Aggiornato il 29 luglio 2010
Scienza Facile è un'idea di Stefano Rossignoli
Scienza Facile
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Campagna naturalistica multidisciplinare 2010 unimi Fioritura di Ginestre (Grignone)
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E' in via di scrittura il manuale di cartografia topografica.

E' già online una parte (29 luglio 2010). Leggila e dammi un parere ...oppure aiutami a migliorarlo con una mail



In Pialeral per una settimana
...con lo sfondo delle Grigne

Stefano Rossignoli 12 giugno 2010

Eccomi a fare il resoconto di una settimana per cui ancora una volta avrò molta nostalgia.



Sto parlando della Campagna Naturalistica multidisciplinare 2010 degli studenti di Scienze Naturali dell'Università di Milano.

Il Luogo è un paradiso naturalistico e la base è il rifugio più ospitale che io conosca: il Rifugio Antonietta al Pialeral sulla Grigna Settentrionale o Grignone.

Ora vi racconterò cosa abbiamo fatto e dove abbiamo gironzolato nel frattempo... Tutte queste uscite ve le consiglio come gite da fare in giornata o magari fermandovi qualche giorno in rifugio e concatenarle tutte.

Sveglia molto presto il lunedi mattina perchè c'è da affrontare il traffico delle tangenziali milanesi prima di catapultarsi sulla Milano-Lecco e così verso i Monti della Valsassina fino a Pasturo (LC) da cui parte la strada sterrata e il sentiero per il Rifugio Pialeral.
Arrivato quasi su, incontro Gaia e Claudio, laureandi in Scienze Naturali che frequentarono tre anni fa questa campagna e che ora sono 'in giro' per la loro Tesi di Laurea Magistrale...

Dal Pialeral, la prima giornata ci porta alla piccola chiesetta di San Calimero su un bel sentiero facile e segnato. Qui la traccia passa prima per alcuni alpeggi, poi per stupende faggete e successivamente per i prati che mostrano fioriture eccezionali.



Si cammina su rocce triassiche molto stratificate e i pendii quindi sono dolci, mai troppo ripidi. E' un buon posto per vedere la conformazione della Grigna settentrionale composta principalmente dal grigio e compatto Calcare di Esino che forma pareti ripide e che poi degrada sui prati di San Calimero dalla fioritura eccezionale.
Il Professor Andrea Tintori, ordinario di Paleontologia dei Vertebrati a Milano, descrive minuziosamente le formazioni rocciose su cui camminiamo.
Un inquadramento della zona fa parte di una buona campagna naturalistica.

Il secondo giorno ci dirigiamo dalla parte opposta. Saliamo fino al luogo in cui sorgeva il vecchio rifugio Tedeschi della SEM e poi per una traccia di sentiero che utiliziamo solo noi per gli scavi paleontologici e le pecore al pascolo, ci dirigiamo alla Baita Amalia. Da qui proseguiamo a mezza costa sulla traccia che porta alla Baita dello Scudo.



Il territorio è selvaggio. Non sembra di essere in Lombardia, nella regione più industrializzata d'Italia.
I pendii verso la baita sono ripidi e ogni tanto una scivolata potrebbe essere pericolosa, ma noi svoltiamo prima verso destra, all'altezza di una betulla e di una spaccatura nella montagna.

Questa spaccatura è relativamente recente (geologicamente parlando) e in futuro, ma chissà quando, potrebbe diventare una grossa frana...
Dobbiamo battere la traccia e le piante nei prati sono alte anche più di un metro. Vediamo moltissimi Falchi che cacciano sui versanti selvaggi delle Grigne.

Prossimamente, il Parco della Grigna Settentrionale dovrebbe segnare e arricchire con pannelli indicatori un sentiero naturalistico da queste parti...

E' il terzo giorno che si comincia a lavorare davvero, infatti ci raggiunge l'Entomologo dell'Università di Milano Matteo Montagna.

Da ormai due anni insegna agli studenti della campagna le tecniche di base di campionamento, determinazione e preparazione degli insetti delle Grigne.
Dal suo zaino apparentemente senza fondo estrae strumenti, retini di almeno tre tipi, provette, bicchierini, piattini per allestire trappole, birra e aceto per attirare gli insetti ed iniziamo a vagare per la Grigna a posizionare le trappole, prima quelle che attirano per il colore, poi quelle per caduta...



Mappiamo anche col GPS le zone per arricchire il pool di dati del campionamento e ...per ritrovare il tutto più facilmente...

Io devo scappare, ma sono certo che i ragazzi avranno da fare e l'indomani li ritroverò indaffarati nella preparazione degli insetti trovati in giornata.

E' proprio così e quando torno li trovo tutti intorno ad un tavolo mentre lavorano e chiedono consigli a Matteo...
Porto la chitarra e nel mio zaino ho un carico di vino, verdura del mio orto, caramelle gommose per il gruppo e per la mia collega Veronica oltre ad una bella vaschetta di gelato da più di un chilo!!!

E' il bello del rifugio Antonietta!!!

Finito di lavorare è sempre festa come nei rifugi di una volta. Si mangia da Dio e si gode della compagnia durante la serata e a volte si fa un po' troppo tardi...ma va bene così!
Ma le sorprese non sono mica finite...
Ormai è tradizione delle campagne che durante la settimana una sera facciamo la pizza nel forno a legna e anche quest'anno il Professore, di ritorno dagli esami in università, si presenta con tre chili di pasta che mi prendo in carico e separo in 35 panetti.
Dario pulisce il forno ed io lo preparo per l'accensione, scorta di legna compresa...
Serata di festa come sempre. Con piacere cedo anche il posto di pizzaiolo per caso anche ai ragazzi a Dario e al Prof.
Finisce tutto coi canti...

A parte la festa, il giovedi e il venerdi sono i giorni della botanica! E' Gianluca Danini, un personaggio da conoscere, colui che ci accompagna in lungo e in largo a 'caccia' di piante.
Ci porta a conoscere le associazioni delle varie fasce vegetazionali che cambiano in base al substrato su cui crescono, alla quota o all'esposizione ad un particolare punto cardinale...
E sulla Grigna c'è da perdersi in una moltitudine di angoli naturalistici tutti da esplorare e, sembrerà strano, dove nessuno magari mette piede per mesi o a volte anni. Basta scegliere l'angolo giusto...



A proposito di angoli giusti della Grigna, la campagna naturalistica finisce di sabato mezzogiorno ed ancora una volta avrò persone e momenti da serbare nel cuore, ma per me c'è ancora il pomeriggio e come resistre al richiamo del Grignone?
Vorrei salire per il sentiero invernale (che si usa per evitare di restar sotto alle valanghe) e scendere per quello estivo, ma Dario mi propone di cercare una 'via' di salita alternativa in mezzo alle due tradizionali.
Qui mi si impone di non consigliarlo ai comuni turisti in quanto, la presenza di un vago sperone sub-verticale di una trentina di metri di altezza ed un'uscita in placca con possibilità di potenziali cadute letali ne fanno un itinerario, seppur minimamente, alpinistico.
E' così che chiudo la settimana: ricominciando a scorrazzare libero per i monti come piace a me, portando poi i saluti di Dario al gestore del rifugio Brioschi in cima al Grignone e ricambiando i saluti una volta tornato in Pialeral...

Il sentiero estivo che porta al Rif. Brioschi è molto facile ed escursionistico e questo ve lo consiglio. Prestate solo attenzione quando siete vicino alla cresta nella parte terminale. Non sporgetevi e andrà tutto benissimo. Date un'occhiata alle previsioni del tempo perchè si arriva in cima ad una montagna di 2410m e il freddo, il vento o il temporale a quella quota sono da evirare assolutamente.
Partire da Pasturo o dal colle di Balisio per poi raggiungere il rifugio Antonietta e da lì il Brioschi è un giro fantastico dal punto di vista naturalistico e del panorama che si può godere...

Un ultimo appunto: Se doveste passare o fermarvi in Pialeral qualche giorno (cosa che vi consiglio caldamente!) dite a Dario, il gestore, che leggete gli articoli di Stefano su 'scienzafacile.it' che ne avrà certamente piacere! E se potete, portategli i miei saluti!

Andateci, è un posto da sogno...

www.rifugioantonietta.it

A presto.

Stefano!

Dai rettili ai mammiferi

Stefano Rossignoli 31 maggio 2010

Ritengo che questo sia un argomento estremamente affascinante perchè ci riguarda. Riguarda la nostra storia da vicino, in fin dei conti chi sta leggendo è un mammifero, no? ...come un cane, un gatto, un cavallo, un pipistrello, un delfino...



Sono tante le novità che sono entrate 'in gioco' con la comparsa dei mammiferi sul nostro pianeta, ma qui ci occuperemo solamente degli aspetti che ritengo più intriganti e comunque basilari...

Per prima cosa, localiziamo nel tempo questo passaggio: siamo nel Triassico Superiore - Giurassico inferiore tra 220 Ma (milioni di anni fa!) e 200 Ma circa!
I più antichi mammiferi certi sono strati trovati nel Texas e risalgono al Giurassico inferiore. Mi pare ovvio che stiamo parlando di fossili!!!
I rettili che più si avvicinano ai mammiferi anatomicamente parlando compaiono qualche decina di milioni di anni prima, nel Permiano e sono i rettili Sinapsidi.
Ci sono forme che ricordano incredibilmente un mammifero, ma sono 'ancora' rettili.
Uno dei più curiosi è Trinaxodon trovato in Antartide e Africa del sud (ricordatevi che nel Permiano si forma Pangea ed Antartide ed Africa del sud erano attaccati.)

Ora vediamo quali caratteri vengono utilizzati per distinguere un rettile da un mammifero...
In teoria un mammifero allatta con le mammelle che sono ghiandole molto simili come origine a quelle annesse ai peli (altra caratteristica da mammifero).
Purtroppo per nostra sfortuna mammelle, peli, pelle sono parti molli ed è improbabile che si conservino fossilizzando e per ora non sono mai stati trovati fossili così antichi con peli, ecc.
Quindi dobbiamo accontentarci di analizzare le modifiche alle parti dure, ovvero a quelle riguardanti le ossa e i denti.

Ci riferiremo quindi soprattutto a due caratteristiche acquisite dai mammiferi:
- La 'nuova' dentatura
- L'articolazione mandibolare

Le modificazioni che riguardano i denti passando da rettili a mammiferi sono molteplici.

Le principali: Per prima cosa la perfetta occlusione tra cuspidi di un dente con le fossette di quello opposto.
Già. Non succede in tutti i vertebrati!
Ogni tanto qualcuno mi dice che invidia un pesce, un anfibio o un rettile perchè questi possono sostituire in continuazione i denti che cadono.
Sarà positivo, ma proprio per questo non possono masticare.
La masticazione è un'acquisizione dei mammiferi (...e di alcuni Adrosauri, dei dinosauri vegetariani che in qualche modo erano riusciti ad 'ottenere' la possibilità di masticare...)

L'occlusione era già tipica di alcuni rettili che hanno preceduto i mammiferi sulla loro linea evolutiva, ma la perfetta occlusione si ottenne con la difidonzia tipicamente mammaliana, cioè la possibilità di avere un unico cambio della dentatura nel corso della vita, da quella da latte a quella definitiva...
Eh già. Lo spettacolo che vediamo in un bimbo che cresce e perde i suoi dentini in favore di quelli nuovi e definitivi è una nostra caratteristica antichissima.

Concludendo sui denti, nei mammiferi compaiono anche i denti con più radici...

Per quanto riguarda l'articolazione della mandibola, la modificazione scheletrica avvenuta ritengo sia tra le più affascinanti di sempre...ma veniamo al dunque!!!

Si assiste dal suddetto Trinaxodon (permiano) a Morganucodon (il primo vero e sicuro mammifero del Giurassico inferiore!) ad una vera e propria migrazione e sostituzione delle ossa che compongono l'articolazione.

Lo so che è complicato, ma datemi qualche riga...
Nei rettili l'articolazione mandibolare è formata da due ossa: l'articolare che si trova sulla mandibola e Il quadrato che si trova fisso sulla parte di cranio connessa al neurocranio (la parte che contiene e protegge il cervello ...o encefalo).



Nei mammiferi l'articolare e il quadrato invece si spostano superiormente e all'indietro andando a formare niente di meno che martello e incudine che diventeranno responsabili della trasmissione delle onde acustiche sulla membrana timpanica.
L'articolazione della mandibola verrà sostituita da quella tra squamoso e dentale (che compone interamente la mandibola dei mammiferi...)

In un rettile del permiano, molto vicino ai mammiferi (Probainognatus), sia articolare-quadrato, sia dentale-squamoso partecipano all'articolazione che risulta quindi forse un'articolazione intermedia anche se non è chiarissima l'interpretazione.
Sembra comunque che già da prima di questo stadio, l'articolare e il quadrato potessero partecipare nella conduzione delle vibrazioni alla staffa e quindi al timpano...(da uno studio di Allin 1975).

Articolare e quadrato (divenuti martello e incudine) poi si riducono notevolmente di dimensioni consentendo via via una percezione di frequenze sempre più alte rispetto a quelle percepite comunemente dai rettili che conosciamo.

Bibliografia:
Michael J. Benton 'Paleontologia dei Vertebrati' (trad. italiana S. Renesto e A. Tintori) che poi è un libro che vi consiglio...
..e un sacco di libri di Anatomia comparata tra cui: Romer and Parson, Kent, Baumont-Cassier e anche qualcosa di più nuovo per fortuna...

I fossili. Cosa sono e come si conservano.
Fossili: Ricerca e preparazione
Un istante! ...in paleontologia
L'estinzione dei dinosauri e le estinzioni di massa
Chi sono i Dinosauri?
Si possono clonare i Dinosauri?
Metodi di Datazione: il Carbonio 14
Le stromatoliti sono fossili?

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I vulcani sono tutti uguali?

Stefano Rossignoli 23 maggio 2010

Immagino che sia chiaro che l'idea per questo articolo mi è venuta osservando come tutti l'eruzione del vulcano islandese presso il ghiacciaio Eyjafjallajokull, ma anche le domande degli amici, tra cui Davide da oltre oceano, mi hanno spinto a scrivere di vulcani.
Ovviamente l'interesse della massa si è dedicato al blocco del traffico aereo in Europa conseguente all'abbondante emissione di ceneri vulcaniche.
Cerchiamo però di capire che tipo di vulcano è e come si comporta questo 'Colosso Islandese'...

da wikypedia

Per prima cosa è importante capire in che zona strutturale della Terra si trova l' Islanda:
anche nei corsi di Gelogia più elementari, insegnano che quest'isola è una parte integrante della Dorsale Medio-Atlantica.
Come spiegavo nell'articolo a cui vi rimando, In corrispondenza delle dorsali si forma la crosta oceanica ovvero nuovo fondale oceanico.
L'islanda si trova su una dorsale che continua ad essere attiva da decine di milioni di anni, quindi nessuno si dovrà stupire se questa eruzione dovesse durare qualche mese o anno.
E' normale un eruzione in Islanda!
Nel 1783 il vulcano Laki (in realtà un sistema di fessure lunga diversi chilometri eruttò circa 12 - 14 km cubi di lava e ceneri ricoprendo un 'area di 565 km quadrati. L'eruzione a livello delle dorsali è uno dei tipi di eruzione tra i più costanti conosciuti al mondo.

Semplicemente, avvenendo la maggior parte di queste eruzioni sul fondale oceanico, non le vediamo e non vengono emesse ceneri in atmosfera.

Ma occupiamoci ora di illustrare quali sono i principali tipi di vulcani terrestri, premettendo che l'argomento è sicuramente troppo vasto per essere trattato in modo soddisfacente in un breve articolo...

Potremmo cominciare col dividere il vulcanismo per tipo di attività:

forse la più spettacolare ma per fortuna la meno frequente è quella parossistica.
Questa può avvenire in vulcani già esistenti oppure dove non c'era nessun 'edificio' vulcanico. In quest'ultimo caso si può formare un nuovo vulcano anche in tempi ridotti.
Storicamente sono avvenute moltissime eruzioni dalla storia affascinante anche se a volte molto triste date le caratteristiche 'istantanee' o esplosive di questo tipo di attività.
Leggete qui ad esempio la storia del vulcano Paracutin
...oppure la fine di Pompei, Ercolano e Stabia ad opera del Vesuvio.
infine vi propongo il video dell'impressionante eruzione del Mount S.Helen del 1980

Poi esistono vulcani ad attività persistente, come quelli sulle dorsali.
Di questo tipo ne sono un esempio anche le attività dette di 'lago di lava' dei vulcani Hawaiani come ad esempio il 'Kilauea' in cui si formano veri e propri laghi di lava attivi anche per decine di anni.
La lava può essere anche eiettata sotto forma di scorie e brandelli...
La lava poi può anche ristagnare, solidificando alla bocca del condotto vulcanico e formare strutture sotterranee che affiorano in superficie o che vengono spinte verso l'alto e fuoriescono formando protrusioni solide.
Se si formano spaccature alla base del vulcano i gas si sprigionano formando delle nubi ardenti (ovvero enormi ammassi di gas molto densi e caldissimi in grado di trasportare anche parti solide incandescenti o comunque molto calde in sospensione.
Questo è il caso ad esempio dell'eruzione del Monte Pelèe del 1902
Questo tipo di attività può anche rivelarsi sotto forma di semplici e costanti emissioni di vapori, ma a volte è anche esplosiva...

In alcuni casi l'esplosività delle eruzioni è indotta da enormi quantità di vapore acqueo ad altissima temperatura e pressione prodotto dal contatto dei magmi con acque sotterranee o superficiali... Si parla in questo caso di eruzioni freatiche

Ma perchè il magma erutta?

La spiegazione più semplice è che il calore del magma crea una differenza di densità tra se stesso e la crosta più fredda e più densa. Il magma più caldo e più leggero tende quindi a risalire in superficie attraverso le spaccature della crosta (che è in continuo movimento, quindi tende anche a fratturarsi).
Non è però così semplice.
Perchè il magma venga in superficie, bisogna che la pressione dei gas presenti nel magma, superi la resistenza delle rocce soprastanti. Quando ciò avviene, il magma viene spinto verso l'alto.
Esistono diversi modelli che spiegano questa risalita attraverso varie fasi di separazione tra magma e gas e attraverso cambi repentini di pressione dovuti a frattura della crosta.
Sta di fatto che là sotto, dove avviene il tutto non ci si può andare, quindi vi rimando alla letteratura specializzata di Geologia, geofisica, Geochimica e Vulcanologia (cose che io non mastico con disinvoltura!) poi se volete, tra qualche mese scrivetemi voi cosa pare che succeda!!!

Le eruzioni vengono divise anche in una scala per esplosività, dalle più tranquille alle più esplosive si passa, in ordine, ad eruzioni:
- Hawaiiane (poco esplosive)
- Stromboliane
- Vulcaniane (o 'Pliniane' perchè fu Plinio il Giovane che descrisse la famosa eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. )
- Peleane (fortemente esplosive)
In questa scala sottolineo che dalle Hawaiiane alle Peleane, la lava è sempre meno fluida...

Anche la chimica della lava è diversa da vulcano a vulcano e dipende dalla zona e soprattutto dalla situazione in cui affiora, ma di questo me ne occuperò in seguito!

Per ora accontentiamoci di capire che le eruzioni vulcaniche sono fenomeni normalissimi, di varia natura e dobbiamo imparare a conviverci per forza. (A presto per la continuazione dell'articolo!)

Bibliografia:
- P.Casati 'Scienze della Terra. Elementi di Geologia Generale'
- Wikipedia

La lunga strada per lavorare coi fossili
e per diventare paleontologo

Raccontare questa cosa è un po' come raccontare la storia della mia vita dal punto di vista lavorativo e, sul mio blog di divulgazione, lo faccio molto volentieri.



La prima cosa da fare per poter lavorare coi fossili è di certo applicarsi nello studio delle materie scientifiche...
Il mio passato di studente è durato parecchio, se considero che mi sono avvicinato ai banchi di scuola come tutti a circa tre anni e mi son portato a casa la laurea a circa 27 ed il tutto è stato abbastanza travagliato!
Di certo ho avuto periodi buoni e periodi meno buoni!
Dopo i classici tre anni di scuola materna, i cinque delle scuole primarie e i tre della medie, ho scelto di diventare perito meccanico presso un ITIS.
Mentre nei primi due anni ho avuto un ottimo rendimento, successivamente ho faticato a sopportare lo 'stile' di alcuni miei insegnanti con evidente peggioramento dei miei voti e del mio rendimento. Nonostante tutto, il piacere per la meccanica non l'ho mai perso.
Sono uscito da scuola convinto che non avrei mai più studiato e invece...
Dopo un anno a lavorare un po' qui e un po' là, avevo superato un test per un corso di programmazione in linguaggio C che ai tempi era una cosa piuttosto nuova, ma il giorno stesso è arrivata la classica cartolina blu che mi 'invitava' a partire per assolvere il servizio di leva militare!
E vabbè. Se ne riparlerà tra un anno!!!

A militare, poco dopo aver compiuto i miei vent'anni, sono arrivati in caserma due ingegneri di 26 e 27 anni. Uno di questi era nella mia cameretta e vedeva che leggevo parecchio. Un giorno in cui ho detto che mi sarebbe piaciuto tornare a studiare mi ha consigliato di iscrivermi in università e mi ha pure convinto!
Cambiamento radicale però: Mi iscrivo a Scienze Naturali che unisce materie di base come Matematica, Fisica, Chimica a quelle delle Scienze Biologiche e della Terra.

Pronti via! E' novembre del 1994 quando mi presento alle 8 del mattino in aula 100 del settore didattico di via Celoria 20 a Milano! Che ricordi... Lì già dal primo giorno ho incontrato gente con cui avrei diviso poi parecchi anni ed esperienze della mia vita, Ivan, Paola, Antonella, Davide, Daniele, Marco, Alessandra...
Sta di fatto che dopo alcuni anni, a volte spensierati, a volte un po' meno, sono arrivato alla laurea! E' stato durante il primo mese di corsi che ho sentito parlare dei fossili.
Di quel che ho studiato poi mi è piaciuto quasi tutto, soprattutto la paleontologia, la botanica, la glaciologia, la fisiologia, la geografia fisica...
Ho scelto comunque di fare una tesi paleontologica che ho concluso con esito discutibile per svariati motivi, ma non certo per la mancanza di impegno ed entusiasmo...
L'ultimo anno di università mi è capitato per caso di dover sostituire una Guida, su alla Grotta dell'Orso del Monte Generoso e di poter aiutare alcuni tesisti tra cui Fausto nello scavo dei fossili di Ursus spelaeus.
Da lì, ho continuato a frequentare l'Università per gli scavi in grotta e soprattutto per la pulitura e preparazione dei fossili che trovavamo...
E' questo che son diventato: un preparatore di fossili, cioè colui che cerca i fossili e poi li rende disponibili alla studio o all'esposizione.
In effetti poi mi son dedicato anche alla ricerca e preparazione di fossili di altri siti di scavo, ultimo tra questi la 'Grigna Settentrionale' coi suoi pesci di più di duecento milioni di anni fa...
Un preparatore poi deve sapere realizzare i calchi, cioè le copie esatte dei fossili. Io ad esempio me la cavo molto bene su quelli in lastra! In 3D non mi ci sono ancora dedicato, ma all'occorrenza imparerò!





Nel mio lavoro, basi di Meccanica sono indispensabili per mantenere efficenti gli strumenti o per costruirne di nuovi. Servono anche basi di Educazione Artistica per la colorazione dei calchi o per garantire un buon risultato estetico qualora il fossile venisse esposto...
Ultimo ma non meno importante è anche indispensabile saper dialogare con gli studenti o gli appassionati che si incrociano abbondantemente svolgendo questo lavoro.
Questo è il curriculum che viene richiesto normalmente ad un preparatore in un Museo o Università statunitense...senza dimenticare le gambe buone e la possibilità di trasportare di carichi di qualche decina di chili!!!

Per diventare veri Paleontologi??
Bisogna studiare i fossili, cioè descriverli, collocarli nell'albero filogenetico delle specie e cercare di ricostruire il loro ambiente e per quanto possibile la loro vita...
Di solito io non mi occupo di questo, ma mi piace molto chiacchierare coi paleontologi e dire la mia riguardo ai loro studi, soprattutto sui fossili preparati da me e che sento quasi sempre un po' miei!

Lo trovo un bel modo di lavorare e di stimolare la mente!
Ogni volta nella ricerca e preparazione c'è qualche problema da risolvere e mi piace cogliere la sfida che ne deriva inventando sempre qualcosa per uscirne bene ...possibilmente!!!

I fossili. Cosa sono e come si conservano.
Fossili: Ricerca e preparazione
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Chi sono i Dinosauri?
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Ringraziameni a Ordine e Libertà (periodico di Abbiategrasso e dintorni di tradizione quasi centenaria)

L'origine dei laghi subalpini

Stefano Rossignoli 12 aprile 2010

Lago Maggiore, Lago di Lugano, Lago di Como, Lago d'Iseo, Lago di Garda... hanno tutti un'origine comune.
Perchè parlare dell'origine di questi laghi?
L'argomento mi affascina perchè permette di comprendere ancor meglio una piccola fetta della storia del nostro pianeta che ci riguarda da vicino...

Un bel giro sui 'nostri' laghi resta sempre qualcosa di affascinante dal punto di vista naturalistico, e anche storico, ma a cosa dobbiamo la loro origine?

In passato, vista la forma ad U del fondale di questi laghi, si pensava che l'origine fosse glaciale.
Infatti, sappiamo che nelle glaciazioni quaternarie avvenute tra almeno 400.000 e 20.000 anni fa circa, queste zone erano ricoperte da ghiacciai spessi anche migliaia di metri che hanno lasciato enormi morene fino all'attuale Pianura Padana.
E dove passano i ghiacciai, data la loro capacità erosiva e il sedimento trasportato alla base, normalmente rimane una vallata che ha una forma di U.
Questo è tutto vero, ma attraverso i rilievi geosismici si è visto che il fondale di questi laghi è occupato da detriti e sedimenti per una profondità di decine e a volte centinaia di metri...
Più sotto poi si trovano le rocce, ma il profilo del fondo roccioso ha rivelato una sorpresa: E' di forma a V e le vallate che hanno questa forma sono sempre di origine fluviale, cioè sono state scavate da un fiume...
Fin qui tutto a posto. Semplicemente i grandi ghiacciai quaternari sono passati in valli che esistevano già, ma il particolare più curioso è che il livello più basso delle valli fluviali, in corrispondenza dei laghi subalpini si trova più di 400m sotto il livello del mare attuale.



Qui devo precisare che un fiume (salvo per un breve tratto dopo la sua foce oppure nelle zone continentali depresse, cioè sotto il livello del mare) di solito non può scavare più in basso del livello del mare ...quindi???

Il livello del mare è stato più basso dell'attuale...

Se avete parlato qualche volta con un geologo o con un naturalista riguardo il livello del mare globale, vi avranno detto che più o meno 100m è sempre stato quello. ...salvo rare eccezioni!!!

Una di queste eccezioni è proprio il Mar Mediterraneo.

Abbiamo già parlato dei movimenti della crosta terrestre e sappiamo che tutto cambia ad ogni istante ed è possibile ricostruire parte di questi movimenti del passato

Circa 6 milioni di anni fa, il Mar Mediterraneo era collegato all'Oceano Atlantico attraverso due stretti (non solo da uno come ora che è collegato all'Atlantico tramite lo Stretto di Gibilterra).
Poi, tra i 6 e i 5 milioni di anni fa circa, nel periodo Messiniano, a causa dei movimenti della crosta terrestre, i due stretti si sono chiusi e il Mar Mediterraneo si è più o meno prosciugato.
Questo è dovuto al fatto che il clima caldo caratteristico del Mar Mediterraneo fa evaporare molta più acqua di quella che viene immessa dai fiumi europei e africani. Se per assurdo si chiudessero ora lo stretto di Gibilterra e il canale di Suez (scavato artificialmente!), il Mar Mediterraneo inizierebbe a prosciugarsi anche oggi!!!
Il Mar Mediterraneo mantiene infatti il suo livello per la continua, anche se variabile, immissione di acqua dall'Oceano Atlantico e dall'Oceano Indiano (attraverso lostretto di Gibilterra, il Mar Rosso e il Canale di Suez).

Nel Messiniano però si interruppe più volte l'ingresso di acqua atlantica (Il canale di Suez non c'era!!!) e così il livello del Mediterraneo cominciò ad abbassarsi.
Di conseguenza il corso dei fiumi si allungava e questi scavavano anche dove non avevano mai scavato prima formando valli sempre più profonde...

Nel frattempo, mentre l'acqua evaporava, si depositava sul fondo anche una grandissima quantità di sali che erano sciolti nell'acqua, principalmente Salgemma (cioè il sale marino chiamato anche Halite) e Gesso.
Questo strato di sali è stato trovato inizialmente tramite rilievi geosismici e successivamente attraverso le perforazioni ed è una prova ulteriore dell'abbassamento del livello del Mediterraneo per evaporazione.

Quando poi si aprì 'definitivamente' lo stretto di Gibilterra, l'acqua occupò nuovamente il bacino del Mediterraneo che ritornò al suo livello abituale.
Iniziò a formarsi la Pianura Padana per l'accumulo dei sedimenti fluviali circa 4 milioni di anni dopo iniziò il Quaternario con le sue grandi glaciazioni che portarono la zona dei laghi subalpini alla situazione attuale che ben conosciamo.

La formazione degli oceani

Stefano Rossignoli 30 marzo 2010

Discorso quanto mai ampio, ma cercherò di affrontarlo nel modo più semplice possibile in modo da consentire la lettura a chiunque o quasi.

Gli oceani si formano è vero e per lo stesso motivo per cui si formano, possono anche chiudersi.
Si formano perchè le terre emerse (formate da 'crosta continentale') si muovono e cambiano continuamente posizione.
Come Federica Colombo ci spiega, tanto tempo fa c'era la Pangea, un grande supercontinente in cui le terre emerse che conosciamo oggi erano più o meno tutte attaccate tra loro, ma prima si sono formati altri supercontinenti a causa dei lenti e inesorabili movimenti delle placche continentali.
Un oceano inizia a formarsi quando un continente (o meglio una parte di crosta continentale) si spezza lungo una frattura lunga anche migliaia di chilometri e i due margini della frattura iniziano ad allontanarsi.

Ma cosa può muovere o addirittura spezzare interi continenti?

Un ragazzino di terza elementare forse direbbe:"Il magma!".

E avrebbe ragione.
Per il fatto che il magma (la roccia fusa che sta sotto la crosta terrestre) è caldo e quindi meno denso delle rocce solide, questo tende a salire, ad effondere o se preferite ad eruttare.
Non solo affiora durante le eruzioni vulcaniche che conosciamo tutti ...pensate all'Etna, vulcano di casa nostra che molto spesso si mette 'in attività', ma il magma può effondere anche lungo spaccature di dimensioni e lunghezza enormi, chiamate 'Dorsali'.
La spinta di tali eruzioni ha una elevatissima forza che è appunto in grado di spostare intere masse continentali.
La velocità di spostamento è nell'ordine del centimetro all'anno (0-20cm/anno)ed è mediamente regolare.
Esistono attualmente sulla Terra decine di migliaia di chilometri di dorsali.

Lungo le dorsali viene prodotta anche nuova crosta terrestre, più precisamente 'Crosta Oceanica'.

Dorsale medio oceanica (schema semplificato) E' questa la caratteristica principale di un oceano: La presenza di una dorsale e la formazione di nuova crosta oceanica che inizia ad allontanarsi regolarmente, in direzione perpendicolare alla dorsale stessa.

Nella situazione in cui la crosta oceanica prodotta va direttamente a spingere sul margine di un continente (Margine Continentale Passivo), anche il continente si allontanerà dal centro della dorsale avendo come conseguenza l'espansione dell'oceano. Questa è la situazione dell'Oceano Atlantico.
Nell'oceano Pacifico c'è ovviamente una dorsale, ma la nuova crosta che viene prodotta, dopo il suo tragitto (più o meno lungo), va ad immergersi e a scivolare sotto il continente (Margine Continentale Attivo).
Questo fenomeno di 'immersione' della crosta oceanica sotto la crosta continentale viene chiamato subduzione.

Subduzione Immagine da wikypedia Ne consegue che l'Oceano Pacifico si sta restringendo nonostante la continua produzione di Crosta oceanica!
Questi movimenti sono misurabili più o meno direttamente, certo non con il metro!

Vediamo ora un modo semplice per capire che la crosta oceanica si muove allontanandosi dalla Dorsale.

Mappa da Wikypedia
Se osservate una mappa del fondo oceanico, mediamente nel mezzo degli oceani ci sono delle enormi catene montuose che sono appunto le Dorsali Medio Oceaniche.

Se poi andate in corrispondenza delle isole Haway (USA - Oceano Pacifico) noterete che esse sono anche un sistema di monti sottomarini allineati più o meno in direzione Est-Ovest e la dorsale si trova ad est, cioè alla loro destra.

Immagine dal sito della rivista di Geologia del Colorado (clicca per avere più dettaglio) Le isole Haway sono anche un insieme di isole Vulcaniche caratterizzate da attività vulcanica persistente in quanto si trovano su un Punto Caldo (Hot Spot) in cui il magma del mantello risale costantemente.

Hot Spot delle Isole Hawaii (schema semplificato) Il punto caldo è grossomodo fisso quindi, mentre la crosta oceanica gli transita sopra, essa si rigonfia in coni vulcanici. Quelli che troviamo ad OVEST delle Haway sono gli antichi vulcani ormai 'spenti' che corrispondono al momento in cui quella parte di crosta oceanica transitava sopra l'Hot spot.
In conseguenza a questo fenomeno, ad EST delle Haway non trovate vecchie isole perchè la parte di crosta che si trova ad EST deve ancora passare sopra il Punto Caldo...

Questo è solo uno dei tanti esempi per capire che gli oceani si formano, si 'aprono' e si 'chiudono' e che il nostro pianeta cambia ed è in continua evoluzione. La Terra è un libro aperto, ma per comprenderlo bisogna imparare il suo linguaggio!!!

Ancora un nuovo ospite:Daniele Tona che ci parla questa volta di chi sono i Dinosauri ...argomento tutt'altro che scontato!!!

Chi sono i Dinosauri?

Daniele Tona 24 marzo 2010

Questa domanda, apparentemente banale, è in realtà meno scontata di quel che sembra.
Il grande pubblico, infatti, tende a identificare col termine "dinosauro" qualunque rettile, possibilmente di grandi dimensioni, vissuto milioni di anni fa e oggi estinto. I dinosauri, però, sono solo uno degli innumerevoli gruppi di rettili che si sono avvicendati nel corso della storia del nostro pianeta.
Ci domandiamo a questo punto cos'è che definisce un dinosauro e lo distingue dagli altri rettili preistorici; per farlo noi possiamo valutare diversi elementi: l'epoca, l'ambiente di vita e l'anatomia di questi animali.
Iniziamo col considerare quando sono vissuti i dinosauri. Questi animali si sono evoluti durante l'era Mesozoica, dominando la Terra per un lasso di tempo molto lungo: ben 165 milioni di anni, dal Triassico superiore (circa 230 milioni di anni fa) alla fine del Cretaceo 65 milioni di anni fa, quando si verificò l'estinzione di massa che spazzò via loro e, non dimentichiamolo, molti altri gruppi di organismi.
Questo significa che, ad esempio, il famoso Dimetrodon dalla caratteristica vela sul dorso non è un dinosauro poiché è vissuto nel Permiano inferiore, molto tempo prima che il primo dinosauro facesse la sua comparsa; il dimetrodonte appartiene infatti ai Sinapsidi, il gruppo di rettili da cui si sono evoluti i mammiferi, e più precisamente fa parte dei loro esponenti più antichi denominati Pelicosauria; in altre parole, il dimetrodonte è parente più prossimo di noi umani che non del tirannosauro!
Lo stesso vale per i gruppi di rettili scampati alla crisi al limite tra Cretaceo e Paleogene, nessuno dei quali appartiene ai dinosauri; paradossalmente, la scoperta di Archaeopteryx nell'Ottocento ha suggerito che gli animali più vicini ad essi che oggi possiamo osservare in natura sono gli uccelli, ed i molti ritrovamenti negli ultimi decenni di dinosauri con caratteristiche affini a quelle degli uccelli lo hanno confermato.

All'interno del lasso di tempo che abbiamo definito non sono però esistiti solo i dinosauri.

Dobbiamo quindi adottare un altro criterio per restringere il campo, ed è quello dell'ambiente di vita: tutti i dinosauri sono animali esclusivamente terrestri; questo ovviamente non significa che non sapessero nuotare (al contrario: sono state rinvenute piste di impronte attribuite a dinosauri che mentre guadavano a nuoto uno stagno o un fiume grattavano il fondo con gli artigli), bensì che non avevano adattamenti anatomici che consentissero loro di colonizzare ambienti diversi dalla terra emersa. Questo esclude perciò tutti i rettili acquatici vissuti nel Mesozoico: gli Ittiosauri simili a pesci, i Plesiosauri dal collo lungo, i loro cugini Pliosauri ed i Mosasauri parenti stretti dei varani.
Se parliamo dell'ambiente aereo, però, il discorso si fa leggermente diverso: per gran parte del Mesozoico i cieli furono popolati dagli Pterosauri, rettili volanti caratterizzati da ali di pelle tesa dal quarto dito della mano; benché molti paleontologi considerino questi animali strettamente imparentati con i dinosauri, non vengono considerati parte di questo gruppo per tutta una serie di differenze anatomiche. Ciononostante, durante il Giurassico, circa 150 milioni di anni fa, gli Pterosauri furono affiancati dagli uccelli, che come abbiamo detto sono i diretti discendenti dei dinosauri.

Come facciamo quindi a distinguere questi 'dinosauri' volanti dagli Pterosauri?

Semplice: gli Pterosauri presentano il quarto dito estremamente allungato per sostenere l'ala, cosa che negli uccelli ancestrali non possiamo osservare.
Arrivati a questo punto abbiamo inquadrato dove e quando sono vissuti i dinosauri.
Sulla terraferma, però, vivevano molti altri rettili; come fare allora a distinguerli?
E' qui che entra in gioco l'anatomia. Esistono molti caratteri che contraddistinguono i dinosauri e che si trovano solo in loro (il termine tecnico con cui chiamare tali caratteri è sinapomorfie), che però qui non tratteremo; ci basta sapere che il miglior modo per riconoscere un dinosauro è la sua postura.
Nei rettili possiamo infatti distinguere tre differenti posizioni degli arti rispetto al tronco: nella postura cosiddetta sprawling, che ritroviamo nelle lucertole odierne, l'omero (l'osso del braccio) e il femore (l'osso della coscia) si estendono in posizione quasi orizzontale, e gli arti si muovono in accordo con l'ondulazione laterale del corpo;

Dinosauri ed altri rettili (postura) nella postura semieretta, che ritroviamo oggi nei coccodrilli e nei varani, gli arti fuoriescono con un angolo di circa 45 gradi, e il movimento serpentino del tronco è meno pronunciato; nella postura eretta o parasagittale, evoluta in modo del tutto indipendente dai dinosauri e dai Sinapsidi, gli arti sono disposti perpendicolari rispetto al corpo e risultano quindi posizionati sotto di esso anziché lateralmente.

Riassumendo, possiamo chiamare dinosauri tutti quei rettili vissuti tra 230 e 65 milioni di anni fa, unicamente sulle terre emerse (anche se poi avrebbero spiccato il volo) e caratterizzati, fra le altre cose, dagli arti direttamente sotto al corpo. Questi semplici elementi vi permetteranno di riconoscere un dinosauro quando vedrete un film o un documentario.

E' con onore e grande piacere che pubblichiamo l'articolo della nostra nuova ospite
Federica Colombo:

Una volta c'era Pangea.
Ma prima di Pangea cosa c'era?

Federica Colombo 15 marzo 2010

Molti quando pensano all'inizio della Terra, comunemente pensano a Pangea. In realtà quello non è proprio l'inizio: prima di Pangea ci sono stati altri supercontinenti; in particolare ce ne sono stati tre: Ur, Rodinia e Gondwana, forse non gli unici esistiti ma gli unici finora scoperti.

Esistono infatti alcuni criteri che permettono di individuare e ricostruire i supercontinenti: CRITERI GEOMETRICI: si nota la coincidenza dei margini continentali (es. le linee di costa di Africa e America meridionale);
CRITERI PALEOCLIMATICI: con alcuni fossili caratteristici o la presenza di alcune rocce si ricostruisce il clima del passato e quindi anche la latitudine (es. le evaporiti, rocce costituite da gesso e anidrite, si formano a latitudini fra 10° e 40° in zone in cui l'evaporazione è maggiore rispetto all'apporto di acqua dal continente);
CRITERI PALEONTOLOGICI: si possono trovare gli stessi fossili su continenti oggi separati;
CRITERI PALEOMAGNETICI: indicano come i continenti hanno cambiato le loro latitudini e longitudini nel passato ma mostrano la separazione delle placche costituenti il supercontinente, dal momento che le traiettorie paleo magnetiche non coincidono più;
CONTINUITÀ DELLE STRUTTURE GEOLOGICHE: si notano su continenti ormai separati continuità di catene oro geniche (si parla qui di strutture formatesi prima della separazione di Pangea).

Ora vediamo le trasformazioni di questi supercontinenti.

Per quanto riguarda Ur, le informazioni in possesso sono molto poche.

Rodinia invece si accresce circa 1000 e 1.2 miliorni di anni fa a seguito di una fase di convergenza che produce l'orogenesi di Greenville e la catena omonima. Mentre 750 Ma fa Rodinia inizia a frammentarsi.

Rodinia

Per quanto riguarda Gondwana, abbiamo informazioni con un dettaglio maggiore. Gondwana conteneva almeno cinque continenti attuali (Africa, Sudamerica, India, Australia e Antartica) ed alcuni frammenti di dimensioni minori (la penisola Araba, lo Sri Lanka, la Nuova Zelanda e il Madagascar).



Possiamo distinguere la storia di Gondwana in tre fasi:

GONDWANA 1: il supercontinente si forma 600 Ma fa al termine dell'orogenesi Pan-Africana-Brasiliana, a seguito di una serie di collisioni fra alcuni blocchi provenienti dalla frammentazione di Rodinia dando origine a due catene con andamento sub meridiano, la catena Monzabicana e la catena Trans-Sahariana.



GONDWANA 2: 550 Ma fa la Laurentia (che corrisponde all'attuale America del Nord) si separa da Gondwana, assieme a lei si separa anche la placca Baltica (attuale parte nord dell'Europa) e si forma l'Oceano Iapeto. 500 Ma fa (Ordoviciano) si separano anche Avalonia e Armorica, quindi in questa fase assistiamo a un rimpicciolimento del supercontinente.







GONDWANA 3: è il continente che alla fine del Paleozoico contribuisce alla formazione di Pangea. Da Gondwana 2 si sviluppa l'orogenesi caledoniana che è data dalla collisione fra Laurentia, Baltica e Gondwana 2. Della catena caledoniana si hanno tracce ben sviluppate in Europa dopo la subduzione dell'Oceano Iapeto e si apre l'Oceano Reico 450 Ma fa. Sia collisione che subduzione non sono sincrone lungo tutto il fronte: gli eventi più antichi risalgono a 500-460 Ma fa (a causa del ritrovamento di rocce metamorfiche di alta pressione che testimoniano la subduzione) mentre in altri punti a 440 Ma c'era ancora formazione di crosta oceanica (le ofioliti lo testimoniano). La definitiva chiusura dell'Oceano Iapeto e la collisione avvengono tra 430 e 410 Ma fa.







Si passa poi effettivamente alla formazione di Pangea grazie all'Orogenesi Varisica che termina circa 300 Ma e porta alla formazione della catena Varisica europea che deriva dalla collisione fra Gondwana, Laurentia, Baltica, Avalonia e placche minori come Armorica e si chiude così l'Oceano Reico.



Questo è proprio l'inizio della Terra come noi la conosciamo, si spera sia questo a cui molti si riferiranno quando penseranno all'inizio.


Federica Colombo

Andiamo a vedere un ghiacciaio!

Stefano Rossignoli 2 marzo 2010

I bacini di accumulo della Mer de Glace

Nevica ancora molto in quota, ma sta arrivando la primavera, le giornate si allungano e perchè non andare a guardare come è fatto un bel ghiacciaio?
Da lontano, s'intende!
Per camminare o arrampicarsi su un ghiacciaio è buona norma farsi accompagnare da una Guida Alpina oppure avere un'adeguata esperienza maturata sul campo dopo aver seguito corsi o stage di ghiaccio mirati...Non è mai conveniente fare i 'turisti della Domenica' sopra un ghiacciaio...

Sta di fatto che se leggete questo articolo state cercando un posto comodo dal quale osservare un ghiacciaio, raggiungibile con una bella passeggiata, o magari pure in seggiovia o funivia...
E magari vorrete anche portarci i vostri pargoli!!!

Per ora ho scelto la Valle d'Aosta perchè la conosco meglio di altri posti, ma in futuro magari ne vedremo altri...

Cominciamo con il re dei luoghi dove osservare un Ghiacciaio: Il Monte Bianco!
Noi Italiani infatti abbiamo la fortuna di vivere a ridosso, o comunque molto vicini alla catena alpina e di 'avere' un intero versante del 'Tetto d'Europa' dove i ghiacciai e le guglie affilate di granito dominano con netta superiorità i monti circostanti...

In pratica vi darò cinque alternative, più che altro estive, con cui osservare al meglio le bellezze glaciali della Val Veny.

Per raggiungere questa vallata, bisogna prendere l'autostrada del Traforo del Monte Bianco e arrivare a Courmayeur da cui si alza verso sinistra la ripida stradina che con qualche curva ed un paio di tornanti porta su in Valle.
Già salendo da questa strada, arriviamo al primo 'balcone' su un meraviglioso e dinamicissimo ghiacciaio: quello della Brenva.
Arrivati infatti nei pressi della chiesetta di Notre Dame de la Guerisonne, si può parcheggiare la macchina e, anche se ancora sulla strada, basta guardare verso nord e lo sguardo si perde , lassù, nella moltitudine di seracchi del ghiacciaio della Brenva.

La Brenva vista dall'alto!

Non è raro se si ha un po' di pazienza, vedere e poi sentire il fragore di una valanga di ghiaccio abbattersi sulla lingua del ghiacciaio sottostante che è quasi interamente coperta da detriti. La lingua del ghiacciaio della Brenva, per questo motivo, viene chiamata 'Ghiacciaio Nero' o , all'inglese 'Debris covered glacier'.
La spessa copertura di detriti causa anche una minore ablazione, quindi i ghiacciai neri si sciolgono meno dei ghiacciai che non sono ricoperti da detrito...
Le valanghe del Ghiacciaio della Brenva hanno causato spesso dei grossi danni. Sembra impossibile, ma una enorme valanga nell'inverno del 1996 rase al suolo decine di migliaia di alberi del versante opposto al ghiacciaio (proprio quello da cui si guarda!!!)
Poco tempo dopo sempre d'inverno, a causa del distacco di un 'frammento' di una guglia rocciosa che si è abbattuto sul ghiacciaio, è scesa un'altra valanga di dimensioni colossali che ha quasi raggiunto il piazzale della funivia di Entreves...

Ma, continuando a salire per la carrozzabile della Val veny vedrete sul fondo-valle delle guglie aguzze ed isolate. Sono le 'Piramidi calcaree' che si trovano quasi alla fine della Val Veny Sotto di loro (ma a metà valle) vedrete due bracci di ghiacciaio (anch'esso un Ghiacciaio Nero), avvolgere una macchia verde fatta di alberi e prati.
Questo è il ghiacciaio del Miage.

Ai casolari della Visaille troverete parcheggio ed una sbarra chiusa sulla strada principale. Da qui, seguendo la strada o un comodo sentiero al suo fianco, potrete raggiungere il laghetto del Miage, splendido esempio di lago periglaciale (cioè sul perimetro del ghiacciaio, appena attaccato ed esso) chiuso tra la lingua del ghiacciaio e l'enorme morena di sponda.
Il laghetto è famoso perchè si può osservare il fenomeno del calving e sono frequenti i crolli di blocchi di ghiaccio dentro il lago.
Per questo è consigliabile non avvicinarsi troppo alle rive del laghetto e al ghiacciaio stesso.
I continui crolli del Miage, della Brenva e dei ghiacciai circostanti ci dimostrano quanto questi ghiacciai siano dinamici e si muovano in continuazione.

Le lingue dei ghiacciai del Miage e della Brenva scendono dalle pendici del Monte Bianco. E allora, visto che siamo così vicini a questa Montagna, perchè non andare a guardare tutto il suo versante sud?
In Val Veny è comodo e possiamo farlo almeno in due modi: con gli impianti di risalita, oppure a piedi!
In entrambi i casi, andrei alla partenza della seggiovia Zerotta dalla quale si può scegliere come risalire il versante destro idrografico della Valle che si trova proprio di fronte a questa meravigliosa Montagna!

Cosa vuole dire idrografico?
Immaginate di essere su un ponte che attraversa il fiume, mettete le spalle verso la parte da cui arriva l'acqua che è la stessa cosa di dire:"Guardate nella direzione in cui scorre l'acqua". Così avrete il versante destro idrografico alla vostra destra e di conseguenza il sinistro alla vostra sinistra. L'esempio è nella figura qui sotto!

esempio destra e sinistra idrografica

Chi sceglierà la seggiovia, in qualche minuto si troverà a 2000m, chi potrà scegliere i propri piedi camminerà fin qui tra foreste di conifere. Da qui il panorama sui ghiacciai del M.Bianco è già incredibile.
Sia salendo a piedi che in seggiovia, cercate poi il segnavia per il Lago del Checrouitte (di solito in Valle d'Aosta i segnavia sono bandierine gialle scritte in nero). Una volta arrivati in questo luogo, vi assicuro che siete su uno dei 'balconi' tra i più accessibili e più belli che guardano il Monte Bianco.
Dal piccolo laghetto, i camminatori allenati potranno proseguire in quota per qualche ora fino all'Arp Vieille e poi ridiscendere verso il Lac du Combal, in prossimità del laghetto del Miage.

Ultima alternativa? Già che si parla di impianti di risalita, se volete spendere qualche soldino, da Entreves parte la funivia che porta a Chamonix e attraversa ghiacciai, enormi seracchi e luoghi così splendidi che nemmeno riesco a descrivervi, un 'Mare di Ghiaccio' a perdita d'occhio!

Seracchi della Vallee Blanche

La funivia attraversa la catena del M.Bianco e arriva agli oltre 3800m della Aguille du Midi... Non si sale in maglietta quindi, eh...

La funivia che porta da Punta Helbronner all'Aguille du Midi

Beh, direi che 'forse' in Val Veny o lì vicino vale la pena passarci un po' di tempo, un week end o una vacanza in uno degli ambienti più dinamici (naturalisticamente parlando) che io conosca.

L'estinzione dei Dinosauri e le estinzioni di massa. Altro che Smallville!

Stefano Rossignoli 16 febbraio 2010

Anche oggi, al museo di Storia Naturale di Milano ho dovuto parlare dell'estinzione dei Dinosauri...
E il discorso comincia sempre allo stesso modo:"In quella grande estinzione, non si sono mica estinti solo i dinosauri, ma un numero enorme di specie appartenenti a innumerevoli famiglie di organismi...".
Grazie alla documentazione fossile, assistiamo infatti a quella che viene chiamata un'Estinzione di Massa.

Stan al museo di Storia Naturale di Milano

Più precisamente, l'estinzione che ha riguardato anche i dinosauri, è avvenuta circa 65 milioni di anni fa, alla fine del periodo Cretaceo (l'ultimo dell'era secondaria o mesozoica) e all'inizio dell'era terziaria o cenozoica (Vedi scala dei tempi geologici).
Dagli addetti ai lavori viene chiamata estinzione al limite K/T dove K sta per cretaceo e T per terziaria.

Ma cosa può aver provocato tale estinzione e con che ritmi è avvenuta? Qual'è stata la successione degli eventi?

Queste sono le domande che viene spontaneo porsi, ma come ben sapete, la documentazione fossile è un libro aperto sul passato a cui però mancano ancora moltissime pagine...

Innanzi tutto chi si è estinto al limite K/T?
Moltissime famiglie, ancor più generi e miriadi di specie animali e vegetali, terrestri e acquatiche e di sicuro non le conosciamo neanche tutte. Molluschi marini tra cui le Ammoniti, rettili volanti, rettili marini, coralli, organismi unicellulari...
I dinosauri sono 'solo' uno dei tanti gruppi di organismi che hanno subito questo evento.

In quanto tempo è avvenuta questa estinzione?
Un anno? Cento anni? Mille anni? Diecimila anni?
Vi sembrerà strano, ma come raccontavo in questo vecchio articolo(Un istante ...Sì, ma in paleontologia), dire 1 o 10.000 è più o meno come dire la stessa cosa. Non siamo in grado di percepire le differenze di tempo con molta sensibilità. A volte ci si deve accontentare di andare di centomila, in centomila o addirittura di più. Vi sembrerà tantissimo, ma in confronto a decine di milioni di anni, non è poi così tanto!

Figuratevi se poi andiamo a parlare della più grande estinzione di sempre che è datata al limite Permiano/Triassico, circa 250 milioni di anni fa. La nostra capacità di percepire la successione degli eventi è letteralmente ridicola...

Per ora, le cause certe di queste due estinzioni non le conosciamo ancora ma conosciamo con buona certezza alcuni episodi che sono avvenuti all'epoca delle suddette estinzioni di massa.

Ad esempio in entrambi i casi, ci sono stati enormi impatti meteorici studiati, provati e documentati sia nel K/T che nel Permo/Trias.
Di sicuro è stata liberata una grossa quantità di energia... Pensate al botto che potrebbe fare la caduta di un meteorite di 10km di diametro o più.
...altro che Smallville e Superman!!!
Questo però non ci spiega come mai alcuni gruppi si siano estinti mentre altri gruppi del tutto analoghi abbiano continuato a vivere indisturbati.

Sappiamo anche che il clima è cambiato in entrambi i casi. Non sto parlando certo di glaciazioni. E' una diceria che i Dinosauri si siano estinti a causa di un'era glaciale!!! Di sicuro però, a causa dei cambiamenti della posizione dei continenti, è cambiata la circolazione delle acque oceaniche e di conseguenza anche il clima che nell'era mesozoica è stato globalmente più caldo...

Ci sono documentazioni di eruzioni vulcaniche di enorme entità in corrispondenza delle estinzioni di massa.

Sia durante l'impatto di meteoriti che in conseguenza ad enormi eruzioni vulcaniche si può depositare una abbondante quantità di iridio, Il 77° elemento della tavola periodica.
Mi pare comunque inutile e assurdo cercare di spiegare la successione degli eventi.
Potrebbe essere caduto un meteorite e 50.000 anni dopo le eruzioni vulcaniche o viceversa, ma anche insieme o a maggior distanza temporale!

Mi sembra importante sottolineare quindi l'impossibilità di ricostruire la successione precisa degli eventi e poi soprattutto sottolineare che chiamare l'estinzione K/T 'estinzione dei Dinosauri' è un modo che fa scena, ma non fa scienza!
Di sicuro aumenta i contatti ad un sito e anche al mio! Figuratevi che io in questo articolo ci ho messo pure Smallville e Superman!!!

Detto questo bisogna riconoscere il fascino di questa teoria:

65 milioni di anni fa...
I Dinosauri dominano la terra ferma, i rettili occupano mari e cieli...probabilmente c'è stato il tempo per vederlo quel meteorite e per vederlo mentre si incendiava ed era già enorme visto da lontano. Figuriamoci da vicino! ...no, non ci prenderà, non ci prenderà e invece...
Terremoto, qualcosa di mai sentito prima, Tzunami violentissimi e poi... I sopravvissuti al grande impatto vedono man mano oscurarsi il sole nel giro di settimane, mesi ed è sempre peggio.
Le piante non sono più in grado di fare la fotosintesi. Prima i vegetariani e poi di conseguenza anche i carnivori non riescono ad alimentarsi a sufficienza e a garantire cibo alla prole... E' un inverno lunghissimo, almeno qualche anno senza che il sole passi attraverso la grande nube di ceneri vulcaniche sospesa nell'atmosfera...
Che bella storiella ...appunto!

Davide Villa è stato il millesimo visitatore!!!

Grazie mille! ...da scienzafacile.it!

La 'Piccola Età Glaciale'

Stefano Rossignoli 5 febbraio 2010

Se vuoi, prima leggi 'Che cosa è un ghiacciaio'

Qui parliamo anche di storia, non solo di scienze.
Parliamo di qualcosa avvenuto tra il 1650 e il 1850, Quindi relativamente poco tempo fa!
Ma cosa è avvenuto di così straordinario da meritarsi questo nome?

Prima di tutto devo chiarire che un'era glaciale o glaciazione (quando si parla con me...) è un periodo di tempo e non un film!!!
In secondo luogo, anche se a molti sembrerà strano, durante una glaciazione le temperature non sono così basse come ci si aspetterebbe. C'è l'estate, l'autunno, l'inverno e la primavera, il tutto un po' più fresco di adesso!
Nelle glaciazioni quaternarie (vedi scala dei tempi geologici) le temperature medie sono state più basse al massimo di circa 7 °C rispetto alle attuali. Ma delle grandi glaciazioni quaternarie parleremo in seguito.

Per capire al meglio queste grandi glaciazioni, cominciamo a trattare con qualcosa di simile e soprattutto di visibile e documentato, appunto la 'Piccola Età Glaciale' detta 'PEG' dagli addetti ai lavori.

Se prendete una qualsiasi immagine di un ghiacciaio alpino che abbia ancora una lingua, o meglio andate ad osservarlo dal vero, vi renderete conto che ai lati della lingua ci sono delle montagne di detriti allungate nella direzione della lingua stessa.
Queste sono le morene di sponda formate dal ghiacciaio mentre stava avanzando.
Si nota quasi sempre come sia piccolo il ghiacciaio, là in fondo, dentro questi altissimi 'muri' laterali.

Clicca e ingrandisci l'immagine

Le morene di sponda si formano perchè il ghiacciaio in espansione è gonfio e spinge i detriti lateralmente e in più questi scivolano anche dal centro della lingua verso l'esterno (vedi figura)



Si deduce automaticamente quanto doveva essere più grande il ghiacciaio nel momento in cui ha costruito quelle morene...

Beh, in questo caso però non dobbiamo fare deduzioni o ipotesi. Alla fine del 1800 esisteva già la fotografia e abbiamo le immagini di tantissimi ghiacciai che sono ancora estremamente vicini alle loro enormi morene di sponda.
E ci sono un sacco di documenti di paeselli, alpeggi e pascoli che erano stati invasi, cancellati o minacciati dall'avanzata dei ghiacciai.
Addirittura si scrivevano lettere al Papa per invocare Dio affinchè interrompesse l'espansione dei ghiacciai...

Le immagini parlano chiaro...
Se invece di spulciare tra le mie fotografie si guardassero quelle degli archivi del Comitato Glaciologico Italiano, si potrebbero notare i passi indietro e i passi avanti fatti dai ghiacciai alpini negli ultimi anni...

Ad esempio, nel 1850 i ghiacciai ricominciarono a ritirarsi. Nel 1961 circa però assistiamo ad una nuova avanzata, una 'piccola' avanzata durata fino al 1985.
Questa è chiamata di solito 'pulsazione'... E' durata troppo poco per meritarsi il nome di Età Glaciale!
Ecco un esempio di piccola morena costruita in questa pulsazione dal ghiacciaio di Lavassey (Val di Rhemes - Aosta):

Clicca e ingrandisci l'immagine. (Piccola morena di sponda evidenziata in rosso e fotografata dalla morena formatasi durante PEG

Dal 1986 in poi, i ghiacciai hanno ricominciato ad indietreggare fino alla situazione che conosciamo bene oggi.

Queste avanzate e ritirate glaciali, dipendono ovviamente dalla temperatura media, soprattutto di quella estiva.
La cosa incredibile è che per avere la piccola età glaciale è bastato un abbassamento delle temperature medie di circa 1°C rispetto all'attuale, che a pensarci bene è pochissimo.
Vuole dire che in un giorno di estate, dalle nostre parti, invece di 30°C, in quel periodo ce n'erano all'incirca 29!!! Una variazione irrisoria, ma sufficiente perchè in inverno si accumulasse più neve sui monti e in estate se ne sciogliesse di meno, in modo da 'caricare' maggiormente i bacini di accumulo dei ghiacciai che poi hanno risposto con una certa inerzia avanzando...

Anche nell'ultima pulsazione glaciale si sono formate delle morene di sponda e delle morene frontali. Queste sono di minori dimensioni rispetto a quelle della PEG ed essendo soggette all'erosione, si stanno cancellando velocemente. In alcuni casi sono già obliterate.
I processi erosivi, vicino al ghiacciaio sono molto attivi e modificano continuamente la forma del rilievo. Di certo l'ambiente periglaciale è uno tra gli ambienti naturali più attivi e dinamici che si conoscano...

E presto, qualche consiglio su dove andare ad osservare qualche ghiacciaio!


Diamo un nome alle specie. La nomenclatura binomia

Stefano Rossignoli 23 gennaio 2010

Nei miei articoli scrivo spesso di specie animali, vegetali, che sono sempre indicate da due nomi scritti in corsivo, il primo ha sempre l'iniziale maiuscola e il secondo è tutto minuscolo.

Un esempio: Ursus spelaeus.
Più precisamente bisognerebbe scrivere: Ursus spelaeus Rosenmuller 1794...

Questi due nomi Ursus e spelaeus indicano rispettivamente il genere e la specie dell'animale chiamato anche 'Orso delle caverne'.
Rosenmuller è il primo che ha studiato e pubblicato uno studio su questa specie e quindi ne ha anche attribuito il nome nell'anno 1794.
Al genere Ursus appartengono anche altre specie tra cui ad esempio l'attuale orso bruno Ursus arctos Linnaeus 1758 ed altre ancora.

Ecco spiegato l'arcano, ma ho citato volutamente l'orso bruno per indicare questo Linnaeus...

Carlo Linneo, detto così all'italiana, è stato l'inventore della nomenclatura binomia, cioè del metodo che si usa ancora oggi per indicare i nomi delle specie attuali e del passato.

Con il suo trattato 'SYSTEMA NATURAE' rivoluzionò il modo di dare un nome alle specie e diede il nome a più di 12000 organismi!

Genere e specie sono solo gli ultimi due gradini del sistema naturale di Linneo. Attualmente gli organismi sono classificati in:

Regno
Phylum
Classe
Ordine
Famiglia
Genere
specie
...con la possibilita di livelli intermedi come ad esempio super-classe o sotto-classe, ecc.

Oggi sappiamo che diverse specie appartenenti allo stesso genere sono tra di loro parenti stretti in quanto gli individui di un genere, hanno un'antenato in comune relativamente vicino.
Anche i diversi generi appartenenti ad una stessa famiglia sono parenti e così anche gli individui di famiglie dello stesso ordine e così via.
Così, due specie che appartengono allo stesso ordine ma a famiglie e generi diversi saranno parenti più lontani tra loro...
Risalendo nei livelli della classificazione, è un po' come percorrere un albero coi rami all'in giù, partendo dai rami ed arrivando poi al tronco (fermandoci alla base del tronco!).
Così facendo andremo a toccare antenati comuni sempre più antichi e che hanno dato origine a tutto il resto delle forme di vita sotto di loro...
Risalendo idealmente un albero fatto in questo modo, arriveremo poi all'unica forma di vita che tutti abbiamo in comune e che rimane ancora sconosciuta!!!

Anche se Linneo era dichiaratamente creazionista, aveva già classificato gli organismi in gruppi determinati secondo le loro somiglianze anatomiche.
Aveva fatto scalpore che avesse classificato l'uomo insieme alle scimmie, ovvero agli altri Primati.
Involontariamente (o chissà, ma questa è farina del mio sacco!), aveva già stabilito alcuni gradi di parentela che oggi conosciamo piuttosto bene come quello tra di noi e le scimmie attuali con le quali abbiamo un antenato in comune che pare risalile a circa 6-8 milioni di anni fa!

Ecologia o Educazione Civica?

Stefano Rossignoli 23 gennaio 2010

Non pensavo proprio che la parola ecologia potesse rientrare tra i miei scritti...
Ho sempre pensato alla parola ecologia come ad una piaga nelle scienze naturali perchè viene sempre scambiata per AMBIENTALISMO e non per una scienza, invece lo studio dell'ecosistema e delle interazioni tra organismi ed ambiente è ciò che ci sia di più affascinante e comprende un sacco di discipline diverse.
Facilmente un giorno parleremo di Paleoecologia...

Non ho nessuna intenzione di scrivere un trattato di ecologia, anche perchè non ne sarei in grado, ma solo di riassumere una serie di interazioni con l'ambiente di una specie particolare, l'Homo sapiens, cioè noi, la nostra specie! Ciò non è frutto di un analisi accurata, ma solo di uno sfogo. Per questo vi chiedo le mie scuse in anticipo...

Questo probabilmente sarà anche il filone della lezione 'Ecologia come rapporto fra Alpinismo e ambiente' che dovrò fare al corso di alpinismo 2010 del CAI di Corsico.
L'Homo sapiens così come lo conosciamo (pelo più, pelo meno) è comparso poco più di centomila anni fa. E' nato in Africa e, con l'uso delle gambe si è spostato un po' in tutto il mondo, interagendo ovviamente con l'ambiente naturale che si è trovato intorno, in luoghi umidi, aridi, freddi e caldi.
Con le mani ha cominciato a costruire attrezzi via via sempre più complicati man mano che la sua cultura cresceva. Dai chopper, semplici pezzettoni di pietra scheggiata e minimamente taglienti, è arrivato a costruire macchine che lo portano nello spazio, o che lo portano in migliaia di case nello stesso momento (come la televisione, il computer su cui sto scrivendo). Si è costruito case, le ha riscaldate, ha bucato montagne per prenderne del materiale o semplicemente per passare dall'altra parte...
Ha fatto dighe e argini, ha costretto le acque a passare dentro dei binari...
Ha costruito aeroplani che lo portano dall'altra parte del mondo in qualche ora, ha sfruttato il cielo, il suolo e il sottosuolo...
Mangia piante e animali e può anche mangiare frutta e verdura fuori stagione perchè la modifica oppure perchè la trasporta.
Ha fatto estinguere molte specie che popolavano il nostro pianeta e ha favorito lo sviluppo di altre, come cani, gatti, animali da allevamento, fiori, ortaggi, anche virus e parassiti e di sicuro altre che non conosco.
Cambia il chimismo delle acque con tonnellate di detersivi (con mezzo cucchiaino si lavano i piatti di tre persone tranquillamente e anche bene!) concimi e sostanze di ogni genere, anche le sue ...e forse è in grado anche di cambiare il clima, ma di questo ne parliamo un'altra volta con maggior cognizione di causa!
Direi che interagisce eccome e certamente chissà come sarebbe lungo l'elenco se andassi avanti con ordine...

Beh. Fino a qui tutto bene e, per quanto non apprezzi alcuni dei comportamenti umani, non ho niente da dire se non che Homo sapiens sta facendo tutto ciò che fanno le altre specie: si trova in un certo ambiente ed a suo modo interagisce e tende a modificarlo, come l'ambiente tende a modificare lui stesso.

Non bisogna però confondere l'ecologia con la semplice educazione.

Un modo umano di interagire con l'ambiente tipicamente italiano è gettare ogni tipo di oggetto, considerato pattume, a terra. L'elenco sarebbe infinito e qualcuno non si rende nemmeno conto di farlo!
Di certo interagisce e la sua interazione provoca conseguenze.

Ad esempio una volta, la via dove abito era bella ed accogliente (esclusi circa 300 metri quadrati di ethernit che ora però non c'è più)!
Ora passano tutti i giorni migliaia di auto, c'è una fermata d'autobus e credo che tutti i giorni ci si potrebbe riempire un cassonetto con mozziconi di sigaretta, pacchetti annessi, carte, fazzoletti di carta, bottiglie di vetro e di plastica, pezzi di automobile attaccati ai marciapiedi, pezzi di vestiti, di scarpe, sputi (un giorno dovrei fare uno studio di quanti sputi ci sono per metro quadrato alle fermate degli autobus, potrebbe essere un nuovo indice di interazione uomo-ambiente I.S.P.M.), sostanze organiche di ogni genere libere o in piccoli contenitori di lattice trasparente, ecc.
Quando esco a correre, trovo (dopo molti anni che non ne trovavo più) le cartucce di plastica dei proiettili da caccia gettate via, siringhe, ecc, e via con un altro elenco, ma anche no!!!

Vabbè, questo è lo spettacolo che vedo tutte le mattine e molti altri giorni.
Quando scendo dal treno poi è molto peggio, quindi perdonatemi lo sfogo.

Un gran bell'esempio di interazione, non c'è che dire!

Come studiare scienze...

Stefano Rossignoli 19 gennaio 2010

Frequentando un laboratorio in università, mi capita anche spesso di assistere ad esami orali che vengono preparati malissimo, soprattutto ultimamente!
Mi capita anche di conoscere moltissimi laureandi o peggio laureati in scienze che non hanno mentalità scientifica, il che mi sembra piuttosto grave, allora ecco qua una piccola storia che ha cambiato il mio modo di studiare nonchè la mia vita, qualche anno fa...

Di certo questo articolo non servirà, anche se non si sa mai, alle persone che hanno quel pizzico di genio e sono portate per lo studio, categoria di cui io non ho mai fatto parte...

Non posso certo dire di avere cominciato l'università partendo in quarta, anzi, il mio cammino di studente universitario è stato lento e difficile, anche se l'ho percorso quasi sempre con entusiasmo.
Inizialmente mi son dovuto riabituare a studiare, non facendolo più da qualche anno. I primi esami sono stati un disastro, a parte in rari casi in cui l'impegno mi ha premiato, facevo davvero fatica ad entrare nel pensiero scientifico, fino a che, dopo l'ennesima bocciatura, insieme a Thomas, un amico e compagno di università sono andato a chiacchierare con la professoressa di Sistematica e filogenesi animale, la fantastica Prof Cristina Sotgia. Era il settembre del 1995!
Per quell'esame avevo anche studiato poco e non conoscevo neppure il titolo del libro su cui avevo letto!!! ...Pazzesco! Oggi mi vergogno un sacco di quell'esame, anche se lo ricordo con molta simpatia...

Quindi cosa mi ha detto la professoressa?
Primo:"Tu non hai studiato!!!"
Già, era vero, ma più che altro non avevo mai studiato scienze in vita mia e non sapevo nemmeno da che parte cominciare...
E poi a thomas ha spiegato:"Devi sempre chiederti il perchè delle cose e poi devi cercare di capirlo ragionandoci sopra e vedrai che quella cosa non la dimenticherai, magari parlane anche insieme a qualcuno e ragionaci insieme. Aiuta a capire meglio e a fissare i concetti nella mente. Beh, quel qualcuno sono stato io e da allora ho cambiato modo di studiare e di vedere i libri di scienza, non più come un elenco telefonico da imparare a memoria, ma come uno stimolante insieme di ragionamenti ed illuminazioni...

Detto questo, per affrontare un esame di università non basta chiedersi e risolvere il perchè delle cose!
Di certo è necessario, ma non sufficiente.
Sembrerà 'strano' ma bisogna saper parlare, saper spiegare, anche se oggi i docenti si sono talmente abituati ai linguaggi e alle frasi incomprensibili che chiudono un'occhio e in alcuni casi purtroppo fanno parte del mucchio!

Quando spiego, rispondendo ad una domanda devo prima di tutto andare con ordine e collegare logicamente i vari argomenti.
Se affermo qualcosa, sono obbligato a sapere perchè è così e a sapere anche come si è arrivati a capirlo. Se non ci riesco studiando su un libro o su degli appunti, ne consulterò altri. Quando poi arriverò a risolvere il perchè, dovro per forza domandarmi se è logico o se sembra 'campato per aria' e se siamo nel secondo caso, forse è meglio approfondire ancora...
Faccio un semplice esempio che riguarda la preparazione di uno degli esami di paleontologia a Milano...
Parlando di una grotta, in particolare della Caverna Generosa (conosciuta come Grotta dell'Orso!!!) posso conoscere anche a memoria l'elenco delle specie trovate e va bene, ma non basta studiare a memoria.
Oltre ad essere maledettamente difficile, E anche controproducente ed inutile. Devo conoscere le specie e sapere perchè vengono trovate lì, Così facendo posso sapere da chi è stata frequentata, posso dire ad esempio che è stata utilizzata da alcuni carnivori. Questo lo posso affermare perchè sono state trovate le tracce dei denti dei carnivori su alcune ossa trovate all'interno della grotta... via via approfondendo l'argomento potrò studiare che tipo di impronta dentaria è stata lasciata e quindi (se possibile) risalire al tipo carnivoro che fece quel pranzetto! Ma questo è solo un piccolo esempio! Figuratevi quando devo fare una ricostruzione paleoclimatica e paleoambientale!

In sintesi bisogna fare un po' i bambini e chiedersi continuamente il perchè!
Se non si ha una memoria infallibile è meglio scrivere e riassumere il tutto in qualche appunto schematico e poi arriva il bello: costruirsi un ordine di idee logico di esposizione in cui non si trascuri nulla, partendo dai concetti generali ed entrando sempre più nello specifico. Ascoltandovi, l'interlocutore deve poter immaginare con chiarezza ciò di cui parlate.
Certo è difficile studiare così e richiede del tempo, oltre che un pizzico di pignoleria! Ma ci sono dei lati positivi.
Rcorderete molto di più, sarete in grado di muovervi all'interno dell'argomento e soprattutto sarete in grado di ristudiare e riapprofondire la materia anche a distanza di anni.
Poi facilmente vi chiederanno una mano nella preparazione perchè avrete raggiunto il senso critico per poterlo fare! ...ma ci vuole tanto tempo anche per questo!!!

Il margine di errore...

Domanda di Stela Estela 3 Gennaio 2010

Ciao Stefano,
Sono capitata in questo bel sito mentre cercavo notizie su fossili e dinosauri. Vorrei fare i complimenti a tutti coloro che si occupano del sito.
Avrei una curiosità riguardo la datazione dei fossili.


Quanto può essere precisa? E il margine di errore di che ordine può essere? Estela

Stefano Rossignoli 13 Gennaio 2010

Eccomi Estela e ti chiedo subito scusa per il ritardo nel risponderti...

Comincerei ad evidenziare un concetto generale: più i tempi si dilatano, più il margine di errore cresce di conseguenza.
Supponiamo ad esempio di avere un margine di errore dell'1% in una datazione di 10.000 anni fa e di avere lo stesso margine dell'1% in una datazione di 1.000.000.000.

Un piccolo consiglio per chi non è avvezzo alle percentuali per calcolarsele da se!
Basta pensare alla percentuale in questo modo: errore/data=1/100,
quindi errore=1*data/100

Nel primo caso, l'errore sarebbe di 100 anni mentre nel secondo si raggiungerebbero i 10.000.000 di anni
Per il resto potrei farti degli esempi:
Le stromatoliti più antiche risalgono a circa tre miliardi e mezzo di anni. Sbagliare di dieci milioni di anni, in questo caso sarebbe un errore irrisorio e più che accettabile.
Certo che se poi ci fermiamo a pensare a quanto siano dieci milioni di anni e a cosa possa succedere nel frattempo, c'è da farsi venire la pelle d'oca!
Nel caso di una datazione più recente, ad esempio di 50.000 anni, un errore accettabile può essere nell'ordine dei 1.000 anni

Direi che normalmente si possono fare errori tra l'1% e l'8%. Per questo è importante se possibile ripetere diverse datazioni.
Devo aggiungere anche che, spesso, le età assolute vengono ottenute datando, non i fossili, ma le formazioni rocciose databili correlate con quelle che contengono i fossili stessi.
Tutto deve essere fatto quindi con massima cura e attenta valutazione da parte degli studiosi.
Grazie e a presto!
Stefano Rossignoli

Datazioni in conflitto col resto della scienza?



Domanda di Stefano Dubaldi 3 Dicembre 2009.

Ciao Stefano!
La mia domanda è molto semplice ed elementare.
Cosa accade quando la datazione di un reperto entra in conflitto con il resto della scienza (teoria di Darwin per esempio)? Grazie.

Stefano Rossignoli 4 Dicembre 2009

Strati



Caro Stefano, innanzi tutto ti ringrazio per aver visitato il mio blog e per avermi posto questa domanda interessante e non certo frequente.

Mi capita spesso infatti di parlare della teoria sull'Evoluzione per Selezione Naturale formulata da Charls Robert Darwin ufficialmente nel 1859 ed è un argomento che amo particolarmente.
Quando concludo una visita guidata sull'evoluzione, spesso e volentieri concludo dicendo che tutto ciò che è scienza, biologica e non biologica, viene sempre studiato su base evolutiva, cioè si cerca di studiarne i cambiamenti passati e quelli in corso, prevedendone alle volte anche quelli futuri.
I 'reperti' fossili, ad esempio, vengono datati e studiati in modo da localizzarli con la maggior precisione possibile nell'albero filogenetico (l'albero genealogico delle specie) di tutte le specie vissute e viventi sul nostro pianeta.
Quando Darwin capì che tutte le specie viventi sono tra loro parenti perchè si sono originate da antenati in comune via via sempre più antichi, disegnò su uno dei suoi taquini privati il 'Corallo della Vita', ovvero il primo o comunque uno dei primi alberi filogenetici...
I fossili per ora confermano semplicemente ed in modo elementare che Darwin ha avuto ragione.
Non serve conoscere i metodi di datazione assoluta per comprendere questo, ma basta conoscere i metodi di datazione relativa, cioè quelli che ci indicano che una cosa è più antica o più recente dell'altra.
La datazione relativa viene fatta soprattutto in base agli strati di sedimenti o di rocce sedimentarie che si trovano sul nostro pianeta. Sono stati studiati e vengono tutt'oggi studiati gli strati di tutta la Terra e sono stati messi in ordine dai più antichi ai più recenti.
I fossili che si trovano all'interno degli strati, sono i fossili corrispondenti al periodo in cui gli strati si sono formati, salvo rari casi di fossili infiltrati ma comunque comprensibili e databili.
In base a questo metodo, NON E' MAI stato trovato un fossile che metta in discussione la teoria darwiniana, ma anzi, i fossili CONTINUANO A CONFERMARLA e continuano a confermare l'evoluzione in generale facendoci notare le tappe di questo processo di cambiamenti... Un ritrovamento che metta in discussione la teoria di C.R.Darwin potrebbe essere, giusto per fare un esempio banale, portare alla luce i resti di un uomo dagli stessi strati in cui si trovino i dinosauri, o viceversa.
MA QUESTO NON E' MAI SUCCESSO!
L'alternativa potrebbe essere che un ritrovamento qualsiasi metta in discussione questi o altri fondamenti scientifici attuali, allora la comunità scientifica internazionale ne discuterà e valuterà automaticamente il modo di procedere...
Sarebbe ingiusto e disonesto nascondere alcuni reperti.
Mi viene in mente quanto sarebbe profiquo inventarsi l'esistenza di dossier e magazzini segreti in cui vengano conservati i frutti di ritrovamenti che vanno contro la scienza!!!

In realtà, scrivendo, mi viene in mente che NESSUN ritrovamento, scoperta o datazione potrà mai andare in conflitto con la scienza, semmai potrà solo migliorarla. Uno scienziato che si rispetti (e la comunità scientifica in generale) è portato per abitudine a cambiare le proprie idee quando prove certe e non discutibili lo portano verso conclusioni diverse da quelle previste.
Certamente è anche tenuto a verificare e a controbattere, quando si tratta solo di congetture.

Per quanto riguarda la teoria di Darwin, ho seri dubbi che verrà confutata dal mondo scientifico.
Comunque sia, ad esempio, 150 anni fa la comunità scientifica era creazionista. Oggi no, perchè il tutto è stato valutato e le basi su cui lavorare sono cambiate e migliorate.

Sperando di aver risposto in modo esauriente, rinnovo i miei ringraziamenti e ti saluto cordialmente!
A presto!

Stefano Rossignoli.


I fossili nei musei sono veri?

Stefano Rossignoli 27 Novembre 2009

Sten al Museo di Storia Naturale di Milano

Quando porto qualcuno in visita guidata al museo di Storia Naturale a Milano, o in grotta, ovunque ci siano dei fossili, è inevitabile che mi chiedano prima o poi:"Ma questi fossili sono veri?".
Per fortuna a volte posso rispondere di sì, ma la maggior parte delle volte me lo chiedono davanti al Tyrannosaurus rex e purtroppo sono obbligato a rispondere di no!
Immaginate la sua delusione quando me lo chiede un ragazzino di III elementare... Purtroppo però ci sono dei particolari da non trascurare. Il motivo per cui a Milano non c'è un vero fossile di Tirannosauro è che l'abbondanza dei fossili originali è irrisoria.
Enormi e belli ne sono stati trovati davvero pochi.
I più belli sono di certo 'Sue' (dal nome di chi l'ha trovato) conservato al Field Museum di Chicago vedi link che è anche il più grande mai trovato e 'Sten' (sempre dal nome del suo scopritore) vedi link che si trova al Black Hils Museum of Natural History in South-Dakota.
Questi sono di certo i migliori Tyrannosaurus rex per completezza e spettacolarità. Altri due bellissimi Tirannosauri sono stati trovati in Mongolia (Asia) e sono attribuiti alla specie Tyrannosaurus baatar (una volta chiamata Tarbosaurus baatar).
Quattro eccezionali esemplari... ma i musei in tutto il mondo sono ben più di QUATTRO.
Il sistema statunitense ha permesso la messa in vendita di copie fedelissime agli originali di molti dinosauri e grazie a questo non dobbiamo per forza prendere l'aereo per ammirare queste meraviglie della Natura, ma basta fare un salto nelle sale di paleontologia del museo di Milano...
Le copie dei fossili vengono normalmente eseguite in resina (in parole povere plastica!) e forma, colore e dimensioni devono essere il più possibile identiche a quelle dell'originale. La particolare cura con cui vengono eseguite le fanno costare un occhio nella testa!
Per avere Stan ad esempio bisogna sborsare circa 100.000 dollari vedi link.
Questo aricolo è solo per sottolineare come sia IMPOSSIBILE poter esporre sempre gli originali, in quanto non disponibili.
Ad esempio Il più antico rettile volante conosciuto (Eudimorphodon ranzii) è stato trovato nella Bergamasca in un calcare Norico (triassico superiore) e solo a Bergamo c'è l'originale. Gli altri, se lo vogliono, si devono accontentare del calco...
Normalmente i fossili di cui viene esposto l'originale (salvo rare occasioni) sono quelli davvero molto abbondanti.
A volte poi, esporre il calco è anche più vantaggioso per la sicurezza, per problemi logistici, per il peso enorme dell'originale...
Uno dei motivi per cui si fanno i calchi è anche per poter esporre fossili che sono ancora in fase di studio, con vantaggi evidenti per i paleontologi al lavoro...
Detto questo, essendo moltissimi i fossili trovati al mondo, molti originali sono esposti nei musei. NON SONO TUTTI CALCHI!!!
Per riconoscerli però bisognerebbe toccarli e purtroppo, per ovvie ragioni, nei musei vige la legge:"Guardare ma non toccare" ...salvo rare occasioni!
Teniamoci quindi qualche dubbio per le nostre prossime visite!