano direttamente in cristalli di ghiaccio. Questo avviene se la temperatura è sotto lo zero ed è presente uno strato di nebbia al suolo. Il cielo sereno e l’assenza di vento sono condizioni ottimali per la formazione di nebbia bassa. Le goccioline di acqua che costituiscono la nebbia possono restare allo stato liquido fino a temperature molto basse, anche molto al di sotto dello zero, ma non appena vengono a contatto con superfici fredde, come ad esempio i rami delle piante, si solidificano subito in piccoli aghi di ghiaccio che si accrescono in relazione all’umidità assumendo forme caratteristiche a seconda della temperatura.

 

Come si distingue dalla brina?

La galaverna si forma tipicamente sulle piante, mentre la brina si rinviene al suolo o sulla superficie di oggetti che sono rimasti all’esterno durante la notte. La brina, infatti, si forma a partire da gocce di rugiada che gelano per le basse temperature. Si trova solo a livello del suolo perché non è presente uno strato di nebbia esteso verticalmente in grado di creare dei cristalli di ghiaccio a quote superiori.
Quando fa molto freddo spesso i tetti delle case si ricoprono di brina poiché si comportano come dei conduttori di calore verso l’esterno, proprio come fa il suolo, cedendo il calore accumulato durante il giorno sotto l’ effetto della radiazione solare.

i ricami di ghiaccio della galaverna sui rami di un carpino bianco - Alessandra Morgillo

i ricami di ghiaccio della galaverna sui rami di un carpino bianco - Alessandra Morgillo

 

**sopraffusione = fenomeno per il quale piccolissime gocce d’acqua rimangono allo stato liquido a temperature inferiori a 0°C

*inversione termica = in condizioni normali la temperatura dell’aria diminuisce all’aumentare della quota. In inverno le lunghe notti fredde e la presenza di nebbia nelle aree pianeggianti non consentono al sole di scaldare il suolo durante le ore diurne. Così l’aria a contatto con il terreno si raffredda molto rapidamente e raggiunge temperature inferiori rispetto agli strati sovrastanti, invertendo quindi il normale gradiente termico.

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Alessandra Morgillo 29 luglio 2011

Lucertola muraiola (Podarcis muralis)_A.Morgillo

 

Lucertola muraiola (Podarcis muralis) Foto di A.Morgillo

Quando si suol dire “crogiolarsi al sole come una lucertola” si ha ben presente la tipica abitudine che ha questo comunissimo sauro di esporsi, immobile, ai raggi solari per carpirne tutto il calore indispensabile alle proprie attività vitali.

È noto, infatti, che i rettili sono animali a sangue freddo, ma in realtà, pur con diverse eccezioni, tutti gli animali lo sono, con la sola esclusione degli uccelli e dei mammiferi, che vengono detti di conseguenza a sangue caldo.

La temperatura del corpo, determinata da un equilibrio fra calore acquistato e calore ceduto, si mantiene relativamente elevata e quasi costante in questi ultimi grazie alla presenza delle penne e del pelo che rallentano la perdita di calore. Ma gli altri animali non sono ben isolati termicamente e dissipano rapidamente il calore metabolico nell’ambiente.

Le espressioni a sangue caldo o a sangue freddo sono ampiamente usate, ma inappropriate. Si distinguono semmai animali omeotermi (dal greco omos = uguale; thermos = calore), che sono cioè in grado di mantenere una temperatura corporea quasi costante indipendentemente da quella dell’ambiente fisico esterno, e animali eterotermi (dal greco eteros = altro-diverso; thermos = calore), la cui temperatura è invece altamente variabile e il cui metabolismo è pertanto rallentato a basse temperature.

Di qui la necessità di adottare comportamenti o strategie per acquistare calore dall’esterno (gli animali, come la lucertola, che si procurano il calore dall’ambiente vengono detti più precisamente ectotermi vedi articolo dedicato).

Ma anche gli omeotermi pagano un prezzo per mantenere la propria temperatura costante, viene investita infatti una grandissima parte dell’energia nella termoregolazione e in molte specie è divenuto necessario ricorrere ad altri espedienti per sopravvivere alle stagioni più fredde, quali ad esempio la migrazione o l’ibernazione.

Anche se l’uomo rientra a pieni diritti nella categoria degli omeotermi endotermi, spesso d’estate si trova ad imitare le lucertole, sdraiandosi al sole per ore ed esponendosi imprudentemente ai pericolosi raggi UV dannosi alla pelle. Va comunque ricordato che, con la giusta misura e con i filtri protettivi adeguati, l’esposizione al sole dà alcuni benefici all’organismo, per esempio stimola la produzione di vitamina D e fa bene all’umore, soddisfando quella diffusa esigenza di assorbire e incamerare, dopo un lungo e freddo inverno, tutta la vitalità e l’energia dell’estate.

Buone vacanze a tutti!

Alessandra Morgillo 5 gennaio 2010

A.Morgillo_eclissi_04.01.2011

Eclissi solare del 4 gennaio 2011 -Foto Alessandra Morgillo - Clicca per ingrandire

Con il termine “eclissi” (dal greco èkleipsis = sparizione) si indica la temporanea invisibilità di un astro, o di una parte di esso, per interposizione di un altro astro.

Ciò avviene grazie alla caratteristica che ha la luce di propagarsi in modo rettilineo, perciò, se un corpo viene a trovarsi tra una sorgente luminosa e un altro corpo, ha luogo il fenomeno che chiamiamo “ombra”.

È ciò che è accaduto il 4 gennaio, quando il primo novilunio* del 2011 ci ha regalato uno spettacolo emozionante oltre che abbastanza raro. La Luna si è trovata quasi allineata tra il Sole e la Terra e la sua ombra, della Luna appunto, ha nascosto alla nostra vista una parte del disco solare. Si è trattato, quindi, di un’eclissi di sole parziale. prosegui la lettura…

E’ con estremo piacere che scienzafacile dà inizio alla rubrica di fotografia naturalistica, ‘La foto del mese’.

Alessandra Morgillo 17 novembre 2010

Erithacus rubecola_A.Morgillo

Erithacus rubecola Foto A.Morgillo

L’inverno è alle porte e i nostri centri urbani si popolano di vivaci pettirossi che il freddo rende più intraprendenti. Agli individui che vi risiedono abitualmente tutto l’anno si aggiungono quelli delle vicine montagne e alcuni arrivano da molto lontano, dalle fredde terre del Nord Europa.

L’aria dolce e indifesa di questo uccellino cela un’indole solitaria e territoriale, non divide la propria area di alimentazione con individui della stessa specie, anzi la difende gelosamente mostrando, fiero, l’inconfondibile macchia arancione. Diventa quindi necessario affermare il territorio conquistato, così sia i maschi che le femmine, che d’aspetto si assomigliano molto, cantano. Il Pettirosso è uno dei pochi uccelli che canta tutto l’anno, tra i primi a farsi sentire all’alba e uno degli ultimi a smettere la sera. Anzi, non è improbabile sentire i suoi armoniosi vocalizzi anche di notte, specialmente nelle aree urbane soggette a disturbo antropico (inquinamento acustico, forte illuminazione). Il segnale deve giungere forte e chiaro ai propri simili e durante le ore notturne, quando il traffico è minore, il canto può risultare più efficace.

Ascolta il canto del pettirosso