Guida alla descrizione e riconoscimento di invertebrati e tracce fossili (parte 7) Brachiopodi

Stefano Rossignoli 7 giugno 2012 (in aggiornamento…)

Parte 1 – Introduzione. Come iniziare

Parte 2 –  Porifera, Archeociata, Stromatoporoidea

Parte 3 – Coelenterata (Coralli)

Parte 4 – Molluschi

Parte 5 – Le strutture geopetali

Parte 6 – Molluschi 2 – Gasteropodi

E’ passato tanto tempo dalla stesura dell’ultimo capitolo (Molluschi2 – Gasteropodi) ma rieccomi qui a studiare e scrivere ancora di Invertebrati fossili, sperando che non si noti nessun cambio di stile rispetto ai capitoli precedenti…o chissà, che si noti in meglio!!!

Parliamo di Brachiopodi.

Brachiopodi del Giurassico Inferiore del Monte Generoso
Brachiopodi del Giurassico Inferiore del Monte Generoso

Sono comparsi nell’era Paleozoica dal Cambriano ed esistono tutt’ora. Ne sono piene le nostre montagne italiane e a volte li calpestiamo senza saperlo e senza accorgercene…

Hanno un guscio a due valve (un guscio bivalve) ma non sono Molluschi. Sono Lofoforati. (il lofoforo è una struttura composta da piccoli tentacoli che serve per convogliare acqua e particelle di cibo, e microorganismi, alla bocca) Il guscio è comunque una parte dura quindi i brachiopodi hanno buona possibilità di conservazione nel tempo… Un’altra parte dura che si può conservare è il Brachidio, la struttura che sorregge il Lofoforo. Per descrivere e studiare il Brachidio bisogna di solito procedere alla distruzione del reperto per sezioni seriate, anche se adesso (sempre che ne valga le pena) si possono usare metodi di indagine non distruttivi …ma ovviamente più costosi!

Normalmente le valve del guscio si trovano ancora articolate (al contrario che nei molluschi bivalvi o Lamellibranchi).

Questo è dovuto a due coppie di muscoli (2 adduttori e 2 diduttori) che regolano sia l’apertura che la chiusura delle valve…Quando l’organismo muore quindi il guscio non si apre per forza come nel caso dei Lamellibranchi in cui un legamento elastico apre le valve e i muscoli le tengono chiuse.

Un’altra differenza sostanziale rispetto aiLamellibranchi riguarda la posizione di vita e, di conseguenza, la diversa orientazione delle valve.

piano-di-simmetria-e-commissura-brachiopodi
Differenza tra piano di simmetria e piano di commissura

Nel disegno qui sopra si dovrebbe notare la differenza tra il piano di simmetria di un brachiopode rispetto al suo piano di commissura.

I due piani sono perpendicolari tra loro (nei Molluschi Lamellibranchi i due piani spesso coincidono tra loro).

Una buona orientazione (nel senso di maneggiarlo come se lo si conoscesse!!!) prevede che la valva peduncolare stia sotto alla valva brachiale. Di solito la valva peduncolare è di dimensioni maggiori di quella brachiale.

 

Altro gruppo di Lofoforati sono i Briozoi…

 

Parte 8 – Echinodermi

 

La guida sarà in aggiornamento fino a che la riterrò soddisfacente.

A presto con i prossimi taxa.

Stefano Rossignoli 09 novembre 2013

Guida alla descrizione e riconoscimento di invertebrati e tracce fossili (parte 2)

Parte prima (Introduzione – Come iniziare)

Porifera

Parliamo di spugne!

Da quel poco che so riguardo a questo taxa, quando si parla di Poriferi (organismi animali che troviamo dal Cambriano al recente – segnalate nel Precambriano), dobbiamo pensare subito a descrivere la forma esterna e se è presente una parete detta derma o cortex a seconda dello spessore (visibile ovviamente in sezione o se troviamo frammenti di parete), se e dove si apre l’osculo e la distribuzione delle porosità.

Le forme non sono sempre regolari, a volte sono anche incrostanti quindi non c’è una nomenclatura specifica

Successivamente sarebbe da riconoscerne la struttura (Ascon, Sycon o Leucon).

Quando si trovano solo frammenti di parete (o ectosoma), si può descriverne quindi lo spessore e la forma delle spicole che compongono tale parete/scheletro. Quando descriveremo l’interno, a sua volta parleremo dell’endosoma…

Ovviamente tra i fossili si conservano solo le spicole mineralizzate di calcite o silice o di calcite+silice e non quelle di spongina (una sostanza organica). A volte si conservano proprio solo le spicole disarticolate e gli ammassi vengono chiamate spicoliti (rocce formate da spicole).

E’ importante riconoscere e descrivere la forma delle spicole, il n° di punte, di assi di simmetria (1, 2, oppure 3 o 4)con la loro nomenclatura specifica (ad esempio “spicole monoassoni diactine”) e possibilmente precisare se sono spicole o desmi, ovvero spicole calcitiche ricoperte di silice e ulteriormente complicate nella forma.

Non dovrebbero vedersi strutture più piccole

Un’altra spugna ad esempio è Cliona viene annoverata tra le tracce di abitazione o “Cubichnia” in quanto vive all’interno di gusci calcarei che scava e abita lasciando delle gallerie dendritiche di cui si notano le aperture esterne sui gusci abitati.

Bivalve e Cliona dall'interno - Domichnia -
Bivalve e Cliona dall’interno – Domichnia –

Se Cliona ha abitato il guscio di un mollusco mentre questo era vivo, si può spesso notare l’accrescimento di un callo madreperlaceo secreto dal mollusco per proteggersi rinforzando il guscio indebolito.

Archeociata

Credo che raramente, descrivendo un bicchiere capiti di dover specificare quando è stato realizzato ma, dato che qui invece si parla di paleontologia e in questo campo il tempo è la cosa più importante, cominciamo col dire che gli Archeociati sono del periodo Cambriano (inf-medio).

La loro forma ricorda proprio quella di un bicchiere, o meglio di due bicchieri uno dentro l’altro. Sono forme gregarie e spesso formano biocostruzioni o comunque gruppi

La forma più tipica è quella a calice a doppia parete, una parete interna ed una esterna tra le quali viene delimitata una zona detta Intervallum ma ci sono anche forme diverse.

L’intervallum a sua volta può essere separato da setti radiali.

Le pareti e i setti sono in genere perforati, quindi una buona descrizione dovrebbe riportare:

Descrizione della forma e dimensioni di un singolo Archeociato, precisando se è una forma solitaria o gregaria ed in questo caso specificare le dimensioni dell’insieme.

Per dimensioni io specificherei: Altezza, larghezza, larghezza delle strutture di cementazione alla base, larghezza dell’Intervallum e quindi della cavità centrale, da considerare anche lo spessore delle pareti. Essendo di scuola meccanica, utilizzerei i millimetri come unità di misura!

Passerei poi al numero di setti se presenti.

Successivamente specificherei il tipo e dimensioni dei pori delle varie pareti e degli eventuali setti, o altro se si tratta di tabulae, dissepimenti, ecc

Il gioco è fatto. abbiamo descritto un Archeociato!

Attenzione però: dobbiamo descrivere quel che vediamo e non  come è fatto un Archeociato su un trattato di sistematica!

Difficilmente vedremo le tabulae se l’individuo si vede in sezione trasversale (cioè come una fetta di salame messa sul tavolo!) e altrettanto difficilmente potremo misurare l’altezza del calice. Uno dei metodi di descrizione può essere quello di specificare perchè non si vedono certe parti dell’organismo. Una scarsa qualità di conservazione o una frattura, o la presenza di matrice rocciosa che ricopre la parte che ci interessa…

Peggio di tutto sarebbe descriverne le parti molli che non si conservano. A parte che degli Archeociati se ne sa davvero poco, comunque non è una scelta saggia descrivere ciò che non si vede!

Bisogna invece imparare a vedere quel che c’è!

 

Stromatoporoidea

(Ancora incertezze nella loro collocazione sistematica) Data la scarsa complessità di questi organismi cambriano-cretacici e delle strutture da descrivere, non è ancora necessario conoscere molti nomi e caratteristiche anatomiche.

Qui ci limiteremo a specificare se le colonie (almeno sembrano colonie, ma essendo estinti, secondo me non è mica detto!) sono tabulari, incrostanti o ramificate.

A seconda dei casi, misurare le dimensioni della colonia, ad esempio larghezza, lunghezza e spessore (in caso di colonia tabulare) oppure lunghezza e diametro dei rami o diametro e lunghezza media degli stoloni.

Indicare se sulle colonie tabulari sono visibili superiormente mammelloni più o meno prominenti e astrorize.

 

parte 3 (I Celenterati/coralli)

Guida alla descrizione e riconoscimento di invertebrati e tracce fossili (Parte 1)

Stefano Rossignoli dal 10 Novembre 2011…

Introduzione

L’occasione di scrivere questa guida arriva dal fatto che ho potuto aiutare online una mia cara amica a studiare e soprattutto descrivere gli invertebrati fossili per una prova universitaria di descrizione e riconoscimento. Approfitto subito per ringraziare Claudia per avermi costretto a ripassare caratteristiche che non ricordavo e che ora potrò mettere nero su bianco, mi auguro, con una certa logica!

Premetto immediatamente che tale guida non si occupa di sistematica a livello di determinazione di genere e specie (salvo FORSE rari casi), quanto di aiutare lo studente di un corso universitario di paleontologia nel riconoscimento e soprattutto nella descrizione dei principali taxa di invertebrati fossili a livello di Phylum o poco inferiore. Mi occuperò poi solo di macro-invertebrati, diciamo da qualche millimetro in su!

Mi auguro che questa guida possa essere un compendio anche per studenti delle scuole superiori per imparare a spiegarsi con maggior cognizione di causa e imparare a descrivere un qualsiasi oggetto o organismo.

Spero anche possa aiutare gli appassionati alle prime armi nel reperimento di alcune caratteristiche sconosciute degli invertebrati del passato. So che gli appassionati hanno spesso conoscenze specifiche nettamente maggiori delle mie.

Mi riferirò ad un testo, standard credo almeno in Italia per la sistematica degli invertebrati fossili

di Andrea Allasinaz:”PALEONTOLOGIA GENERALE E SISTEMATICA DEGLI INVERTEBRATI”

Non mi occuperò di precisare se parlo di classe, superclasse, sottoclasse o altro. Per questo, se richiesto basta studiare e farsi un albero filogenetico mentale! Non mi preoccuperò nemmeno troppo di spiegare i termini tecnici quindi sotto coi libri, figure, legende e studiare!!!

La guida potrà essere, anzi indubbiamente sarà incompleta, ma l’obiettivo è di dare l’input per intraprendere lo studio e l’esercizio descrittivo nella giusta direzione.

 

Parte 1 – Come iniziare

Le Università, i Musei e a volte pure i sentieri Italiani sono pieni di fossili. In questi luoghi potrete andare a reperirli in modo da poterli guardare e studiare. Ci occuperemo quindi di descriverli e riconoscerli ovviamente. Parlo di distinguere un Mollusco Bivalve (o dei Lamellibranchi!) da un Brachiopode o un Mollusco Cefalopode (come un Ammonoide o un Nautiloide) da un Gasteropode e distinguere poi anche un Ammonoide da un Nautiloide!

Ammonoidea (Rosso ammonitico Lombardo)
Ammonoidea (Rosso ammonitico Lombardo)

Prima di cominciare a descrivere un fossile però dovrebbe essere scontato saper descrivere qualcosa di comune.

Durante un paio di lezioni di ripetizione mi chiesero di aiutare una ragazza di prima superiore a studiare scienze. Stava studiando i vari tipi di proiezioni cartografiche (cosa che personalmente ritengo assurda). Secondo me è meglio imparare bene come funziona un tipo o due, vederne le differenze e poi sarà un problema futuro approfondire. Comunque non mi sembrava che questa ragazza avesse problemi seri nella comprensione del testo, ma non riusciva a rispondere alle mie domande.

Io sono un po’ una carogna, lo ammetto, sono anche un provocatore, ma mi venne un’idea: eravamo seduti ad un tavolo, uno a fianco all’altra. Io a destra e lei a sinistra. Presi un Leggi tutto “Guida alla descrizione e riconoscimento di invertebrati e tracce fossili (Parte 1)”