La Riserva del Sasso Malascarpa

Stefano Rossignoli 21 giugno 2009

triassicpark

Il Sasso Malascarpa si trova nel gruppo dei Corni di Canzo appena sopra Malgrate (LC) e da Milano lo si raggiunge in un attimo percorrendo la strada statale Milano-Lecco…
Lungo la rete di sentieri si trovano pannelli esplicativi riguardo le bellezze della zona.

Ma perchè proprio il Sasso Malascarpa?

Beh. Ci troviamo a contatto con una storia geologica così antica e complessa che comincia nel periodo Triassico, più di duecento milioni di anni fa! Le rocce tra le quali si cammina sono di origine marina e non è raro trovarsi su una antica barriera corallina che ora si trova a centinaia di metri di altitudine a causa dei movimenti della crosta terrestre… oppure trovarsi in un angolo di Dolomiti a pochi chilometri dal Lago di Como.
Sapevate che, ad esempio il Resegone, montagna che ha fatto da cornice ai ‘Promessi Sposi’ è formato dalle stesse rocce che troviamo sul monte Civetta e sulle Cime di Lavaredo?
La cosa che vi consiglio poi è affidarvi agli esperti di ‘nuova geoteam’ Marta Boccaletti e Andrea Tintori che potranno accompagnarvi in questo viaggio nel passato attraverso antichi fondali marini popolati da altrettanto antichi esseri viventi di cui sono rimasti i resti fossili.

Per saperne di più: – www.triassicpark.eu –

Per visite guidate rivolgersi a Nuova Geoteam: martaboccaletti@alice.it

Il Museo di Grandola e la Grotta della Noga

Stefano Rossignoli 8 giugno 2009

Consultiamo le mappe in prossimità della Grotta della Noga

Il Museo di Storia Naturale di Grandola e Uniti, merita almeno una visita…
Ho avuto la fortuna di fare una visita guidata molto speciale col curatore della sala di Paleontologia Attilio Selva che, oltre ad un amico è anche un competente Naturalista e conoscitore delle ‘sue’ zone tra cui lo splendido Parco della Val Sanagra. Da tempo volevo andare a visitare questi luoghi e ho approfittato di un giorno intero di ferie per esplorare un po’ la zona circostante a piedi e poi finire la giornata in Museo.
Con gli amici Sam e Tessi, sono andato fin sopra Valsolda e da lì, una camminata di 800m di dislivello in ambienti selvaggi, su sentieri poco segnati ma ben battuti, ci ha portato alla grotta della Noga. Qui si apre una cavità carsica (cioè formata dalla dissoluzione dell’acqua piovana sulle rocce calcaree) di 60m di lunghezza in cui sono stati trovati resti fossili di Ursus speleus, l’Orso delle caverne.
Questa grotta è stata scoperta molto tempo fa ed è stato fatto qualche scavo per estrarre i reperti durante il 1800.
Come tutti gli scavi di molto tempo fa non è stato fatto con criteri scientifici moderni ed il materiale non è più utile per la ricerca.
Resta comunque un ambiente affascinante e facilmente esplorabile senza troppi rischi. La grotta è alta, larga, luminosa. Basta mettere un caschetto per evitare di tirare capocciate sulla volta rocciosa e portarsi una torcia per poter guardare anche gli ultimi metri che sono i più belli…

Scesi di nuovo a Valsolda, ci siamo diretti a Grandola dove Attilio Selva ci aspettava per illustrarci le meraviglie del museo.
In effetti è incredibile come un paese così piccolo possa ospitare così tanto. Ci si trova subito catapultati indietro nel tempo, inizialmente solo di qualche anno attraversando la prima parte etnografica, per poi essere travolti dal passato vero e proprio!
La Val Sanagra ospita degli affioramenti di rocce del periodo carbonifero, siamo nell’era paleozoica, circa 300 milioni di anni fa. In questo periodo le foreste esistevano, ma erano profondamente diverse dalle attuali. Erano formate per lo più da parenti delle attuali felci ed equiseti, ma che superavano i 18m di altezza. A Grandola sono presenti i resti fossili di queste piante giganti del Paleozoico. Tenete presente che gli affioramenti paleozoici in Italia sono piuttosto rari e concentrati in pochissimi luoghi e Grandola è uno di questi.
Un’altra cosa incredibile è la quantità e la bellezza dei pesci fossili che risalgono al Triassico. Questo è un periodo particolare, in cui i pesci si differenziano in molteplici forme, generi e specie, tanto da fornire ancora tantissimo materiale di studio ai paleontologi che se ne occupano. Per questo motivo è tutt’ora in corso una collaborazione con il paleontologo Andrea Tintori dell’Università degli Studi di Milano.
Si arriva poi alla sezione zoologica in cui spicca il Grifone, per poi arrivare ai diorami e vetrine ambientate in cui sono ricostruiti gli ambienti dell’alta, media e bassa valle.
Questi hanno dell’incredibile per la loro fedeltà agli ambienti originali e meritano quanto quelli del Museo di Storia Naturale di Milano…
La visita si è conclusa con una bella chiacchierata amichevole e un arrivederci a presto!

Per saperne di più: – www.museovalsanagra.it –

Si possono clonare i Dinosauri?

Preso spunto da Jurassic Park 1, la storia della zanzara che punge un dinosauro, si conserva nell’ambra e ne viene estratto il sangue contenente Dna di Dinosauro… E’ possibile o è fantascienza?

Stefano Rossignoli 30 maggio 2009

Stan al museo di Storia Naturale di Milano

Leggendo vari forum in internet, mi sono reso conto di quanti dubbi e fantasie esistano sull’argomento. Anche l’ultima volta che sono stato ospite alla Radio Svizzera mi è stata posta questa simpatica domanda…
Io non posso certo occuparmi della spiegazione di come avviene la clonazione, ma per poter clonare un essere vivente, il requisito minimo è che sia presente e perfettamente conservato il suo DNA, cioè il suo codice genetico.
Ormai sono quasi dieci anni che mi occupo della preparazione di fossili di Vertebrati, dai più recenti come gli orsi delle caverne (Ursus speleus) estinti circa 18.000 anni fa, ai pesci del Triassico medio (circa 230 milioni di anni fa).
Mentre sui resti degli orsi delle caverne si fanno anche studi sui frammenti di quel poco DNA conservato, per i fossili più antichi come ad esempio i Dinosauri, il DNA non viene neppure considerato, in quanto non si conserva.
Il DNA è materia organica e questa subisce normalmente un processo di DECOMPOSIZIONE che, come dice la parola stessa, frammenta e trasforma le parti molli degli organismi in frazioni più piccole e semplici.
La decomposizione avviene ovunque e anche in assenza di ossigeno, quindi per la materia organica non c’è scampo. Qualche volta troviamo alcune parti molli degli organismi litificate, cioè trasformate in roccia e questa trasformazione cancella completamente il DNA

L’unico modo di conservare il DNA è quello di congelarlo, ma ahimè, è impossibile trovare DNA di dinosauro congelato.

Il perchè è piuttosto semplice…
Prima di tutto, i Dinosauri si sono estinti circa 65 milioni di anni fa, alla fine dell’era mesozoica (o era secondaria), un periodo di tempo in cui il clima è stato globalmente più caldo dell’attuale.
Già, nessuna glaciazione pare aver estinto i dinosauri!!!
Ma ipotiziamo per assurdo che una glaciazione globale avesse estinto i dinosauri, e qualche individuo fosse rimasto intrappolato nel terreno gelato e quindi avesse avuto una storia simile a quella dei Mammuth congelati tovati in Siberia…
Il problema è che il clima sulla Terra è cambiato un sacco di volte e ad ogni glaciazione sono seguiti periodi caldi, anche molto più caldi dell’attuale che avrebbero certamente portato allo scongelamento degli organismi e quindi ad un nuovo inizio del processo di decomposizione, quindi difficilmente vedremo Tirannosaurus o Velociraptor rincorrere gazzelle e giraffe nella savana, mettiamoci il cuore in pace!

Posso ancora aprire una parentesi sulla conservazione degli insetti in AMBRA. L’ambra è un minerale che deriva dalla resina degli alberi.
Essendo la resina un liquido appiccicoso, funge da trappola per i piccoli organismi o parti degli stessi come insetti, foglie, piccoli vertebrati, ecc…
Anche io sono rimasto affascinato dal film ‘Jurassic Park’ in cui viene estratto il DNA dei dinosauri dalle zanzare che ne avevano succhiato il sangue e poi erano rimaste intrappolate nella resina divenuta ambra…
Anche qui purtroppo devo precisare che nell’ambra sembra che gli organismi vengano conservati perfettamente e in tre dimensioni, ma quello che rimane è solo un impronta che conserva anche i minimi dettagli della forma, ma della materia organica rimane solamente Carbonio e non c’è mai traccia di DNA.
Bellissima storia quindi e godiamocela per quello che è!