E la Paleoecologia?

Ricomposizione di una lastra contenente un fossile - Scavo Grigna Settentrionale 2009
Ricomposizione di una lastra contenente un fossile – Scavo Grigna Settentrionale 2009

Stefano Rossignoli 21 gennaio 2014

…Da una domanda di Paola…

Ciao, intanto complimenti per il lavoro che hai fatto, sei molto chiaro e vedo che semplifichi al massimo per far capire i concetti base. a breve devo dare l’esame di paleontologia, e vorrei dei chiarimenti per quanto riguarda la palecologia, la professoressa ci ha dato delle sue dispense dalle quali studiare ma non le trovo tanto chiare, ho cercato in giro sul web ma niente di illuminante tutti a ripetere le stesse cose a mo’ di copione, potresti aiutarmi o se hai già trattato l’argomento scrivermi il link? vorrei fare questo esame bene poichè è molto interessante e vorrei che mi rimanesse qualcosa impresso anche dopo, ti ringrazioo!

 

Cara Paola, prima di tutto ti ringrazio per seguirci su scienzafacile.
Per il resto ho paura di non soddisfare troppo la tua richiesta.
Non sono certo un esperto di Paleoecologia ma ti dirò comunque quello che penso e che ho maturato in qualche anno di studi e frequentazione di paleontologi…senza la pretesa di insegnarti nulla…
La Paleoecologia è lo studio dell’ecologia del passato!!!
Lo so che lo sai, ma è solo per sottolineare ancora una volta che è lo stesso studio che si fa sull’attuale, rapportato al passato.
Per quanto appaia semplice, lo studio dei rapporti tra esseri viventi negli ecosistemi, composti da una parte viva (amb.biotico) e un ambiente fisico (abiotico) è estremamente difficile da quantificare già sull’attuale. Figuriamoci su uno studio paleoambientale.
Sull’attuale si possono evidenziare e studiare i rapporti tra numero e tipo di esseri viventi. Si possono rapportare e collegare ad una certa serie di fattori quali temperatura, piovosità, chimismo (di acque o terreno), granulometria, ecc, ecc.
La paleoecologia è questa ma con dati irrisori.
Allora si potrà fare uno studio paleoecologico quasi solo a livello locale/regionale o in una formazione della quale disponiamo di un sacco di dati riguardo al sedimento, all’ambiente deposizionale, al contenuto in micro e macrofossili vegetali e animali e all’ambiente circostante.
In questo caso potremo magari ipotizzare delle relazioni tra organismi (es. rapporto tra prede e predatori in un bacino marino) o una dipendenza da alcuni fattori (ad esempio la presenza di luce e correnti di marea in un ambiente tidale tropicale caldo in cui si formavano stromatoliti anche a causa della presenza dei cianobatteri).
Al variare degli strati sedimentari, si può collegale la variazione delle condizioni ambientali…
Mi vengono in mente studi sulle paleofaune a pesci di alcuni bacini triassici delle Prealpi. Questi, in base alla forma del corpo, dei crani, al tipo di denti, alla copertura di scaglie, ornamentazione, ecc, ecc, sono stati collegati ad un particolare ambiente di vita, profondità, presenza o meno di correnti, trofismo (tipo di nutrizione) e quindi ad una particolare nicchia ecologica.
Sono studi che si possono fare ma con estrema attenzione e maggior possibilità di errore man mano che si arretra nel tempo geologico.
Ti faccio un esempio:
Pensa di studiare una barriera corallina di 200 milioni di anni fa e un bacino sedimentario limitrofo, sempre datato 200 Ma…
Fai dei collegamenti tra organismi e presenza della barriera (e questo si può fare!) ma facilmente stai giocando all’interno di centinaia di migliaia di anni, quindi dovrai accontentarti di una visione di insieme molto generalizzata e con buona probabilità, almeno in parte, scorretta.
E’ comunque affascinante e costruttivo cercare di farlo!
Potrebbe anche essere utile. Questo non lo nego!!! …forse!!! Ah ah!!!

PS Non ho visitato il web a proposito. Magari sono come quelli che dici tu:”Tutti a ripetere le stesse cose a mo’ di copione”!!!!

Ciao Paola e a presto!
Stefano Rossignoli

E la Sicilia?

Stefano Rossignoli 6 gennaio 2014

Il tutto parte da una domanda inviatami da Marco:

Salve Professor Stefano Rossignoli,

piacere mi chiamo Marco, uno studente di Scienze Geologiche dell’Università degli studi di Palermo. Prima di tutto complimenti per il sito,molto bello e interessante, anche il suo canale youtube, mi è stato molto utile per capire al meglio la rotazione del blocco Sardo-Corso. La contatto sinceramente perchè volevo porle una domanda riguardo la formazione della Sicilia. Vedendo i video sulla formazione delle Alpi, la rotazione del Blocco Sardo-corso, Appennini ho capito veramente tante cose, riguardo la formazione delle catene, bacini di retroarco, rollback ecc.. ma non riesco a capire appunto la Sicilia, se era già li, oppure ruotata con il blocco e poi emersa???? E’ così gentile da fare se mai un video riguardante questa mia domanda oppure linkarmi qualche sito completo e ben fatto???

La ringrazio anticipatamente, le porgo distinti saluti!

Questa la mia prima risposta:

Wow!!! Grande domanda! Grazie Marco!

Facciamo così: andiamo per punti…

Primo: non sono un professore…e anche se lo fossi, dammi pure del tu tranquillamente come un qualsiasi utente web!

Secondo: aspettavo di avere un’idea per scienzafacile e un po’ di ispirazione per nuovi post e questa mi sembra buona.

Terzo: la rotazione del blocco Sardo-Corso e la formazione di Alpi e Appennini li ho studiati e pubblicati perchè era un argomento che mancava al mio back-ground e ho voluto colmare questo vuoto…

Quarto: forse finalmente in questi giorni avrò un pizzico (ma proprio un pizzico purtroppo) di tempo per tornare ad occuparmi del sito e mi dedicherò a questa tua domanda…

Quinto: Non conosco la risposta e mi studierò la cosa…non dovrebbe essere molto complicata, dai! Sono ottimista.

E poi pubblicherò qualcosa o ci sentiamo via mail…

Quindi, a presto!

PS Se non hai nulla in contrario pubblico la tua domanda sul sito.

Grazie ancora!

Stefano!

 

Ecco i video sul Blocco Sardo Corso (così sapete tutti di che si parla!!)

Bene! Ora arriviamo al punto e, data la gentilezza con cui Marco si è rivolto a me e a scienzafacile, è un paio di giorni o tre che, compatibilmente col poco tempo a disposizione, sto cercando di studiare la risposta…che non è semplice come pensavo! …come sempre!!!

Di primo acchito, ho subito messo in dubbio la rotazione della Sicilia insieme al Blocco Sardo Corso e, studiando quà e là, mi ci son subito ritrovato, anche perchè altrimenti si sarebbe chiamato “Sardo, Corso, Siciliano”!

Lo studio comunque mi ha portato per due strade:

la prima, quella delle successioni sedimentarie. Per abitudine, di solito, mi ci trovo meglio…

la seconda, quella dell’evoluzione tettonica, strutturale

Ho studiato su vari siti che citerò man mano e anche su un vecchio libro (il “famoso Casati 1”) e poi ho cercato di mettere insieme le cose.

Non ho la presunzione di parlarne come parlerebbe un Geologo con altri Geologi (soprattutto perchè non sono un Geologo).

Spero solo di riuscire a semplificare il tutto in modo che serva da base per eventuali approfondimenti o arricchimenti da parte di gente esperta (la sezione commenti è aperta a tutte/i).

Ho guardato le successioni sedimentarie (già semplificate e di facile comprensione) su un interessante post del Geologo Siciliano Nino Argentati.

http://www.nargentati.it/articoli/aspetti/geologia.htm

Da qui si può già intuire che stiamo parlando di Appennini. La Sicilia, almeno in parte è formata da Appennino, quindi si sono impilate le falde appenniniche anche in Sicilia a causa dello spostamento del “blocco Sardo-Corso” avvenuto durante il Miocene.

Le falde sono formate da rocce piuttosto antiche, paleo/ mesozoiche carbonatiche, di piattaforma, originatesi nella Tetide presso il margine continentale nord africano (quando questo si trovava ancora più o meno a livello dell’equatore)

Il sollevamento Miocenico è solo un parziale sollevamento della parte settentrionale della Sicilia.

Nel Miocene quindi si vengono a formare a sud della zona emersa, alcuni bacini sedimentari marini che si riempiranno con i prodotti dell’erosione  della parte appenninica settentrionale più elevata.

Sopra i bacini sedimentari riempiti durante il miocene, nel Messiniano si depositano le croste evaporitiche dovute alla chiusura del Mar Mediterraneo a ovest e al mancato collegamento con l’oceano Atlantico.

A causa di questo evento, essendo l’evaporazione nel Mediterraneo maggiore dell’immissione di acqua da parte dei fiumi immissari, i sali contenuti nelle acque marine precipitano e si depositano sui fondali. …e trovare queste in Sicilia ci fa intuire che almeno parte della regione, durante il Messiniano, era ancora parecchio sott’acqua.

La successiva espansione  del Mar Tirreno, accompagnata alla spinta della placca Africana, provoca l’ulteriore deformazione dell’Appennino Siciliano e il sollevamento della regione allo stato attuale delle cose.

Nelle sezioni geologiche (APPUNTI DI GEOLOGIA REGIONALE a cura del Prof. Raimondo Catalano ) si notano parecchie strutture a scaglie che fanno intuire la compressione che ha sollevato (e solleva ancora) la regione…

Della stessa fonte, già in fig 12.1 di questo documento si nota l’affinità tra l’Appennino centro-meridionale e l’Appennino siciliano. Si nota anche quanto l’arco Calabro, il monte Etna e, anche se non si vedono, le isole Eolie, siano un po’ diversi dal resto dell’Appennino e della Sicilia.

Last but not least, ovvero, ultimo ma non meno importante, una figura utlizzata dall’amico e guest-blogger Luca Inzerillo a proposito del rischio terremoti in Italia e della Faglia Gloria. Luca ha utilizzato una figura che rende bene l’idea della separazione tra i diversi domini nella zona Nord orientale della Sicilia…la riporto per comodità:

L’arco calabro, schematizzato da H.U. Schmincke nel libro Volcanism. La microplacca adriatica e la microplacca ionica vanno in subduzione sotto la penisola. Le risalite magmatiche originano le Isole Eolie, il Vesuvio e l’Etna.
L’arco calabro, schematizzato da H.U. Schmincke nel libro Volcanism. La microplacca adriatica e la microplacca ionica vanno in subduzione sotto la penisola. Le risalite magmatiche originano le Isole Eolie, il Vesuvio e l’Etna.

Sul fatto che poi diversi autori propongano che ci sia qualche frammento di Alpi in Sicilia, credo voglia dire che parte delle rocce più profonde che compongono questa regione possono avere avuto origine o sono collegate in qualche modo alla collisione tra placca Adriatica e Sud dell’Europa avvenuto nel Cretaceo a causa dell’apertura dell’Oceano Atlantico…e mi sento di dire:”Perchè no? Boh! E’ possibile”

Bene!

Sperando di non aver contribuito alla confusione ma di essere stato almeno in parte utile per poter iniziare ad addentrarsi nella Geologia Siciliana, vi lascio, saluto Marco e lo ringrazio ancora per la domanda che mi ha permesso di studiare e di trasferirmi almeno col pensiero in quella bellissima regione che è la SICILIA. Prima o poi verrò a visitare i suoi vulcani…Un saluto a tutte le amiche e agli amici della Sicilia!

I commenti sono ben accetti …come sempre!

A presto e Buon anno a tutte/i.

 

 

 

 

 

 

Stratigrafia del 2000, i livelli markers

Stefano Rossignoli 11 marzo 2012

Pulizia di un tratto di una Roggia
Pulizia di un tratto di una Roggia

Oggi, la seconda domenica di marzo stavamo gironzolando io e i miei amici climbers (ovvero scalatori) prima di affrontare una bellissima giornata di arrampicata tra amici e Orlando mi ha chiesto come mai il Naviglio Grande rimanesse asciutto per un maggior tempo rispetto al solito. Io, non conoscendo il motivo preciso, gli ho detto che capita qualora ci siano da fare interventi di manutenzione straordinaria…

Orlando a quel punto mi dice che, già che fanno manutenzione, dovrebbero entrare con le ruspe a dragare il fondo in modo da pulirlo da tutta la sporcizia e dalla spazzatura che è stata buttata dentro in questo paio di mesi di asciutta.

In effetti è impressionante la quantità immonda di immondizia che è stata gettata nel Naviglio dalle mani della gente in questo breve tempo. Fa venire la nausea anche solo pensarci. Mi nausea quella gente ovviamente!

Ora però cerco di abbandonare questo tono da predicatore e veniamo alla stratigrafia, ovvero una scienza che si occupa di studiare le formazioni rocciose della Terra, le loro origini, le loro caratteristiche e le relazioni (geometriche e temporali ad esempio) tra di esse…

Uno dei privilegi della stratigrafia è che il suo studio permette di fare correlazioni, ovvero di poter fornire le informazioni per confermare che strati rocciosi (ma anche non per forza rocciosi) ad una certa distanza tra loro (anche molto grande) hanno la stessa età di origine.

Per far questo si cercano ad esempio nelle formazioni rocciose alcuni segnali di eventi accaduti in tutto il pianeta Terra che segnano un marker, ovvero un riferimento (un livello marker appunto!)… oppure si cercano gli strati con gli stessi fossili, o meglio, le stesse associazioni di fossili. Si può anche andare a misurare la magnetizzazione delle rocce (o comunque dei sedimenti) per percepire la variazione del campo magnetico terrestre e confrontarlo con una scala di riferimento di cui ci occuperemo magari in futuro… Ad esempio anche un’eruzione vulcanica di enormi dimensioni lascia un livello marker di ceneri che va a depositarsi nelle zone con sedimentazione del pianeta, basti pensare all’eruzione del Mount Saint Elen del 1980 e a quanta cenere e gas sono stati eruttati e sparsi per tutta Leggi tutto “Stratigrafia del 2000, i livelli markers”