I bivalvi d’acqua dolce…

Stefano Rossignoli – 11 marzo 2011

Bivalve d'acqua dolce

Ebbene anche io ho deciso di pubblicare una ‘foto del mese’.

Il mio però è stato solo uno scatto fortunato, ma lo metto in mostra lo stesso, senza la pretesa di essere un fotografo!!! Complice una settimana passata a lavorare tra i campi e fossi e canali di irrigazione ecco che mi imbatto in un bivalve d’acqua dolce del genere Anodonta.

I bivalvi come questo, vivono comunemente infossati nel sedimento di fondo e filtrano grandi quantità d’acqua, date anche le grandi dimensioni che possono raggiungere, (fino a 20cm di lunghezza) nutrendosi dei microorganismi in essa contenuti.

Anche se l’ho scovato all’esterno del sedimento, questo individuo è vivo e vegeto in quanto è chiuso.

I bivalvi infatti hanno muscoli per tener chiuse le valve, ma non ne hanno per aprirle. Per aprire le valve è presente un legamento elastico. Quando il mollusco muore, i muscoli non tengono più le valve chiuse, quindi il legamento è libero di far aprire le valve che poi quasi sempre si disarticolano…

Un bivalve con le valve chiuse, è quindi solitamente un bivalve vivo! …come questo tranquillo Anodonta sp nei dintorni del ‘Boscaccio’ (sud – ovest  Milano)…

 

Le gemme. Il riposo invernale e la lunga estate delle piante.

Tanto per introdurre l’argomento dal punto di vista botanico, è d’obbligo dire che una gemma è una parte del fusto (detto anche caule) della pianta. Nonostante lo studio della Botanica all’università, porto con me il ricordo di bambino per cui dalle gemme, in primavera nascono le nuove foglie della pianta…

In realtà non serve studiare Botanica, ma basta qualche semplice osservazione, che presto avremo occasione di fare dal vero (finalmente!) per renderci conto che da una gemma non nascono solo foglie, ma anche rami e, delle volte, fiori… In questo caso, sto parlando delle gemme che tutti conosciamo: quelle dormienti che diventano quiescenti (una sorta di sonno!) a fine estate o in autunno e aspettano la fine dell’inverno o la primavera per svegliarsi rigogliose!

Stefano Rossignoli 1 febbraio 2011

Immagini di Alessandra Morgillo ed Enrico Rovira.

Gemma di Larice Foto E. Rovira
Gemma di Larice Foto E. Rovira

Nei paesi temperati come il nostro, siamo soliti vedere il risveglio della vegetazione in primavera e così è. Questo perchè le piante in inverno diminuiscono drasticamente la loro attività per la quale serve in continuazione che passi acqua dalle radici alle foglie  ma con le temperature invernali così basse l’acqua congela!! Anche le piante ‘sempreverdi’ sono molto più attive nella bella stagione, rispetto all’inverno…

In inverno però le piante non dormono del tutto ed ora sono quasi pronte all’esplosione di attività primaverile/estiva a partire dalle loro gemme che in questo periodo sono al massimo della forma e di cui scriverò qualcosa in questo piccolo articolo…

Tanto per introdurre l’argomento dal punto di vista botanico, è d’obbligo dire che una gemma è una parte del fusto (detto anche caule) della pianta. Nonostante lo studio della Botanica all’università, porto con me il ricordo di bambino per cui dalle gemme, in primavera nascono le nuove foglie della pianta…

In realtà non serve studiare Botanica, ma basta qualche semplice osservazione, che presto avremo occasione di fare dal vero (finalmente!) per renderci conto che da una gemma non nascono solo foglie, ma anche rami e, delle volte, fiori… In questo caso, sto parlando delle gemme che tutti conosciamo: quelle dormienti che diventano quiescenti (una sorta di sonno!) a fine estate o  in autunno e aspettano la fine dell’inverno o la primavera per svegliarsi rigogliose!

Questo tipo di gemme, nella maggior parte dei casi, è molto ben adattato allo svernamento essendo rivestito da piccole foglioline molto robuste dette perule, disposte embricate (come le scaglie di alcuni pesci o le tegole dei tetti ‘vecchia maniera’) nonché sovrapposte in modo particolarmente protettivo e  che spesso sono anche ricoperte di peli. Le perule sono impermeabili all’acqua e servono principalmente come protezione meccanica dagli agenti atmosferici, contro eventuali urti o sfregamenti, e per evitare la disidratazione (la perdita di liquidi) della gemma stessa e non servono come isolamento termico. La temperatura interna della gemma infatti è sempre del tutto simile a quella esterna.

In realtà all’apice di ogni fusto attivo c’è una gemma: la gemma terminale. Possono ovviamente esserci anche gemme laterali o ascellari.

gemme di acero al disgelo Foto di A.Morgillo
gemme di acero al disgelo Foto di A.Morgillo

Le gemme possono essere vegetative, ovvero contenere solo rami e foglie, cioè le parti non adibite alla riproduzione, oppure florali se contengono le parti dei fiori a livello embrionale o miste se contengono entrambi

Quello che però possiamo vedere noi, è solo la parte esterna della gemma. In realtà è molto curioso conoscere la struttura interna, la zona embrionale Leggi tutto “Le gemme. Il riposo invernale e la lunga estate delle piante.”

Gli Aironi. Dal Parco del Ticino alla Pianura Padana

Stefano Rossignoli 4 gennaio 2010

Immagini di Matteo Di Nicola (clicca sulle immagini per ingrandirle!)

Era il 1989 quando da atleta e sedicenne,  mi allenavo facendo moltissimi chilometri con la mia due ruote a pedali per le campagne del sud-ovest milanese…

airone cenerino con materiale per il nido - Foto Matteo Di Nicola

Ardea cinerea con materiale per il nido – Foto Matteo Di Nicola

Allora i miei primi pensieri erano due o tre: 1 –  il solito: quello di vincere il Giro d’Italia o almeno poter metter un giorno quella maglia rosa,  2 –  una ragazza che adoravo, poi 3 – trasferirmi in montagna con un bel cane a fare il guardiaparco ed era dalle scuole medie che mi balenava questa idea in testa.

Avevo letto un libro che consiglio a tutti: ‘Scappa Bouc scappa!’ anche se ho paura sia introvabile (ma chissà? Ho conosciuto poco tempo fa la nostra guest blogger Alessandra Morgillo parlando di questo libro e scoprendo che l’ha letto anche lei!) ed avevo iniziato a guardare il mondo con più curiosità. Oltre a ciò avevo un amico, Claudio, naturalista fin da piccolo, che vedevo d’estate quando andavo in vacanza nel Parco del Gran Paradiso nella meravigliosa Val di Rhemes e che teneva un diario (descrizioni e disegni) delle sue osservazioni e me ne rendeva partecipe. Avevamo anche già osservato qualche specie animale rara!

In inverno poi passavo tra la noia della pianura, lo studio, qualche amico vero e il mio ‘cavallo d’acciaio’, i mesi che mi separavano dal poter tornare libero e selvaggio per i monti delle vacanze estive…

In inverno pedalavo quando nevicava, quando pioveva e quando c’era la nebbia e quel freddo che ti entra nelle ossa e fu proprio uno di quei giorni che vidi qualcosa di ‘strano’, ma più che strano, nella nebbia fitta lo trovai come una presenza lenta e fantasma che mi attirò e mi affacinò.

airone cenerino nella nebbia invernale - Foto Matteo Di Nicola

Ardea cinerea nella nebbia invernale – Foto Matteo Di Nicola

Un essere enorme si alzò silenziosamente in volo poco distante da me e la visibilità era talmente poca che riuscii solamente ad immaginarne la mole e la mia ignoranza mi spinse addirittura a considerarlo un avvoltoio come il Gipeto ad esempio… Leggi tutto “Gli Aironi. Dal Parco del Ticino alla Pianura Padana”