Interpretare le carte topografiche con naturalezza.
Bacino idrografico…

Stefano Rossignoli estate-autunno 2010

- Parte I
- Proiezioni, misure e scala
- Le Isoipse o curve di Livello

- Parte II
- Il Profilo Topografico
- Le coordinate chilometriche e geografiche

– Parte IV - Domande e chiarimenti

Calcolare l’area di un Bacino Idrografico con la carta millimetrata

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Il Bacino Idrografico

Il Bacino Idrografico a cui ci riferiamo noi è un’area che raccoglie e convoglia le acque di superficie in un punto ideale.
Quest’area è delimitata da una linea detta Linea Spartiacque (o più semplicemente Spartiacque)
Solitamente, il punto da cui ‘parte’ il bacino viene collocato su un fiume, o comunque in una valle per il sempice motivo che le valli (e i fiumi che scorrono sempre in una valle) raccolgono acqua che arriva da qualche parte.
Una cima, uno sperone roccioso o un dosso erboso, al contrario non hanno bacino idrografico perchè non raccolgono acqua. Semmai questi faranno parte di uno o più bacini idrografici in quanto l’acqua scivolerà su di essi in svariate direzioni andando a convogliare altrove.

Stiamo parlando ovviamente in generale e consideriamo l’area rappresentata dalla mappa come se fosse una superficie impermeabile, senza grotte e rete idrica sotterranea.
Il bacino idrografico che impareremo a tracciare in questa circostanza quindi non considera le grotte ed in generale cosa c’è sottoterra.

Ad esempio, sulla nostra mappa, cerchiamo di tracciare una linea che delimiti il Bacino Idrografico del lago ‘Ivana’, quindi indicheremo il punto ideale in cui convogliano le acque di superficie come l’inizio dell’emissario, quando il torrente Bea esce dal lago…

Sempre parlando in generale, possiamo dire che il torrente ‘Bea’ entra nel lago Ivana, quindi il torrente e i suoi affluenti faranno parte automaticamente del bacino che ci interessa.
Sarà un errore quindi incrociare il torrente con la linea che delimita il bacino perchè sarebbe come dire che da una parte l’acqua va da Ivana e dall’altra no! …sappiamo tutti che l’acqua dei fiumi (naturali!) scorre in una sola direzione no?
Per questo motivo sarà sempre un errore, e del tipo più grave, incrociare un fiume durante il tracciamento del bacino.
Allo stesso modo sarà quasi sempre un errore delimitare il bacino idrografico tracciando una linea parallela alle isoipse salvo rari casi.

Mentre il caso dei fiumi mi pare immediato da capire, fermiamoci ‘un attimo’ sul caso delle isoipse parallele e intanto vedremo come procedere nel tracciamento della linea spartiacque…

In entrambi i casi, con delle piccole frecce (abitudine che avrò in tutto il capitolo) ho indicato la direzione di scorrimento dell’acqua superficiale, che poi è la stessa direzione che prenderebbe un pallone se lasciato rotolare lungo un pendio.
Questa direzione è detta ‘Linea di massima pendenza‘ ed è sempre perpendicolare alle isoipse.
Con la lettera ‘S’ è indicata l’eventuale linea spartiacque.
E’ bene tracciare lo spartiacque dalle quote minori a quelle maggiori in modo che sia più semplice. Il tracciamento di un bacino dall’alto verso il basso invece richiede moltissima confidenza con le mappe, cosa che mi auguro possiate raggiungere presto.
Mi pare chiaro che, mentre nel caso 1, la linea separa effettivamente due zone in cui l’acqua non si incontra durante la sua discesa, nel caso 2 lo spartiacque separa due zone in cui l’acqua, dalla zona di NW scende nella zona di SE negando quindi la possibilità che esista uno spartiacque tra le due, ma evidenziando come queste due aree possano essere ‘collegate’ tra loro.

Ora vediamo altri casi sempre più complessi di spartiacque parallelo alle isoipse…

Ormai quotare le isoipse non dovrebbe essere più un problema, altrimenti sarà il caso di tornare a leggere la prima e la seconda parte del manuale…

Nel caso n°3 vediamo come lo spartiacque passi vicino e parallelo all’isoipsa 1000.
Sembra che passi vicino e parallelo a due isoipse, invece è sempre la 1000. Quindi, spesso lo spartiacque decorre parallelo a ‘due’ isoipse alla stessa quota (che poi sono di solito la medesima isoipsa.
In effetti ci troviamo in corrispondenza di un dosso.
Se questo concetto non vi è chiaro, fate un profilo topografico con orientazione SW-NE che passi da Fabri 850m e vedrete cosa è un dosso (che poi è il contrario di una valle!) e dove scorrerebbe eventualmente l’acqua che dovesse piovergli sopra!

Nel caso n°4 troviamo una situazione quasi identica alla precedente con almeno tre differenze:
1 – Non c’è possibilità di quotare le isoipse (a parte la 500!), ma solo di capire l’andamento dei versanti e quindi la direzione di scorrimento dell’acqua.
2 – Le lineette senza la freccia sono dei fiumi che scorrono in direzioni opposte a N e a S e già ci aiutano a separare con lo spartiacque i due versanti.
3 – Non ci sono solo isoipse ma anche tratteggio artistico ‘illuminato’ da ENE quindi è facile capire quale sia la linea di cresta che coincide ovviamente con la linea spartiacque.

Ora costruiamo un semplice bacino
Il caso n°5 in effetti è un bacino idrografico completo!

L’inizio del bacino è indicato con la lettera B ed è l’intersezione di un piccolo tratto fatto a matita con il torrente Cecilia.
Cominceremo a tracciare la linea spartiacque dal punto B andando in salita, quindi per prima cosa bisogna aver chiara l’inclinazione dei versanti.
Attenzione perchè ho visto più volte cercare di partire in discesa il che risulta poi impossibile, ma qualcuno ci riesce sempre!!! Poco male se lo si fa la prima volta andandosi comunque ad inguaiare subito, ma già farlo due volte direi che è troppo!!!!

In rosso ho segnato una variante con errore grave che corrisponde a far passare lo spartiacque in una valle (indicato con freccia rossa grande).
Dove passa la linea rossa, se osservate le piccole frecce si nota come l’acqua venga convogliata verso la linea rossa stessa, quindi una valle non separa l’acqua ma la accumula.
Di conseguenza una valle sarà completamente compresa in un bacino idrografico, oppure completamente esclusa.
Considerando sempre la valle dove ho tracciato la linea rossa si nota anche come poi l’acqua venga convogliata nella parte sottostante che è inequivocabilmente esterna al nostro piccolo bacino idrografico
Partiremo prima da un lato del torrente e poi dall’altro, procedendo sempre in salita fino a che, se il bacino è tracciato correttamente ed è tutto compreso dalla carta, le due linee si incontreranno ed il bacino si chiuderà.
Sulle creste o comunque sulla separazione di due versanti sarà a volte necessario procedere in discesa e ciò richiederà ancor più attenzione.

Di isoipsa in isoipsa quindi dovremo chiederci:”In che direzione scende l’acqua?” e separare le zone che convogliano nel ‘mio’ bacino da quelle che portano in altri…
Aiutatevi disegnando quelle piccole frecce che indicano lo scorrimento dell’acqua!
Notate che tra le quote 1240 e 1280 lo spartiacque a volte è parallelo alle isoipse 1200 e 1100? Gli passa esattamente in mezzo! Caso simile ai precedenti…

E’ diretta conseguenza che lo spartiacque taglierà sempre i dossi e mai le valli! Sarà necessario dunque riconoscere a colpo d’occhio dossi e valli …e le linee di cresta (che sono comunque dei dossi)!

Riconoscere dossi e valli

Nella letteratura più o meno specializzata è in voga l’utilizzo di due definizioni riferite alle isoipse:

- Una valle è definita da isoipse concave verso le quote inferiori.
- Un dosso è definito da isoipse convesse verso le quote inferiori!

Indubbiamente queste definizioni sono vere, ma mi sembra davvero complicato e poco redditizio (sarà che io non ho mai amato le definizioni) ricorrere a questo metodo per non sbagliarsi nel riconoscere un dosso o una valle.
…e di sicuro esula dallo scopo di questo manuale, ovvero, di permettervi di interpretare le carte con naturalezza.

Io ad esempio funziono al contrario e per scrivere correttamente quelle due definizioni ho dovuto rileggerle e pensarci qualche secondo immaginando nelle mia testa una valle e ricavando da che parte dovesse essere la concavità dell’isoipsa!!! E mi auguro che per voi diventi lo stesso.
Poter ricavare una definizione dalle proprie conoscenze è di certo prova di padronanza dell’argomento e sono certo che applicandovi raggiungerete lo stesso livello o mi auguro anche un livello superiore…

Preferirei farvi ragionare con un po’ di esempi…

Per prima cosa, come accennavo già in precedenza, su una carta spesso sono rappresentati dei fiumi e dei torrenti e questi scorrono sempre nelle valli.
Un dosso quindi sarà quello con le isoipse (concave o convesse che siano!) orientate in modo opposto a quelle dove scorre il fiume!!!
Attenzione però! Non in tutta la carta, ma solo sul versante in cui scorre il fiume e su tutti i versanti con la medesima orientazione.

Scaricate e stampate questa piccola mappa e indicate con una lettera V le valli e con una D i dossi, anche quelle/i picole/i, partendo ovviamente dal presupposto che il torrente scorre in una valle!

Ora ecco una mia versione di dossi e valli (non proprio tutti) che può servirvi da verifica.
Avete notato che sono presenti due versanti principali, uno orientato a SE (quello dove scorre il torrente) ed uno a NW. Ciò che rappresenta un dosso su un versante rappresenta una valle sul versante opposto.
Può essere molto facile e naturale prima segnare i dossi e le valli su una sola isoipsa e si cambierà versante ed orientazione di dossi e valli quasi senza rendersene conto.

Un esercizio del genere fatto in modo prolungato su una grande mappa può essere di allenamento per raggiungere il colpo d’occhio necessario a riconoscere queste due morfologie (dossi e valli) con estrema velocità scostandosi dal pensare ogni volta a una definizione…

Un esercizio curioso sarebbe quello di tracciare altri ‘torrenti ideali’ che si riempirebbero, forse, solo in caso di forti acquazzoni…

Ad esempio:

Notate che con una grossa freccia e la notazione IMP (ovvero ‘Importante’) ho segnato un caso particolare che viene trattato solitamente in modo convenzionale.
Quando una valle e un dosso si trovano uno dopo l’altro esattamente sulla linea di massima pendenza, sia un ipotetico fiume che un ipotetico spartiacque non può proseguire dritto, ma deve anche incrociare le due isoipse in direzione perpendicolare (decorrendo entrambi sulla linea di massima pendenza), quindi si traccia l’incrocio con l’isoipsa in modo che sia perpendicolare su entrambe le isoipse e poi si collega il tutto con una ‘esse’, o meglio, una linea curva!
Meglio aggiungere un altro esempio grafico in cui si nota un caso scorretto ed uno corretto.
Nel primo infatti le isoipse non vengono incrociate perpendicolarmente…
Si tratta ovviamente di un esempio di spartiacque!
In questa figura potete anche ricavare l’equidistanza delle isoipse che è la stessa delle tavolette IGM scala 1:25000.

Il fatto di dover incrociare le isoipse così, può portare poi a trovarsi nei guai… Ecco un’altro esempio!

Non spaventatevi, ora mi spiego!
Qui vedete che ho indicato due spartiacque con le lettere S e SI e due fiumi, che vanno a confluire, con la lettera F.
La cosa curiosa è che i due spartiacque S ed SI si biforcano e poi si incrociano. E’ una cosa strana.
L’area indicata col punto di domanda infatti risulta un po’ terra di nessuno …o di entrambi E’ questo un classico caso in cui per sapere effettivamente da che parte va l’acqua bisognerebbe andare sul posto e verificare!
Entrambe le linee S ed SI sono teoricamente corrette.
Anche tra i fiumi c’è un piccolo dilemma.
In azzurro (chiedo scusa a chi presenta daltonismo, ma ho comunque distinto il tutto con una linea tratteggiata) ho segnato quello che potrebbe essere un ‘andamento alternativo’ del fiume… Anche questi due casi sarebbero teoricamente corretti…

L’area evidentemente deve essere molto irregolare.
Vi siete chiesti come mai la baita che ho chiamato Ste l’abbia messa proprio lì?
Anche questo è più un concetto di Geografia Fisica, piuttosto che di cartografia…
Se dovesse scendere una frana o una valanga, cosa che può facilmente capitare in inverno sulle alpi a 900m di quota, è meglio trovarsi su un grande dosso e pure con un dosso ‘sopra la testa’ e non certo in un bel vallone nel quale potrebbe confluire tutta la neve che cade dalla montagna e portarsi via tutto, casa compresa…

Ora possiamo finalmente tracciare il bacino idrografico del torrente Bea!

Notate come abbia compreso le barbette che chiudono il lago Ivana a sud e come ho trattato le linee del tratteggio artistico esattamente come se fossero isoipse…

Buon lavoro!
Prestate attenzione nelle vostre esplorazioni.
E in caso di esame, un grande ‘In bocca al lupo‘ di tutto cuore.

Stefano Rossignoli

– Parte IV - Domande e chiarimenti

Calcolare l’area di un Bacino Idrografico con la carta millimetrata

 

Ringraziamenti

Devo ringraziare prima di tutto gli utenti che mi hanno accompagnato ‘dall’altra parte’ visitando il mio sito alle pagine del manuale e dandomi alcune idee per migliorarlo.
I nomi che trovate sulle carte sono già dei ringraziamenti ad alcune persone per l’amicizia, a volte per qualcosa di più e comunque ci vorrebbe un manuale più lungo per comprendere tutti i nomi che servirebbero!
Un grazie anche alla mia famiglia che mi sopporta, sapendomi seduto per ore (diverse centinaia!) al computer, quando invece potrei lavorare in casa o fuori casa e portare qui un po’ più da mangiare!!!
Un grazie ai miei strumenti musicali che ho trascurato non poco durante la scrittura!!! Grazie per i consigli tecnici a Michele e Veronica.

Un grazie speciale a Chiara che un giorno mi ha chiesto un consiglio sulle coordinate chilometriche e intanto mi ha fatto venire l’idea di scrivere questo piccolo manuale.

Il bello è che se dovessi dimenticare qualcuno, potrò aggiungerlo!!! Siamo sul Web.

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Grazie!