Luca Inzerillo 9 febbraio 2012

 

Luca Inzerillo
Luca Inzerillo

Quel giorno iniziò così la lezione di economia. Ma che cosa c’era dietro questa strana frase??

L’impronta ecologica, introdotta nel 1996 da Mathis Wackernagel e William Rees, è un indice che calcola l’area biologicamente produttiva necessaria per rigenerare le risorse consumate da un essere umano ed assorbire i suoi rifiuti. In poche parole quantifica è l’impatto di un essere umano sulla natura e lo esprime in ettari di suolo produttivo. In pratica si calcola considerando:

l’area di foresta necessaria per assorbire la CO2 prodotta dai combustibili fossili

– il terreno agricolo per produrre alimenti ed altri beni

i pascoli destinati all’allevamento

– le foreste destinate alla produzione di legname

– le superfici edificate: case, industrie, servizi, ospedali, strade

– il mare per la pesca

Le diverse superfici vengono poi ridotte ad una misura comune, detta area equivalente, che permette così di confrontare superfici a produttività diversa.

Nel 2006 il Living Planet Report del WWF stimava in 1,78 ettari la superficie equivalente disponibile per ogni abitante. Questo valore è l’equilibrio limite tra la capacità produttiva della natura e l’utilizzo di risorse da parte dell’uomo; per valori superiori l’uomo consuma più risorse di quanto la natura è in grado di rigenerare, quindi una situazione di non-sostenibilità.

L’attuale “utilizzo” medio mondiale è di 2,2 ettari a testa, quindi quasi il 25% in più di quanto la Terra è in grado di rigenerare. Con degli estremi incredibili dai 9,5 Ha degli Statunitensi ai 0,8 Ha degli Indiani. Gli Italiani? 3,11 Ha a testa, ben il 75% in più della capacità produttiva sostenibile del pianeta!!

Ma cosa significano tutti questi numeri? Che la “terra produttiva” si riduce costantemente, sia per il consumo eccessivo di risorse, sia per l’inquinamento, sia per il continuo aumento della popolazione. Infatti la natura non è in grado di rigenerare quanto l’umanità consuma – e spesso spreca – e non è nemmeno più capace di assorbire tutti i nostri rifiuti. In più, essendo la superficie produttiva sempre la stessa, l’aumento della popolazione non fa altro che diminuire la quota pro-capite.

A adesso? Che cosa facciamo? Qualcuno ha proposto di limitare la crescita della popolazione mondiale, ma forse non è così semplice come sembra. Qualcun altro è preoccupato del progressivo aumento dei consumi da parte delle popolazioni del “terzo mondo”. Ma molto probabilmente l’unica vera strada è quella di imparare a ridurre i nostri consumi, iniziando dalla piccole cose di tutti i giorni: riciclare i rifiuti, chiudere i rubinetti o spegnere la luce quando non servono, ritornare a fare due passi a piedi o in bici al posto di usare l’auto per andare a comprare il latte. Cose molto semplici, alla portata di tutti, che fanno bene alla natura e, a volte, anche al portafogli!

Se vuoi approfondire puoi leggere questo articolo sul sito del WWF. Se vuoi sapere qual è la tua impronta ecologica la puoi calcolare qui!

 

 

 

3 pensiero su “Non contate le teste, contate i piedi! L’Impronta Ecologica”
  1. Bravo Luca. Un articolo che mette dei numeri alle sensazioni di sbilanciamento che provo ultimamente!
    La mia Impronta Ecologica per ora è intorno allo 0.5 ma solo perchè non ho qui le bollette da aggiungere al conto e credo che salirà enormemente… Aiuto!!!

  2. Io dovrei aver delle carte alla mano per farmi i conti, lo farò appena posso… ma ho la sconfortante sensazione, che temo troverà conferma, di non aver un’impronta così leggera!!! L’unica cosa in cui so già di esser efficiente è il non usare l’auto, complice il vivere in una città piccina come la mia… ma per il resto aiut!

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