Scienza Facile

Blog di curiosità e divulgazione scientifica. Le Scienze Naturali per tutti. – E' un'idea di Stefano Rossignoli – Benvenuti!

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Davide Bertè 1 febbraio 2012

uomo di neanderthal e penne

uomo di neanderthal e penne

In occasione di un viaggio a Roma ne ho approfittato per visitare la mostra “Homo sapiens” a Palazzo delle Esposizioni (fino al 9 aprile). Ne approfitto subito per consigliare, a chi ne avesse la possibilità, di andare assolutamente a vederla. Viene ripercorsa l’evoluzione umana a partire da Australopithecus fino a giungere a Homo sapiens con belle ricostruzioni e molti reperti.

L’unica cosa che mi ha fatto alzare il sopracciglio è la sezione sull’uomo di Neandertal…

Arrivando nella sala dedicata, si può ammirare una ricostruzione a grandezza naturale di un neandertaliano. Gli addetti ai lavori sicuramente avranno notato subito che ha una penna tra i capelli. Questo piccolo dettaglio (che verrá estesamente spiegato solo in una delle ultime sale) trae origine da un articolo uscito l’anno scorso. Qui trovate il link per leggere l’articolo originale.

Fino a oggi si riteneva che l’uomo di Neandertal fosse privo di interessi artistici e di vita simbolica. Le uniche sepolture e gli oggetti artistici cha abbia mai prodotto sono successivi al contatto con Homo sapiens e si ritiene quindi che siano più dovuti a imitazione che a sviluppo autonomo e indipedente.

Nella grotta di Fumane (Verona) sono state ritrovate, nei livelli abitati dal Neandertal, delle ossa di prosegui la lettura…

Davide Bertè 18 Ottobre 2011

Negli Imenotteri (ad esempio api e formiche) si verifica una condizione peculiare: si ha una netta divisione in caste con operaie sterili e caste riproduttrici (in un alveare è solo l’ape regina che si riproduce). Si parla allora di eusocialità.

Da sinistra, Davide  e Stefano alla grigliata di scienzafacile (anche noi abbiamo comportamenti sociali!)

Da sinistra, Davide e Stefano alla grigliata di scienzafacile.it (anche noi abbiamo comportamenti sociali, seppur diversi da quelli degli imenotteri!)

Gli insetti eusociali, con la loro suddivisione in caste riproduttive, hanno a lungo rappresentato uno dei maggiori enigmi per la teoria dell’evoluzione, tanto che lo stesso Darwin (1859) lo definì come: “una difficoltà specifica, che a tutta prima mi parve insuperabile e addirittura fatale per l’intera teoria”. Darwin si riferiva alle formiche, e due erano i problemi presi in considerazione: la sterilità delle operaie e la loro differenza morfologica rispetto alla regina.

Sorprendentemente “la difficoltà maggiore sta nel fatto che le formiche operaie sono molto diverse quanto a struttura sia dai maschi che dalle femmine fertili (…) oltre che nell’istinto”, mentre la sterilità delle operaie è semplicemente considerata come “una difficoltà preliminare”, sbrigativamente risolta considerando che se “fosse vantaggioso per la comunità avere, ogni anno, un certo numero di individui atti al lavoro ma incapaci di procreare, non vedo perché debba essere tanto difficile per la selezione naturale riuscire nell’intento”. E’ chiaro da queste parole che, quello che fu poi considerato il vero problema dai neodarwinisti, non fu tale per Darwin (Cronin, 1991).

Ma se la trasmissione dei geni alla generazione successiva è una condizione essenziale per il mantenimento della specie, perché così tanti individui dovrebbero rinunciare a riprodursi per dedicarsi unicamente ad allevare le larve prodotte dalla madre? Questo tipo estremo di altruismo trova una solida spiegazione nella teoria della selezione per parentela o kin selection (Fisher, 1930; Haldane, 1932; Hamilton, 1963): aiutando i parenti stretti, con i quali si ha una buona probabilità di condividere gli stessi geni, si favorisce anche la diffusione dei propri geni.

Questo sembra essere particolarmente vero per le caste operaie negli Imenotteri (Hamilton, 1964). In questo ordine infatti la riproduzione è di tipo aplodiploide, ovvero i maschi, che nascono da uova non fecondate, hanno solo una copia del corredo genetico e si dice che sono aploidi (n), mentre le femmine, che nascono in seguito a fecondazione dell’uovo, hanno due copie e si dice che sono diploidi (2n).

corredo genico imenotteri

corredo genico imenotteri

Ne consegue che, mentre i gameti femminili contengono soltanto metà del patrimonio genetico della madre, quelli maschili sono identici tra loro, poiché il padre può fornire una unica copia del suo DNA. Ogni figlia riceverà quindi prosegui la lettura…

Davide Bertè 27 luglio 2011

Davide Bertè

Tutti noi siamo in grado di distinguere varie specie e di apprezzarne la diversità. Ma che cos’è in realtà una specie? La domanda potrebbe sembrare banale, eppure non lo è.

La definizione di cosa sia una specie è cambiata molto nel tempo: essa è lo specchio di come l’uomo concepisce la Natura e inoltre varia molto a seconda del tipo di approccio (un paleontologo ha a disposizione strumenti diversi da quelli di un biologo). Sono state proposte molte definizioni, ma far rientrare la straordinaria diversità di casi in un’unica definizione non è affatto semplice. Il problema è molto complesso e non pretendo di essere esaustivo…

Ripercorreremo la storia del concetto di specie dal 1735, anno di pubblicazione del Sistema Naturæ di Linneo, passando per l’Origine delle specie di Darwin, per giungere fino ai nostri giorni.

Linneo e il concetto tipologico

Systema Naturae

Se vogliamo parlare di specie bisogna partire per forza da Carls Nillssen Linnæus (1707-1778), botanico svedese che nel 1735 pubblicò il Sistema Naturæ. Linneo è l’inventore della nomenclatura binomia (vedi articolo dedicato), ovvero l’attuale sistema per classificare gli organismi. Ancora oggi utilizziamo il sistema di classificazione inventato da Linneo, ma come concepiva le specie?

Oggi riteniamo che la classificazione binomia rispecchi il grado di parentela tra le specie ma per Linneo rifletteva l’ordine dato da Dio al mondo: le specie sono tante quante create all’inizio dall’Ente Infinito ed esse si moltiplicano secondo le leggi della riproduzione a loro imposte ma rimanendo sempre simili a se stesse.

L’approccio di Linneo è tipologico: esiste un “tipo ideale”, presente come modello nella mente di Dio, dal quale la realtà si può discostare leggermente.

La nascita del pensiero evoluzionistico

Ai primi dell’800, con la nascita del pensiero evoluzionistico, le cose cominciano a cambiare. Uno degli esponenti più famosi di questa rivoluzione concettuale è sicuramente Jean-Baptiste de Lamarck (1744-1829), naturalista francese autore della Philosophie zoologique (1809). Nella sua opera prosegui la lettura…

…di Davide Bertè 5 marzo 2011

Se fate una passeggiata sulle Dolomiti o su molte montagne italiane e straniere è possibile che vi imbattiate in Ammoniti fossili.

78Cef_Amm_tuberc_ventre - collezione didattica unimi -

Ammonite – collezione didattica unimi –

Oggi queste conchiglie vengono interpretate come resti di organismi vissuti un tempo molto lontano, fossilizzati e giunti fino a noi. Ci sembra ovvio, eppure non è stato sempre così. Un tempo le Ammoniti erano chiamate pietre serpente, pietre di drago, ecc. Pur potendo fare le nostre stesse osservazioni, le conclusioni che hanno tratto i nostri antenati erano molto diverse.

Eccovi alcuni esempi.

I ciclopi. Nell’Odissea Omero racconta come Ulisse riuscì a scappare da Polifemo, un essere gigantesco con un occhio solo, che voleva mangiarsi l’eroe greco. Oggi si ritiene che all’origine del mito potrebbe esserci il ritrovamento fortuito, sulle coste della Sicilia, di un cranio di Elephas falconeri.

Elefanti nani - Immagine di Wikipedia -

Elefanti nani – Immagine di Wikipedia –

Le aperture nasali, che formano un unico foro, sarebbesro state interpretate come un’unica cavità oculare. Oggi sappiamo che si tratta di un elefante nano (~1 m di altezza) discendente dal più grande Elephas antiquus (~3,5 m di altezza) vissuto nel Pleistocene medio. E. falconeri, pur essendo passato dal mondo mitico al mondo storico, è ugualmente famoso come esempio di nanismo insulare. Quando una specie continentale arriva su un’isola prosegui la lettura…