La formazione degli oceani

Un oceano inizia a formarsi quando un continente (o meglio una parte di crosta continentale) si spezza lungo una frattura lunga anche migliaia di chilometri e i due margini della frattura iniziano ad allontanarsi.

Ma cosa può muovere o addirittura spezzare interi continenti?

Un ragazzino di terza elementare forse direbbe:”Il magma!”.

E avrebbe ragione.
Per il fatto che il magma (la roccia fusa che sta sotto la crosta terrestre) è caldo e quindi meno denso delle rocce solide, questo tende a muoversi in senso circolare, scende nel mantello quando si raffredda, risale quando si riscalda. Il magma del mantello, a causa di questi movimenti, detti moti convettivi (tipici dei fluidi riscaldati), funge da “nastro trasportatore” di placche!

Stefano Rossignoli 30 marzo 2010 (revisionato il 28 luglio 2017)

La revisione del luglio 2017 è dovuta a un mio errore piuttosto grave nella spiegazione della causa dell’espansione degli oceani. Mi è stato fatto notare in modo molto antipatico e irrispettoso ma, avendo ragione chi me l’ha fatto notare, almeno dal punto scientifico, ho voluto correggere l’articolo sfruttando appieno il buono di una persona estremamente preparata, seppur frustrata e incattivita…

Il discorso è quanto mai ampio, ma cercherò di affrontarlo nel modo più semplice possibile in modo da consentire la lettura a chiunque o quasi.

Gli oceani si formano è vero e per lo stesso motivo per cui si formano, possono anche chiudersi.
Si formano, si chiudono, (si muovono di conseguenza anche i continenti formati da ‘crosta continentale’ a stretto contatto con la crosta oceanica) e cambiano continuamente posizione.
Come Federica Colombo ci spiega, tanto tempo fa c’era la Pangea, un grande supercontinente in cui le terre emerse che conosciamo oggi erano più o meno tutte attaccate tra loro, ma prima si sono formati altri supercontinenti a causa dei lenti e inesorabili movimenti delle placche continentali.
Un oceano inizia a formarsi quando un continente (o meglio una parte di crosta continentale) si spezza lungo una frattura lunga anche migliaia di chilometri e i due margini della frattura iniziano ad allontanarsi.

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Cos’è uno strato? E cos’è la stratificazione?

Andrea Tessarollo – 18 aprile 2011

Andrea Tessarollo

E’ con grande onore che scienzafacile.it accoglie tra i suoi guest-bloggers il Geologo Andrea Tessarollo che ci regala questo lavoro spettacolare, molto bello ed esauriente sugli strati e la stratificazione…

 

Cos’è uno strato? E cos’è la stratificazione?

Qualcuno di voi se lo è mai chiesto? Credo di no, eppure tutti noi sappiamo esattamente di che cosa stiamo parlando. Credo sia una di quelle cose che appaiono talmente banali, che se si cerca di spiegarla si rischia di fare una figuraccia, non riuscendo a trovarne il modo.

Ci state pensando in questo momento? Come potreste definire lo strato? Scommetto che la cosa non vi sia immediata, seppure sia immediato invece immaginare uno strato, una serie di strati e quindi la stratificazione.

Spiegare la cosa è infatti più complessa di quanto lo sia invece mostrare una foto ed indicare “ecco uno strato”, ma proviamoci lo stesso…

Nel corso degli anni sono state date diverse definizioni di “strato”, più o meno articolate, e per questo esiste anche un po’ di confusione sull’argomento.

 

Per spiegare la cosa, utilizzerò la definizione proposta da Campbell(b), che secondo alcuni(a) risulta la più avanzata.

Innanzi tutto, partendo da un suo schema, anticipiamo quali sono le unità sedimentarie (o livelli sedimentari), che potrebbero essere visibili in un corpo roccioso sedimentario, e la loro gerarchia:

Andando in ordine crescente (quindi dalla più piccola alla più grande), abbiamo per prima la “lamina”: essa è l’unità di sedimentazione di gerarchia inferiore, un sottile livello sedimentario caratterizzato da una granulometria relativamente uniforme1, deposto in un tempo relativamente breve, ma che soprattutto non può essere scomposto in unità minori (se osservato ad occhio nudo). Il suo spessore è in genere millimetrico.

Secondo tale schema poi, più lamine possono essere raggruppate, se esiste una certa loro organizzazione, in “gruppi di lamine”.

Al livello gerarchico superiore, si posiziona lo “strato”, che quindi racchiude in sé le precedenti unità, e che rappresenta l’unità operativa principale nella descrizione dei corpi rocciosi. Il suo spessore va in genere da centimetrico a decimetrico.

Infine, come avviene per le lamine, più strati possono essere raggruppati e quindi definiti come “gruppi di strati”.

Ora che abbiamo definito queste unità, torniamo alle nostre due domande e immaginiamo un corpo roccioso sedimentario: noi tutti intenderemmo come strati gli oggetti (tabulari nel caso più semplice) che sembrano comporlo; E difatti, secondo Campbell, lo strato è proprio l’elemento che rivela la principale suddivisione di un corpo roccioso. Tale suddivisione sarebbe poi la stratificazione.

 

Guardiamo ad esempio la foto qui sotto: niente di strano, anzi, in essa la stratificazione è fin troppo evidente, e così gli strati.

calcare di domaro
Calcare di Domaro

 

Guardiamo invece quest’altra foto sotto: beh, tutt’altra cosa; Leggi tutto “Cos’è uno strato? E cos’è la stratificazione?”

I fossili guida

Stefano Rossignoli 16 marzo 2011

Cosa è un fossile guida?

E’ un fossile che serve per datare le rocce o per dimostrare che due formazioni rocciose molto lontane tra loro sono dello stesso periodo (il che significa fare una correlazione stratigrafica). Si parla di datazione relativa ovvero di determinare cosa è di un certo periodo piuttosto che di un periodo precedente o successivo…

Sì, ma non è così facile come dirlo!

78Cef_Amm_tuberc_ventre - collezione didattica unimi -
Ammonite - collezione didattica unimi -

Per essere un fossile guida servono delle caratteristiche indispensabili.

– La prima è che il fossile in questione sia esistito per un periodo limitato, quindi che la velocità evolutiva del taxon considerato sia elevata. In parole molto povere vuole dire che il fossile dura relativamente poco (in termini di tempo ovviamente) ovvero per un numero limitato di strati… in paleontologia uno strato è sì qualcosa di fisico ma corrisponde ad un periodo di tempo. Lo stesso tempo in cui si è depositato lo strato…

– La seconda è che sia facile da trovare!

– Un’altra caratteristica indispensabile per essere considerati fossili guida è che la ‘distribuzione orizzontale‘ del fossile sia molto ampia. Questo vuole dire che nelle varie formazioni rocciose, le medesime oppure formazioni diverse, devo poter trovare lo stesso fossile guida anche a migliaia di km di distanza. E in questo caso, formazioni diverse anche molto distanti tra loro saranno coeve (cioè dello stesso periodo) perchè contengono lo stesso fossile

In sintesi lo devo trovare in pochi strati in verticale ed in molti strati in orizzontale (anche di diversa litologia).

Per essere evolutivamente molto veloci, non si sa ancora del tutto come sia possibile, ma lo è. Perlomeno lo è stato!!!

Per essere invece presenti su larga scala e nel raggio di migliaia di km, questo è solitamente possibile in ambito marino per moltissimi micro-fossili che erano parte del plancton (animale e vegetale) o spesso a causa del trasporto post-mortem (come per le Ammoniti ad esempio, che sembra proprio potessero essere trasportate per mesi dopo la morte a causa dei gas contenuti nelle camere del loro guscio, così come avviene ai Nautiloidi attuali dell’Oceano Indiano) oppure anche durante la vita, ad esempio per organismi che vivevano attaccati a corpi galleggianti come dei tronchi, o a corpi galleggianti autoprodotti… A questo proposito mi vengono in mente i graptoliti dell’Ordoviciano-Siluriano che mi risultarono così simpatici ai tempi del mio esame di Paleo Generale…

Si, ma ecco una domanda:

E’ certo che a migliaia di km di distanza, due formazioni in cui trovo lo stesso fossile guida siano per forza coeve o è possibile che l’organismo in questione sia comparso prima in un luogo e poi comparso successivamente in un’area molto distante, mentre magari nel primo luogo era già scomparso?

In realtà, mi si è aperta questa porticina del cervello dopo che ho assistito durante le ‘giornate Assereto’ presso il Dipartimento di Scienze della Terra di Milano ad una presentazione/lezione di un professore che ammiro molto dal punto di vista professionale ma che non cito perchè magari non ho capito nulla e gli faccio fare brutta figura!!! Di certo mi spiace non citarlo…

La risposta alla precedente domanda è che c’è la possibilità. Ma credo anche che questa possibilità porti semplicemente a considerare il fossile  come ‘guida’ di un periodo più ampio oppure per un certo periodo in un areale e per un altro periodo in un altro areale con delle vie di mezzo relativamente precise.

Il punto è che non basta trovare un fossile che duri pochi strati per dire che è un fossile guida… Il tutto deve essere valutato in modo molto oculato e senza trascurare nessuna variabile e nulla dei dubbi e delle perplessità che sorgono in fase di ricerca come ad esempio il fatto che la distribuzione del fossile si incroci inaspettatamente con la distribuzione di un altro fossile guida indicatore di un diverso periodo dal precedente… Quindi? Porticine del cervello aperte e capacità di cambiare idea quando la ricerca ci porta su nuove strade.